Dazi Usa, in attesa della reazione dell'Ue

Se vi sarà un'azione a sostegno dei produttori agricoli colpiti, prima bisognerà calcolarne l'impatto e gli effetti. Intanto la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, chiede un Fondo azzeradazi

export-usa-america-mercati-esportazioni-by-stadtratte-fotolia-750.jpeg

I dazi dovrebbero entrare in vigore dal 18 ottobre prossimo
Fonte foto: © stadtratte - Fotolia

Le diplomazie degli Stati membri colpiti dai dazi Usa, che dovrebbero entrare in vigore dal prossimo 18 ottobre, sono al lavoro per limitare i danni e ridurre la maggiorazione tariffaria del 25% che potrebbe colpire una lunga lista di prodotti agroalimentari europei, dai formaggi italiani ai vini francesi all'olio di oliva spagnolo.

Il prossimo 14 ottobre il Consiglio dell'Agricoltura dell'Ue deciderà eventuali risposte ai dazi. Verrà adottato, come ha chiesto la ministra delle Politiche agricole italiane, Teresa Bellanova, un "Fondo azzeradazi"?

"L'auspicio è che vengano prese - come ha ventilato il ministro agricolo francese Didier Guillaume - tutte le misure necessarie affinché tutte le imprese colpite dai dazi Usa possano mantenere invariata la loro quota di mercato".
Allineato anche il ministro dell'Agricoltura della Spagna, Luis Planas, il quale chiede "meccanismi di appoggio alle produzioni colpite".

Bisogna vedere quali saranno i tempi di reazione dell'Unione europea. Normalmente gli interventi comunitari non sono tempestivi né, tantomeno, preventivi. Se vi sarà un'azione a sostegno dei produttori agricoli colpiti dai dazi di Washington, prima bisognerà calcolarne l'impatto e gli effetti.
Un po' come avvenne per la crisi dei prezzi del latte dopo la liberalizzazione dei mercati, in seguito alla fine del regime delle quote latte (31 marzo 2015). Per diversi mesi la Commissione Agricoltura dell'Ue negò che i listini europei attraversassero una fase drammaticamente pesante. Sarà di nuovo così?
A pensare male si fa peccato, e dunque è meglio non credere all'ipotesi che la filiera lattiero casearia americana, rappresentata dalla National milk producers federation (l'Associazione dei produttori di latte, che produce più dei due terzi del latte americano), voglia invadere l'Europa con i propri formaggi "generici" come Parmesan & c., ma è doveroso prestare attenzione al tema. Soprattutto se a lanciare l'allarme è il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli.

"Finalmente è chiaro per quale motivo nell'elenco dei prodotti soggetti a dazio aggiuntivo del 25% ci siano solo determinate indicazioni geografiche italiane, come il Parmigiano Reggiano -  accusa Bertinelli -. I dazi non sono altro che una ripicca perché l'Europa tutela le Dop registrate: i formaggi americani (come il Parmesan, ma anche l'Asiago o il Gorgonzola, la Fontina made in Usa) non possono pertanto entrare all’interno dell'Unione europea".

"Le pretese del governo americano sono assurde: noi non permetteremo mai agli americani di vendere in Italia il Parmesan, e questo vale per noi, così come per tutti gli altri consorzi di tutela delle indicazioni geografiche italiane. Noi dobbiamo difendere i nostri prodotti perché li sappiamo fare solo noi e perché sono espressione del territorio e della cultura del nostro paese. La politica italiana ed europea deve essere a fianco dei consorzi perché nel mondo noi dobbiamo affrontare costosissime cause legali affinché i nomi delle indicazioni geografiche siano utilizzati solo per gli autentici prodotti italiani. Sul mercato non ci devono più essere un Parmesan made in Wisconsin, un Asiago o un Gorgonzola americani. Le Dop come il Parmigiano Reggiano sono un patrimonio culturale italiano, alla stregua del Colosseo: le caratteristiche della nostra Dop dipendono dal territorio del quale è espressione".

Sul tema è intervenuta anche la ministra Bellanova, che non ha risparmiato critiche severe all'Associazione americana dei produttori di formaggi, definendo appunto le sue parole "gravissime".
"La Commissione europea deve stigmatizzare un attacco di questo genere al sistema delle nostre indicazioni geografiche. I produttori americani vogliono ribaltare la realtà, vogliono far passare per nomi comuni le nostre denominazioni per poi venderle anche in Europa. Se il loro progetto è vendere il Parmesan o la finta mozzarella in Europa, dobbiamo dire chiaro che non succederà mai! Al contrario dobbiamo dare battaglia al falso cibo, far conoscere anche ai consumatori americani l'autentica eccellenza delle nostre produzioni. Se poi come dicono i produttori di formaggi statunitensi si vogliono confrontare sul piano della qualità, siamo prontissimi. Usassero diciture americane per i loro prodotti, ma giù le mani dai nostri nomi. Basta con i furti di identità".

Parole dure e decise, che suonano come un gong per l'Unione europea in una partita che necessariamente deve essere giocata su un terreno di diplomazia internazionale e di regole comuni, senza abbandonare i singoli Stati membri al proprio destino.

Sul tema dazi una chiave di lettura non polemica, ma alquanto utile a riflettere sul futuro dei commerci internazionali e sul ruolo dell'Unione europea, l'ha offerta il presidente del Consorzio di tutela del Grana Padano, Nicola Cesare Baldrighi, che è anche presidente di Origin Italia, l'associazione delle indicazioni geografiche. "Considerato il comportamento di Trump verso i prodotti italiani, quale obbligo morale ci resta di rispettare l'embargo russo che ci ha chiuso rigidamente un mercato così importante e ricettivo?". Già.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Redazione Agronotizie

Tag: agroalimentare import/export mercati formaggi made in italy marchi di tutela dazi

Temi caldi: Dazi Usa-Ue

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 201.710 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner