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Brexit, c'è chi (per ora) non la teme

"È meglio per entrambe le parti se ci facciamo da parte e lasciamo che i paesi dell'Ue continuino il loro cammino e si uniscano". L'intervista a Ben Robinson, allevatore dell'Hampshire, nel Centro-Sud dell'Inghilterra

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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Ben Robinson, allevatore dell'Hampshire
Fonte foto: Ben Robinson

"Non sono eccessivamente preoccupato della Brexit. Potrebbe forse esserci uno shock a breve termine, ma spero e aspetto che il mercato dei nostri prodotti trovi un nuovo equilibrio abbastanza presto dopo il 29 marzo".
È tranquillo Ben Robinson, allevatore di 31 anni dell'Hampshire, nel Centro-Sud dell'Inghilterra: la Brexit non lo intimorisce. Almeno, non per ora. AgroNotizie lo ha intervistato.

Da quanto tempo fai l'agricoltore?
"Ho iniziato a lavorare in azienda quando avevo solo 14 anni, prima durante le pause estive dalla scuola e dall'università, poi con ruoli via via più impegnativi, a tempo pieno. Ho sempre collaborato con aziende agricole gestite da altri; da tre anni a questa parte, invece, mi sono messo in proprio".
 
Quanti ettari coltivi e con quale destinazione?
"Kings Farm, la mia azienda, ha un'estensione di circa 270 ettari: quaranta ettari sono coltivati a foraggio per l'allevamento, che gestisco personalmente, mentre quattordici ettari sono occupati dalla vigna di famiglia, di cui si occupano i miei genitori. Nei periodi più impegnativi, come ad esempio quello della vendemmia, mi capita di dare una mano nel vigneto o in cantina. I restanti duecento ettari vengono coltivati da agricoltori vicini, che lavorano per nostro conto. Le colture principali sono grano, orzo da birra, colza e fagioli ma abbiamo destinato una parte di terreno anche alle colture foraggere per far pascolare il nostro gregge di pecore in inverno".

Vi dedicate anche all'allevamento?
"Quando mi resta un po' di tempo libero dalle mie abituali mansioni, do una mano con le operazioni di mungitura in alcuni allevamenti del posto. Ho un gregge di trecento pecore e allevo agnelli per la macellazione. Allevo anche vitelli, circa ottanta capi all'anno, che acquisto da un allevamento vicino quando hanno solo un anno di età e che vengono venduti al mercato del bestiame locale".

Parliamo di Brexit...
"I mercati delle carni bovine, dei seminativi e del vino inglese non dovrebbero venirne profondamente influenzati, almeno fino a quando i politici resteranno attenti e sensibili sull'argomento. Il Regno Unito è attualmente un importatore netto in tutti questi settori. Le carni ovine destano più preoccupazione, in quanto gran parte della produzione del Regno Unito arriva nei paesi dell'Ue. Se necessario ridurrò il numero delle pecore che allevo e aumenterò quello del bestiame. Stiamo valutando l'opportunità di inserire un caseificio nell'azienda agricola, in quanto una percentuale dei pagamenti delle sovvenzioni per il volume d'affari è molto più bassa nel settore lattiero caseario che in quello delle carni bovine, ovine o per l'agricoltura. Siamo anche in una zona dove piove molto, quindi il latte rappresenta una possibilità".

Il Parlamento britannico sta affrontando l'Agriculture Bill per sostenere gli agricoltori. Cosa ne pensi, per come è stato presentato?
"Penso che sia una valutazione realistica di dove dovremmo essere. L'attuale politica di pagamento degli agricoltori e dei proprietari terrieri per non fare nulla è alquanto indifendibile. Si spera che il nuovo regime consentirà ai contadini più innovatori di conquistare terreni abbandonati da coloro che non desiderano più coltivare".

Che cosa ti aspetti?
"La mia preoccupazione è che il governo inglese non abbia la capacità di pagare in modo efficiente e completo per il lavoro svolto, come richiesto dai nostri attuali progetti di fauna selvatica. Potrà esserci un miglioramento solo se gli agricoltori avranno fiducia nella nuova Agenda verde".

Hai qualche suggerimento da dare sull'Agriculture Bill o sulla politica agricola britannica in generale?
"Vorrei qualche riconoscimento finanziario, poiché spesso non possiamo essere efficienti come in altre parti del mondo. Rispetto agli Stati Uniti o alla Russia, ad esempio, le dimensioni dei nostri campi sono molto limitate e abbiamo molte più strade e insediamenti. Le fattorie sono spesso più frammentate a causa della natura del paesaggio, della struttura delle proprietà e della gestione della terra rispetto ai paesi del Nuovo mondo".

Come hai votato sulla Brexit? 
"Ho votato per uscire dall'Ue. Credo che, per far funzionare correttamente la zona euro, in futuro gli Stati membri dovranno essenzialmente armonizzarsi e diventare un solo paese, un'entità unica. Il popolo del Regno Unito non è mai stato eccessivamente entusiasta del progetto europeo. Abbiamo trascorso decenni a dire no alla maggior parte dei piani futuri dell'Ue e non avremmo mai accettato di fonderci con l'Europa. È meglio per entrambe le parti se ci facciamo da parte e lasciamo che i paesi dell'Ue continuino il loro cammino e si uniscano".

Come vedi il futuro dell'agricoltura nel Regno Unito?
"Vedo un settore moderno, dinamico e concentrato sulle esportazioni, in grado di reggersi finanziariamente con le proprie forze".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento carne azienda agricola interviste agricoltura nel mondo

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