Toscana, la crisi 'strana' della pastorizia

Oltre agli attacchi dei predatori e alla chiusura di alcune aziende, sono arrivare in questi giorni una serie di disdette dei contratti di fornitura del latte da parte delle principali aziende di trasformazione, senza nessuna spiegazione. Oggi, 26 novembre 2018, vertice in regione

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Pastorizia, in Toscana il settore è in crisi
Fonte foto: © heebyj - Fotolia

Tempi difficili per i pastori toscani, alle prese da una parte con il problema dei predatori e dall'altra con un calo del prezzo del latte, ma soprattutto in questi ultimi giorni, con le disdette dei contrattati di fornitura.

Sul piano degli attacchi dei lupi o degli ibridi continua l'emergenza, con attacchi che anche pochi giorni fa hanno portato all'uccisione di sei pecore e al ferimento ed alla dispersione di altre diciotto nel grossetano.

Una situazione su cui anche la regione sembra in una fase di stallo. Da una parte infatti c'è l'impegno a risarcire al 100% i danni subiti dagli allevatori nel 2017 e a chiedere all'Unione europea l'autorizzazione a rimborsare allo stesso modo anche i danni indiretti subiti, come la perdita di produzione di latte o le mancate nascite di agnelli, cosa attualmente non concessa dalle normative comunitarie.

Dall'altra però c'è la stessa ammissione da parte delle istituzioni regionali di non avere soluzioni sostanziali, come emerge dalla lettera aperta agli allevatori dell'assessore regionale all'Agricoltura Marco Remaschi pubblicata a inizio ottobre.

E intanto alcuni caseifici storici, come il caseificio Ciolo di Castel Del Piano, cessano l'attività, mentre tutto il settore soffre profondamente della crisi.

Un settore quello ovicaprino che in Toscana conta oltre 1.500 aziende, 5mila posti di lavoro e una produzione di 550mila quintali di latte, di cui il 30% usato per produrre il Pecorino Toscano Dop, un prodotto che un anno fa godeva di ottima salute e di un successo in espansione a livello internazionale.

Un settore che secondo le stime della Coldiretti vale oltre 55 milioni di euro, che aumentano a 110 milioni se si considera tutta la filiera nel suo complesso.

E in questo quadro ora si aggiunge un fattore nuovo e piuttosto strano. L'arrivo a molti allevatori di lettere di disdetta dei contratti di fornitura del latte da due delle maggiori aziende di riferimento: Granarolo e Alival.

Una situazione complicata e poco chiara, come riportano anche i rappresentanti delle principali associazioni di categoria.

Come riferisce Luca Brunelli, presidente della Cia Toscana, non si conoscono le precise motivazioni dell'annullamento dei contratti che ipotizza tentativi di delocalizzazioni dell'approvvigionamento del latte oppure diverse strategie industriali.

Fabrizio Tistarelli, presidente di Confcooperative fedagripesca Toscana punta il dito invece sulla concorrenza della pastorizia di altre regioni, dove il latte viene pagato dai caseifici decine di centesimi in meno al litro e le imprese cooperative toscane di trasformazione hanno un rapporto penalizzante in termini di prezzo con la grande distribuzione.

Mentre la Coldiretti regionale, tramite il suo presidente Fabrizio Filippi, arriva a chiedersi se non ci sia dietro una strategia per far sparire il Pecorino Toscano.

Una situazione per la quale le associazioni di categoria hanno chiesto un confronto con la regione, confronto che avverrà oggi stesso, 26 novembre 2018, con il tavolo tecnico convocato a Firenze alla presenza dell'assessore regionale, da cui si spera che arrivino, se non delle soluzioni immediate, almeno dei chiarimenti e degli strumenti per iniziare ad affrontare i problemi in maniera strutturale.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento latte prezzi formaggi ovini

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