'Il simposio rappresenta un'occasione unica ed importante per tutti i principali attori della filiera: dai ricercatori alle industrie molitorie e pastarie, dagli agricoltori ai centri di stoccaggio, dall'Università alle aziende sementiere. Ma anche per Bologna e l'Emilia Romagna che così si collocano, finalmente, al centro della filiera mondiale della pasta. Il giusto riconoscimento a una terra che da anni sta facendo grandi sforzi per dare basi stabili e soprattutto durature per la fornitura di grano duro di alta qualità all'industria pastaria'. L'assessore regionale all'Agricoltura, Tiberio Rabboni, parla chiaro, presentando 'From seed to pasta', in programma all'Hotel Carlton di Bologna dal 30 giugno al 3 luglio, per volontà di Barilla, Regione Emilia Romagna e Società Produttori Sementi di Bologna. Si tratta di un convegno dal respiro internazionale per offrire degli approcci multidisciplinari alla produzione di grano duro più sostenibile e di più alta qualità.

 

Assessore Rabboni cosa significa grano duro alta qualità Made in Emilia Romagna?

'Vuol dire, così come abbiamo fatto, creare un progetto con un valore che può essere preso come riferimento. Soprattutto oggi che il mercato dei cereali è condizionato da forti tensioni, squilibrato com'è dalle continue richieste per uso agroenergetico e da una domanda mondiale in costante aumento.

Siamo al nocciolo del nostro progetto: la pasta italiana ha una reputazione internazionale, ma è influenzata da fattori stranieri che nulla hanno a che vedere con le nostre problematiche interne. Ecco... Il contratto quadro di filiera per produrre grano duro di qualità in Emilia Romagna ha una finalità precisa: mettere al riparo la produzione italiana dalle fluttuazioni internazionali'.

 

In che modo?

'Fidelizzando l'agricoltore con l'industria pastaria. L'unica strada per dare stabilità alle forniture sta, infatti, nell'integrazione reale tra il mondo agricolo e l'industria. La strategia è solo una: promuovere e realizzare degli accordi di filiera. Contratti che per gli agricoltori significano maggiorazione dei prezzi, rispetto alle normali quotazioni della Borsa Merci di riferimento, con premi che crescono se aumenta la qualità finale del prodotto. E' un modello vincente, che si può consolidare nel tempo, che consente all'industria pastaria di ottenere grani di alta qualità altrimenti difficilmente reperibili nel mercato nazionale. In tutto ciò, giocano un ruolo primario i produttori di sementi: sono loro che, con paziente ricerca, mettono a disposizione del mondo agricolo quelle varietà ad hoc per l'industria pastaria. Senza dimenticare la logistica e gli stoccatori: seguendo questo modello, hanno davvero un ruolo di servizio'.

 

Così facendo si amplia la base della fornitura, riducendo l'incidenza dell'import e dei trasporti, ma soprattutto si stringe una nuova alleanza tra la pasta italiana e il grano nazionale?

'Esatto, proprio così. Abbiamo organizzato un sistema che riduce le spese e valorizza le produzioni. Tant'è che dalla prima esperienza, in cui si prevedeva una produzione di 30 mila tonnellate di grano duro di alta qualità, con il recente rinnovo del contratto quadro abbiamo portato la capacità produttiva regionale a 100 mila tonnellate. Niente male... Al punto che, attualmente, siamo la quinta regione italiana per produzione di grano duro. Insomma, si sta aprendo una nuova stagione agricola: abbiamo aumentato del 44% le superfici a grano duro, passando da 90 mila a 130 mila ettari coltivati. E' questa la nuova identità dell'Emilia Romagna: con prezzi bassi e scarsa qualità non potremmo competere nel mondo, perché lo fanno già altri meglio di noi.

Possiamo, invece, dire sicuramente la nostra, spostando la competizione su un piano diverso: alta qualità e prezzi remunerativi per le nostre strutture produttive'.

 

Insomma, la sperimentazione è finita?

'Questa esperienza con Barilla e la Società Produttori Sementi di Bologna, partita lo scorso anno con un accordo sperimentale, ha dato ottimi risultati. Non è un caso che, adesso, si sia deciso di triplicare i quantitativi garantendo così a Barilla una quantità di prodotto con alte qualità proteiche, che esaltano il valore della pasta italiana. Senza dimenticare che, anche grazie alle forniture Made in Emilia Romagna, Barilla potrà alimentare il nuovo molino (costruito proprio all'interno dello stabilimento di Parma), in grado di assorbire 300 mila tonnellate di grano duro all'anno. Questa è la realtà: la sperimentazione, adesso, è realtà produttiva'.

 

Quindi avete già delineato anche la strada per il futuro?

'Diciamo di sì. Abbiamo, infatti, gettato tutte le basi e riunito le caratteristiche per diventare un polo d'eccellenza per il grano duro di alta qualità. E' questa la vera sfida su cui abbiamo molto da dire. Abbiamo la Società Produttori Sementi di Bologna che partecipa a grandi progetti internazionali, organizzazioni agricole strutturate sempre meglio, una buona rete di strutture di stoccaggio e un'industria pastaria riconosciuta e apprezzata a livello mondiale. Se questi non sono buoni presupposti...'.

 

Assessore, un'ultima domanda. L'incentivazione della produzione di grano duro potrà contribuire a stabilizzare l'andamento dei prezzi?

'L'accordo punta, essenzialmente, a un obiettivo molto più generale. Cioè incentivare la produzione di grano duro di qualità in Emilia Romagna. Ma è altrettanto chiaro che il nostro contratto quadro di filiera, regolarizzando l'approvvigionamento, potrà contribuire a stabilizzare i prezzi del grano duro. Ci sono state, come tutti sanno, delle brusche impennate sul versante delle quotazioni, con pesanti conseguenze anche sulla disponibilità del prodotto e sulla regolarità delle forniture. Il contratto di filiera ha le carte in regola per portare stabilità e certezze'.