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Mezzogiorno, quando l'acqua c'è ma non arriva nei campi

Tre storie esemplari, tre comunità alle prese con una carenza idrica non dipendente dalla scarsità, ma da ritardi e inadempienze di Consorzi di bonifica o di altri soggetti che forniscono l'acqua, importante anche per usi diversi da quellli irrigui

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Al Sud serve un rilancio delle attività dei Consorzi e una nuova governance dell'acqua
Fonte foto: © Danilo Palomba - Fotolia

Nel Mezzogiorno d'Italia l'acqua c'è, ma non arriva nei campi.
Lamentele si raccolgono un po' ovunque per i disservizi dei Consorzi di bonifica e irrigazione, che tentano spesso di correre ai ripari all'ultimo momento. Ma sull'acqua ci sono anche altri attori, come le società elettriche, che vantano diritti talvolta desueti.

Ecco tre casi attivi, che si spera possano essere presto realmente risolti. Pure nelle loro diversità, raccontano la stessa storia fatta di ritardi, inadempienze e lentezze dei soggetti chiamati a vario titolo a gestire l'acqua, condizioni che sono il pane quotidiano degli agricoltori meridionali, in un contesto contrassegnato comunque dalla fragilità del territorio e dalla scarsità relativa della risorsa idrica, contesa dagli altri usi: potabile e industriale.


Campania, Valle del Peccia ancora a secco

In Campania nel comprensorio irriguo della Valle del fiume Peccia, ricadente nel perimetro di servizio del Consorzio Aurunco di bonifica, in provincia di Caserta, continua a tenere banco il caso del mancato avvio della stagione irrigua, già sollevato da AgroNotizie tempo fa.

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Il fiume è ricco d'acqua, ma le sei pompe di sollevamento a servizio dell'impianto di captazione in sorgente del Peccia sono ferme per mancanza di manutenzione. E un territorio di almeno 400 ettari di superficie agraria utile è senza acqua dal 1° maggio, data di inizio della stagione irrigua.
Alcuni giorni fa, Coldiretti Caserta, con una vibrata lettera all'assessorato regionale all'Agricoltura e al prefetto di Caserta, ha chiesto l'avvio immediato dei lavori di manutenzione delle pompe e di riqualificazione dei quadri elettrici.

Nei mesi scorsi un finanziamento di 400mila euro – pure deliberato dalla Giunta regionale per la Campania per il Consorzio delle paludi di Napoli e Volla, che avrebbe dovuto intervenire in nome e per conto dell'Aurunco di bonifica sulla Valle del Peccia – ha preso diverse vie.
Con quei soldi sarebbero stati pagati gli stipendi arretrati dei dipendenti dell'ente di bonifica, commissariato da tempo, e per questo non è stata attivata la necessaria manutenzione.

"Ora apprendiamo che vi è un decreto del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che dovrebbe sbloccare la situazione a nostro favore con fondi di emergenza – riferisce ad AgroNotizie Domenico Iardino, presidente dell'associazione "Valli del Peccia”, che difende gli interessi dei coltivatori della zona rispetto al problema dell'irrigazione - Attendiamo fiduciosi e speriamo di non dover assistere al dimezzamento dei raccolti di mela annurca anche quest'anno e a perdite ancora più ingenti per gli orticoltori e per il mais".

Un'attesa in verità iniziata a febbraio scorso, e che non si è ancora conclusa. Intanto il barometro volge al bello e si teme l'arrivo del caldo.


Calabria, l'accordo sull'acqua per i finocchi

Nei giorni scorsi la Coldiretti Calabria aveva sollevato il problema della mancanza di acqua e dell'allarme in particolare nel crotonese per l'irrigazione della coltura dei finocchi che vengono piantumati a settembre, chiedendo al presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, di intervenire sul soggetto gestore dei laghi della Sila: A2A.

Richiesta accolta, tanto è vero che si è svolto un incontro alla Regione Calabria presso il Dipartimento Agricoltura tra Coldiretti, la multiutility che gestisce i laghi silani e il presidente del Consorzio di bonifica Ionio Catanzarese.

Due i punti affrontati. Il primo riguarda la prossima piantumazione dei finocchi e quindi la necessità di assicurare la fornitura dell'acqua e poter far partire l'essenziale programmazione da parte delle aziende agricole.
La seconda l'esigenza di dover rivisitare le attuali convenzioni che risalgono al 1969 per un più equo utilizzo della risorsa acqua nel rispetto del principio stabilito dalla legge oggi vigente che vede in ordine di priorità i tre usi fondamentali dell'acqua: idropotabile, irriguo e industriale.

Da questo primo incontro è scaturito che A2A garantirà il rilascio dei volumi d'acqua necessari per la coltivazione dei finocchi (tra gli 8 e i 10 milioni di metri cubi) rinviando per ora la decisione sulle modalità economiche. La multiutility vorrebbe un rimborso ma Coldiretti non è d'accordo.

Inoltre è stata convocata per il 18 luglio prossimo un'altra riunione per iniziare la revisione delle convenzioni esistenti sia dal punto di vista dell'epoca in cui deve essere disponibile la risorsa che dei volumi di acqua.
"Il bicchiere è mezzo pieno soprattutto per la volontà istituzionale e di A2A che abbiamo registrato quale esito di questo primo incontro – ha commentato Pietro Molinaro, presidente di Coldiretti Calabria, che aggiunge – ma occorre proseguire e dare una svolta alla situazione attuale da troppo tempo cristallizzata".


Sicilia, manca acqua a Sciara

In Sicilia la campagna irrigua è già partita. Ma in alcune zone, a inizio luglio, ancora non si è vista neppure una goccia del prezioso liquido per i campi.
Succede a Sciara, in provincia di Palermo, territorio di competenza del Consorzio di bonifica della Sicilia Occidentale, dove i produttori locali di ortaggi denunciano una "grave situazione" per l'intera economia locale, fondata soprattutto sull'agroalimentare, che coinvolge i tre quarti del territorio. Colpa di una rete di distribuzione fatiscente, vecchia anche di 35 anni, dove le perdite si moltiplicano.

"E' un problema che si ripete ogni anno e che condiziona fortemente la nostra economia" dice Giuseppe Fragale, presidente del Consiglio comunale di Sciara e rappresentante dei produttori locali Cia.

"Il Consorzio di bonifica palermitano non ha fatto la manutenzione invernale – aggiunge Fragale – e adesso sta cercando di correre ai ripari. In questa zona, che interessa anche parte dei territori di Cerda e Sciara, non abbiamo avuto acqua per tutto l'inverno per la siccità, con un crollo della produzione di carciofi del 50%. Adesso stanno soffrendo gli orti e fra poco si passerà a piantare broccoli e carciofi. Ma con quali certezze sulla futura distribuzione idrica? Con che coraggio si chiede ai produttori, alla stipula del contratto annuale, un anticipo del 30%? Chiediamo almeno uno sgravio sulle bollette".

Nelle ultime settimane, il Consorzio di bonifica ha riparato dopo 10 anni la vasca di contrada Granato. Problemi di perdite che risalgono a molto tempo addietro arrivano anche dalla zona di Partinico.
"Parte delle condotte qui sono ancora in cemento-amianto, appena la rete va in pressione le riparazioni saltano. La Regione Siciliana deve impegnarsi a sostituire tutta la vecchia rete e risolvere per sempre il problema, che consentirebbe anche notevoli risparmi di acqua", commenta Antonino Cossentino, presidente della Cia Sicilia Occidentale.

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© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: burocrazia ambiente irrigazione acqua politica agricola

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