L'impresa agromeccanica ha un nuovo modello

Si è conclusa la settima assemblea di Confai. Il presidente Bolis: 'Bilancio positivo nonostante alcune criticità causate da fattori esterni'

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Il presidente di Confai, Leonardo Bolis

Si è aperta sotto il segno della "soddisfazione" per il rinvio dell'entrata in vigore del Sistri, la settima assemblea annuale di Confai, tenutasi a Viterbo il 27 maggio scorso, la prima nella veste di Organizzazione agricola.

A Viterbo, hanno partecipato oltre 180 persone, fra autorità e iscritti al sindacato presieduto da Leonardo Bolis.
Il bilancio è "positivo" - come si legge in una nota di Confai -: iscritti e servizi in crescita, con fiducia e ottimismo a fare da carburante, con un progetto per l'impresa da portare avanti, integrare cioè innovazione e tecnologia – prerogative connesse al contoterzismo – alla filiera agroalimentare.

Si guarda avanti con fiducia, dunque, nonostante alcune criticità dettate da fattori esterni, fra cui, dice Bolis, proprio i prezzi del gasolio, "che seguono l'andamento del greggio solo in fase di rialzo".

Da qui la richiesta al Governo di intervenire con una defiscalizzazione mirata anche alla riduzione o all'eliminazione dell'accisa.

La crisi economica ha colpito anche i contoterzisti. "Non tanto per la diminuzione del lavoro, che anzi risulta in aumento – ricorda Bolis – quanto per il fatto che gli agricoltori hanno dilazionato i pagamenti dei servizi che le nostre imprese svolgono, scaricando sugli agromeccanici significative sofferenze finanziarie"
 

Dalle istituzioni, l'attenzione verso i problemi del terziario agricolo è stata a corrente alternata. "Dagli incentivi per lo sviluppo della meccanizzazione agricola alle modifiche al codice della strada relative alla circolazione delle macchine agricole - ha detto Bolis nella sua relazione - dalle proroghe per la nuova complicata gestione dei rifiuti alla farsa degli incentivi per la sicurezza sul lavoro erogati dall'Inail, in nessuno di questi provvedimenti si è prestata attenzione alle necessità delle nostre imprese".

Sotto accusa anche i tempi della burocrazia. "Da sempre abbiamo raccomandato ai nostri iscritti innovazione e attenzione alla crescita, non potevamo rimanere al palo noi come organizzazione", afferma Bolis.

Da qui, la missione primaria di Confai, cioè l'inserimento dell'imprenditore agromeccanico nell'alveo dell'agricoltura (seppure senza sovrapporsi con l'imprenditore agricolo), che si è ampliata a nuove progettualità: accompagnare l'agricoltura verso la modernità; insegnare alle imprese a pensare in grande e positivo; fare dell'innovazione lo stile associativo; essere sempre più avanti; diventare l'associazione 'agricola' degli imprenditori agromeccanici.

"La trasformazione in sindacato agricolo – dichiara Bolis – è una svolta epocale, quanto assolutamente necessaria, per completare un'assistenza sempre più globale, ampia e in linea con le evoluzioni del comparto primario e della multifunzionalità, concetto quanto mai applicabile anche alle imprese agromeccaniche e prerogativa non esclusiva delle aziende agricole".

Resta aperta la questione della definizione normativa.

"Il riconoscimento professionale - che legislativamente a tutt'oggi non è stato concesso - gli agromeccanici se lo sono già conquistato sul campo e speriamo, che non sia troppo tardi quando le istituzioni nazionali, regionali e locali si decideranno, con fatti concreti a riconoscere che le nostre imprese sono un asset strategico per l'agricoltura.

Il 2010 è stato l'anno del decreto Incentivi, che avrebbe dovuto dare una svolta verso la modernizzazione dei mezzi agricoli.

"Invece si è rivelato un provvedimento che ha dato una boccata d'ossigeno solamente ai commercianti di macchine per l'agricoltura – chiosa Bolis – senza concretizzarsi in una operazione di modernizzazione effettiva. Così, ad eccezione delle imprese agromeccaniche, escluse però di fatto dal decreto ministeriale in questione, i mezzi agricoli restano obsoleti".

E sul fronte dell'innovazione, Confai rimarca la necessità di aprire almeno alcune misure dei Psr ai contoterzisti, per favorire quello sviluppo rurale e di filiera che le norme promuovono.

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