Vino, il made in Italy che non conosce confini

Federdoc: nel 2015 l'export ha toccato i 5,4 miliardi di euro e si prospetta in crescita per volume e valore. Una buona notizia, soprattutto di fronte al calo dei consumi interni

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Crescono le esportazioni di vino made in Italy
Fonte foto: © Brent Hofacker - Fotolia

Il vino italiano cresce sui mercati internazionali mentre rimane fermo sul mercato interno, complice anche lo spostamento del baricentro dei consumi sempre di più dai mercati tradizionali a quelli nuovi terzi. Questa tendenza si evince dai dati del rapporto di Federdoc sul vino italiano nel 2016.

Il primato produttivo mondiale viene confermato all’Italia, con 48,5 milioni di ettolitri, proseguendo poi con quelli legati all’export, che nel 2015 ha toccato i 5,4 miliardi di euro e che, nel primo semestre 2016, sono cresciuti del 4,5% in volume e del 7,9% in valore.

L’Italia del vino si conferma un paese orientato a un export verso i paesi terzi – ha spiegato Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdocmentre i consumi interni pro capite continuano a calare, prosegue la scalata ai mercati esteri, confermando quelli storici come Usa, Regno Unito e Germania, mantenendo poi salde le posizioni in Francia, Canada, Australia e Messico. A questo si aggiungono le ottime performance sviluppate in Cina e Corea, target di assoluto valore. L’80% delle etichette nazionali sono destinate a superare i confini italiani”.

Questi risultati rendono ancora più importanti il ruolo di controllo e vigilanza che Federdoc svolge in ottica di protezione e promozione dei vini italiani a denominazione d’origine e a tutte le aziende del comparto.

Siamo stati promotori, insieme alle altre organizzazioni di filiera di moltissime azioni atte a proteggere le denominazioni d’origine made in Italy – ha continuato nella sua relazione Ricci Curbastro – Abbiamo ottenuto la modifica della proposta che aveva come obiettivo concreto quello di liberalizzare l’uso delle varietà che, se fosse stata accettata, avrebbe causato un vulnus gravissimo all’intero sistema delle indicazioni geografiche.
E’ stato poi fondamentale il nostro intervento nella questione molto delicata dell’attribuzione dei domini .wine e .vin, che ha consentito di evitare che il mondo del web diventasse una vera giungla, terreno di caccia ideale per chiunque volesse approfittare della rinomanza delle denominazioni d’origine più note, usurpandone di fatto il nome con grave danno sia per i produttori che per i consumatori
”.

Tanti i passaggi per Federdoc, dalla partecipazione al decreto “Campolibero” fino alla grande novità di Equalitas, senza dimenticare il fondamentale lavoro per il Testo unico del vino.

Va ricordato poi il nostro impegno nella lotta alla contraffazione – ha concluso Ricci Curbastro – che ci ha visto stipulare un protocollo d’intesa, con l’ispettorato Centrale Repressione Frodi, l’Aicig ed e-Bay. Un’operazione sinergica che ha determinato l’attivazione del programma Vero, uno strumento di monitoraggio del variegato mondo del web, con la conseguente possibilità di segnalare in modo tempestivo irregolarità di tutti i tipi e che ha comportato il blocco di 368 annunci di vendita, in contrasto con gli interessi delle Dop e Igp”.
 

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Fonte: Federdoc

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Tag: vino viticoltura import/export mercati made in italy vitivinicoltura filiera consumi

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