Diciamoci la verità: siamo appena riusciti a capire come funziona il Piano Colturale Grafico e già si parla di Rna interferente, consorzi microbici, accessibilità digitale, agricoltura rigenerativa e trattori orientali.
Questo articolo nasce proprio per questo: abbiamo provato a sintonizzare il radar sulle tendenze che, secondo noi, nel 2026 diventeranno sempre più centrali.
Alcuni temi sono già in movimento, altri appena visibili all'orizzonte. Di molti non abbiamo ancora scritto su AgroNotizie®, ma scommettiamo che nei prossimi mesi li ritroverete in queste righe - e nei campi.
Ancora voglia di dare un'ultima occhiata al 2025 prima di archiviarlo definitivamente? In fondo a questo articolo trovate il nostro recap completo dell'anno appena trascorso.
Sommario:
- Geopolitica e farfalle
- Pgc e Qdca, non è un rebus
- Pac, ancora lei
- Nuove minacce...
- ... e nuove soluzioni
- Biostimolanti, la nuova frontiera è nei microrganismi
- Trattori orientali: un'avanzata silenziosa (ma decisa)
- Adattarsi, aggiornarsi, attrezzarsi
- Rigenerativa sì, ma con reddito
- Vini dealcolati: moda passeggera o nuovo mercato?
- Accessibilità digitale
Geopolitica e farfalle
Senza scomodare la solita farfalla che batte le ali in Brasile e scatena un uragano a New York, resta il fatto che una decisione presa a Bruxelles, Pechino o Washington può cambiare molte cose per chi lavora in un campo della Sicilia o in una stalla del bresciano.
Nel 2026 la geopolitica continuerà a pesare sull'agricoltura italiana: per citarne alcuni, i dazi Usa (che potrebbero aumentare già a gennaio), le tensioni sul Mercosur, il ruolo del gigante-Cina, le guerre in Ucraina e in Medio Oriente.
Tutti elementi che rallentano le rotte logistiche, creano incertezza sui mercati alimentari e dell'energia, fanno salire i costi di fertilizzanti e materie prime. E cambiano, ogni volta, i costi, i mercati e le regole.
Cosa fare, dunque? Diversificare i fornitori, investire in assicurazioni più intelligenti, conoscere meglio le dinamiche internazionali - anche solo per scegliere il momento giusto per vendere o acquistare - può fare la differenza. Insomma, l'uragano scatenato dalla famosa e ormai famigerata farfalla non si può fermare; si può però imparare a leggerne le mappe.
Pcg e Qdca, non è un rebus
Dal 2025, chi fa domanda Pac è obbligato a disegnare, su mappa, cosa coltiva e dove. Si chiama Piano Colturale Grafico, e sostituisce il vecchio modo di compilare le superfici: non più solo numeri e codici, ma una rappresentazione digitale dettagliata, allineata al fascicolo aziendale.
A cosa serve? A rendere più precisi i controlli, più agevole il disbrigo di pratiche burocratiche, più difficile l'errore (o la furbizia) e a integrare tutto con il sistema satellitare di monitoraggio (Ams). Per i tecnici e i Caa è già realtà, ma nel 2026 sempre più aziende agricole dovranno interagire direttamente con il Piano Colturale Grafico, anche solo per verificare cosa è stato inserito, segnalare errori o aggiornare i dati sulle colture praticate. Questo significa imparare a usare strumenti digitali, come il fascicolo aziendale online, e dialogare in modo più attivo con il tecnico o il Caa.
È una scocciatura? Forse. Ma è anche uno strumento che, se usato bene, può aiutare a tenere sotto controllo rotazioni, pagamenti e conformità.
E per aggiungere altre sigle, è bene conoscere anche il Quaderno di Campagna dell'Agricoltore, ovvero il registro digitale dei trattamenti fitosanitari che serve a documentare in modo tracciabile e conforme tutto ciò che viene fatto nei campi (trattamenti, fertilizzazioni, ecc.).
Due strumenti diversi, ma fondamentali: il Piano Colturale Grafico è una fotografia delle colture su mappa, il Qdca è il diario di bordo delle operazioni agronomiche.
In Italia il Qdca diventerà obbligatorio dal 1° gennaio 2027 (salvo sorprese - è a geografia variabile a seconda degli Stati). Nel 2026, quindi, c'è tempo per familiarizzarsi con questo strumento, per arrivare pronti al 2027 e non rischiare sanzioni.
Pac, ancora lei
Ok, lo sappiamo, "Pac" non è una novità. Ogni anno sembra che non ci sia nulla da dire, e ogni anno le regole cambiano.
A dicembre 2025 è stato approvato il secondo pacchetto di modifiche per semplificare l'impianto 2021-2027: meno oneri per i piccoli agricoltori, maggiore flessibilità su alcuni obblighi ambientali, e nuovi riferimenti per l'Ecoschema 1 (prati permanenti).
Più in generale anche nel 2026 la Pac si porta dietro novità da seguire con attenzione: cambia il calcolo dei Titoli, cambiano alcune scadenze, cambiano i controlli. Lo abbiamo spiegato tutto qui.
(Se invece siete curiosi di sapere come verrà finanziata, ne abbiamo parlato qui, in un video).
Insomma, chi vuole accedere ai pagamenti (o evitarne la perdita) continuerà a doversi occupare di condizionalità, Ecoschemi, Bcaa e conformità. Ogni anno si promette meno burocrazia, e ogni volta... serve una guida per capirla.
Nuove minacce...
Nel 2026 servirà tenere gli occhi aperti. Aumentano le minacce della cosiddetta fauna selvatica, un nuovo patogeno è stato individuato in Sardegna su vite e il parassita Tropilaelaps mercedesae, più aggressivo della varroa, ha fatto scattare l'allerta in tutta l'Unione Europea.
Non sono episodi isolati. I cambiamenti climatici e la globalizzazione dei traffici stanno accelerando la diffusione di nuovi patogeni, sia vegetali che animali. In alcuni casi, bastano poche settimane perché un organismo si insedi stabilmente, rendendo complicato (o addirittura impossibile) eradicarlo.
Nel 2026 si parlerà sempre più spesso di sorveglianza precoce, allerte fitosanitarie, controlli ai confini, tracciabilità e protocolli di emergenza. Le aziende agricole, i tecnici e gli allevatori saranno sempre più chiamati a fare attenzione, segnalare in tempo, riconoscere prima.
... e nuove soluzioni
Nel 2026 continuerà il trend già visibile nel 2025: meno sostanze attive, più precisione. Non si tratta solo di restrizioni normative, ma anche di un'evoluzione nelle strategie di difesa e fertilizzazione. I nuovi mezzi tecnici sono più mirati, più specifici, più integrati nella fisiologia delle piante e nella biologia del suolo.
Si parlerà sempre più spesso di biotecnologie del suolo, di microbiomi funzionali, ma anche di agrofarmaci a base di Rna interferente: soluzioni avanzate che colpiscono in modo selettivo il bersaglio biologico, senza effetti collaterali sull'ambiente o sull'uomo.
Anche i biostimolanti cambiano pelle: ne parliamo qui sotto.
Biostimolanti, la nuova frontiera è nei microrganismi
E a proposito di biostimolanti: non ci vuole la palla di cristallo per ipotizzare che il 2026 sarà l'anno dei biostimolanti di nuova generazione. Formulati con singoli ceppi o con consorzi microbici mirati, calibrati sulla coltura, il tipo di suolo e gli obiettivi agronomici.
Le aziende stanno lavorando su cocktail microbici su misura per migliorare l'assorbimento dei nutrienti, aumentare la tolleranza agli stress e ridurre l'uso di input chimici. Ne abbiamo scritto qui, per esempio.
Non è solo un'evoluzione tecnica e tecnologica: si aprirà una riflessione più ampia su come valorizzare la biodiversità microbica del suolo per migliorare la produttività.
Trattori orientali: un'avanzata silenziosa (ma decisa)
Nel 2025 abbiamo iniziato a vederli sempre più spesso nelle fiere, nei listini, nei campi. E nel 2026 sarà difficile ignorarli: i trattori made in India, Cina, Corea e Giappone stanno guadagnando spazio anche nel mercato europeo.
Il motivo? Prezzi competitivi, attenzione crescente all'omologazione Ue, una rete commerciale in espansione e una gamma che si sta allargando: dai piccoli frutteti agli specializzati, fino a macchine semiprofessionali. Un trend interessante nelle fasce di media e bassa potenza.
Adattarsi, aggiornarsi, attrezzarsi
Nel 2024 si parlava soprattutto di "resilienza" e "adattamento". Nel 2025 si è iniziato a parlare anche di aggiornamento, con l'arrivo di nuove varietà più resistenti agli stress (termici, idrici, salini) e pratiche colturali più attente alla gestione delle risorse.
Il 2026 potrebbe essere l'anno in cui queste innovazioni escono dai campi sperimentali e entrano nei piani colturali veri. Si parla di nuove varietà di lampone tolleranti al caldo, ma anche di irrigazioni più precise su olivo e mandorlo, o del recupero di specie di nicchia ma remunerative come il cappero. Anche nella vite, una nuova generazione di portainnesti funge da barriera contro la siccità e il calcare senza sacrificare la qualità delle uve.
La crisi climatica non aspetta. E chi produce sa che non basta più coltivare "come si è sempre fatto": servono varietà più forti, pratiche più intelligenti e un aggiornamento costante. (Piccolo self insert: di innovazione varietale abbiamo parlato nel nostro podcast Terra di Denari, in questa puntata).
Rigenerativa sì, ma con reddito
È una pratica "buona per il suolo", sì. È una pratica "utile per il clima" e "sostenibile per l'ambiente"- vero anche questo. Ma di agricoltura rigenerativa cominceremo a parlarne anche come strategia economica, magari proprio nel 2026.
Per molte aziende agricole, soprattutto quelle medio-piccole, potrebbe rappresentare una strada concreta per diversificare le fonti di reddito, puntando su colture perenni, multifunzionalità, accesso a nuovi mercati ad alto valore aggiunto e maggiore indipendenza dagli input esterni.
Ma per trasformare la rigenerativa da promessa a modello economico servono competenze. E infatti cresceranno i percorsi di formazione specifici per tecnici e agronomi, con focus su fertilità del suolo, irrigazione, rotazioni, gestione dei sovesci e interazioni pianta-microrganismi.
Vini dealcolati: moda passeggera o nuovo mercato?
Che piacciano o non piacciano i vini dealcolati sono qui per restare. Sì, forse. Probabilmente. Ecco, insomma. Non essendoci ancora attrezzati di palla di cristallo è difficile fare una previsione certa, ma i segnali ci sono tutti: la normativa europea li riconosce, quella italiana anche (è proprio di qualche giorno fa la notizia), il mercato li cerca (soprattutto all'estero), e anche in Italia sono apparse le prime etichette.
Fanno storcere il naso a molti amanti del vino, questo è certo. Ma proprio il dibattito contribuisce ad alimentare la curiosità. Nel frattempo si sta formando una nuova filiera: tecnologie di dealcolazione, varietà di uve più adatte, marketing specifico.
Sarà il tempo a dire se e quanta presa avranno anche in Italia: lo scopriremo già nel 2026.
Accessibilità digitale
Robot, droni, sensori, Dss, intelligenza artificiale: il lessico dell'agricoltura high tech è ormai familiare. Ma nel 2026 il tema non sarà più solo che cosa può fare la tecnologia, ma per chi sarà davvero accessibile.
La parola chiave sarà accessibilità digitale. Inizia a farsi spazio un nuovo mercato fatto di strumenti più semplici, compatti, integrabili: sensori entry level, droni, software in abbonamento mensile, assistenza tecnica personalizzata. Soluzioni pensate per le aziende agricole piccole e medie, che vogliono investire in precisione ma devono fare i conti con margini stretti, tempo limitato e poche risorse da dedicare alla formazione.
Il salto di qualità non arriverà solo dai grandi innovatori, ma da chi riuscirà a integrare strumenti diversi in modo pratico. Piccoli passi, usabili e sostenibili, che rendano davvero il digitale uno strumento di lavoro quotidiano.
Fine anno, tempo di bilanci. Anche quest'anno AgroNotizie® propone una serie di articoli per ripercorrere i momenti più rilevanti del 2025. Un viaggio tra notizie, parole, lezioni apprese e anticipazioni, per capire l'anno che si sta chiudendo e (provare a) intuire qualcosa di quello che verrà.
- Come è andato il 2025? Un anno complicato in dieci notizie spiegate semplici
- Ogni parola una svolta: come è stato il 2025
- Cose che abbiamo imparato nel 2025: otto articoli, un video, un podcast e una rubrica
AgroNotizie® è un marchio registrato da Image Line® Srl Unipersonale



















