Sardegna, servizi a rischio per le aziende zootecniche

Si avvicina la chiusura della liquidazione dell'Aras e i 252 dipendenti non riescono ancora ad esser stabilizzati dalla Laore, per una lite giudiziaria. Le aziende lanciano un appello a Solinas perché solleciti il Tar a decidere prima della sospensione delle attività

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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A rischio tra l'altro il sistema di garanzia sanitario e il supporto all'applicazione delle misure sul benessere animale
Fonte foto: © Ekaterina Pokrovsky - Fotolia

In Sardegna l'intero comparto zootecnico è con il fiato sospeso per quella che a prima vista era sembrata una storia di ordinaria burocrazia: da tempo alcuni dipendenti dell'Agenzia per l'attuazione dei programmi regionali in campo agricolo e per lo sviluppo rurale si oppongono con ricorsi al Tribunale amministrativo regionale della Sardegna all'applicazione della legge 47/2018 che prevede la stabilizzazione degli ex lavoratori dell'Associazione regionale allevatori della Sardegna nell'agenzia Laore.

Nello scorso mese di giugno, il Tar Sardegna si era riservato di decidere su alcuni ricorsi entro dicembre prossimo, ma entro il 31 dicembre l'Aras in liquidazione sarà definitivamente sciolta e, se per allora i dipendenti ex Aras non dovessero essere riassorbiti dalla Laore, a 12mila aziende zootecniche sarde verrebbero a mancare i servizi forniti da 252 tra veterinari, agronomi e altre figure professionali.

Per questo motivo, i produttori ed i trasformatori di latte ovino e bovino della Sardegna hanno presentato nei giorni scorsi un'istanza al presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas perché si faccia istituzionalmente carico di sollecitare il Tar, affinché la sentenza di merito sulla vicenda Aras - e in particolare sull'assunzione degli ex dipendenti presso Laore - sia pronunciata e pubblicata in tempo utile a garantire la continuità delle attività.

I firmatari dell'istanza, che rappresentano il 90% dei produttori e dei trasformatori sardi, ritengono infatti che assicurare la continuità delle attività finora svolte da Aras comporterebbe "un sicuro vantaggio all'intero comparto lattiero caseario, dalla produzione primaria fino alla trasformazione e commercializzazione del prodotto finito".

Se così non fosse, i produttori ritengono che la prossima campagna casearia metterebbe a rischio il sistema di garanzia sanitario, in particolare verrebbe a mancare sia il controllo della produzione primaria che interessa la totalità delle aziende zootecniche produttrici di latte delle varie specie (vaccino, ovino, caprino), sia l'assistenza e il supporto analitico per l'applicazione della misura del Programma di sviluppo rurale sul benessere animale.

I produttori e i trasformatori esprimono dunque ancora una volta la loro "profonda preoccupazione" per il protrarsi dell'incertezza sul futuro dei lavoratori e delle attività dell'Aras, come è noto messa in liquidazione "pur non essendoci motivi di criticità finanziaria ma solo per un disegno di riordino dell'Aia e della competenza sul patrimonio genetico zootecnico nazionale".

A sottoscrivere l'istanza sono: Fratelli Pinna Thiesi, Coop Allevatori Mores, Agriexport Sardegna Chilivani, Latteria La Concordia Pattada, Coop Allevatori ovini Oristano, Lacesa Bortigali, Foi srl Macomer, Fratelli Maoddi Srl Nuragus, Società coop Arborea, Coop L'Armentizia moderna Guspini, Coop Sa Costera Anela, Coop Unione pastori Nurri, Coop allevatori Villanovesi, Coop Pozzomaggiore, Coop Lai di Ittiri, Sepi industria casearia Marrubiu, Sarda formaggi Spa Buddusò, Coop pastori oschiresi, Industria agroalimentare Serra.

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: allevamento organizzazioni agricole burocrazia sviluppo rurale zootecnia

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