Umbria, le misure per il sostegno all'apicoltura per il 2020

La Giunta regionale ha stabilito i criteri con cui ripartire i 180mila euro stanziati dal Mipaaft per il settore apistico per la prossima annata

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Apicoltura, l'Umbria decide la ripartizione dei fondi pubblici per gli aiuti al settore
Fonte foto: Matteo Giusti - Agronotizie

L'Umbria, su proposta dell'assessore regionale all'Agricoltura Fernanda Cecchini, ha rimodulato il sottoprogramma regionale per l'apicoltura per l'annualità 2020 stabilendo le risorse e i criteri per gli aiuti al settore apistico.

L'obiettivo è quello di sostenere un settore importante per l'agricoltura e per l'ambiente in quanto le api svolgono un ruolo essenziale per la produzione alimentare e il mantenimento della biodiversità.

In Umbria, al giugno scorso, erano presenti 42.731 alveari, come risulta dalla banca dati dell'anagrafe apistica nazionale in base alla quale il ministero delle Politiche agricole ha stabilito il riparto delle risorse fra le regioni, assegnando 180.800 euro per gli apicoltori umbri.

Una consistenza di alveari che è aumentata di circa 3.500 unità rispetto al 2017, ma che non ha portato ad un aumento della produzione di miele a causa soprattutto delle avversità climatiche.

A sostegno del settore verranno così supportati gli investimenti per il miglioramento dell'attività, l'acquisto di arnie e presidi per difendere le api dalla varroa, l'acquisto di sciami e api regine, l'assistenza tecnica.

In particolare, dei 180mila euro 50mila sono stati destinati all'assistenza tecnica agli apicoltori e alle organizzazioni di apicoltori e 20mila all'acquisto di attrezzature per la conduzione dell'apiario, per la lavorazione, il confezionamento e la conservazione dei prodotti dell'apicoltura.

Altri 78mila era sono destinati per la lotta contro le avversità e le malattie dell'alveare, in particolare la varroatosi, attraverso l'acquisto di arnie a fondi a rete o per la modifica delle arnie esistenti, per una spesa ammissibile di 85 euro per ogni arnia con fondi cosiddetti antivarroa o di quattro fondi a rete e di 120 euro per ogni arnia con sistema a trattamento termico.

E in questo caso sarà previsto un acquisto minimo di trenta arnie e fino a un massimo complessivo di duecento arnie per società cooperative di apicoltori; di un minimo di cinque arnie fino a un massimo di quindici per apicoltori singoli; di un minimo di cinque arnie fino a un massimo di trentacinque per ciascun imprenditore apistico, apicoltore professionista, in possesso di partita Iva agricola o combinata.

Sono poi previsti 32mila 800 euro per il ripopolamento del patrimonio apistico comunitario destinati all'acquisto di sciami, pacchi di api e api regine da parte di apicoltori iscritti all'anagrafe apistica, singoli o associati.

Per questa misura possono essere ammessi all'aiuto un massimo di quindici api regine e dieci sciami per ciascun apicoltore singolo o società cooperative di apicoltori, con importi massimi ammissibili per ape regina e per sciame pari, rispettivamente, a 15 euro e a 100 euro.

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