Se il mais aiuta i suini

Migliorano i conti degli allevamenti, ma si riducono i margini delle industrie di trasformazione mentre aumenta il differenziale fra prosciutti Dop e generici

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Le quotazioni del suino pesante sono salite

I prezzi delle principali materie prime alimentari destinate alla suinicoltura continuano a scendere, sia in Italia che sui mercati internazionali; mentre salgono le quotazioni del suino pesante. Sono queste le cause del quinto aumento mensile consecutivo della redditività della fase di allevamento, e della parallela diminuzione della redditività della fase di macellazione.
Ma vediamo i numeri. A settembre, e rispetto ad agosto, il calo del prezzo del mais nazionale alla Borsa merci di Milano è stato del 6,3% (e ha raggiunto 198,30 euro/t); sempre alla Borsa di Milano è sceso anche il mais di origine comunitaria del 1,4% (225,50 euro/t). Un calo chiaramente segnalato anche dal dato tendenziale (confronto tra settembre 2013 e settembre 2012) arrivato a -26% per il mais nazionale e a -20,8% per il prodotto Ue.
Scende a settembre anche il mais statunitense: -13,5% rispetto ad agosto. Sale invece, ma in modo contenuto, la soia comunitaria che registra, sempre a Milano, un +2,4% raggiungendo quota 491,5 euro/t, che comunque si situa molto al di sotto dell’anno scorso: -15%.

Mercati in ripresa
Nel contempo il mercato dei suini da macello prosegue la sua corsa iniziata il giugno scorso: a settembre il pezzo medio mensile è cresciuto del +4,2% rispetto ad agosto. L’andamento positivo è inoltre confermato dal dato tendenziale che segna +0,3%. Una situazione favorevole che sta dando buoni frutti all’attività dell’allevamento. A settembre infatti, secondo gli indici Crefis (www.crefis.it), la redditività degli allevamenti italiani di suini è cresciuta del 5% rispetto ad agosto e del 5,2% rispetto allo stesso periodo del 2012.

Macelli in affanno
Al contrario è negativa, sempre a settembre, la perfomance dell’attività di macellazione. Proprio la crescita dei prezzi dei suini pesanti ha pesato sui macelli che, secondo gli indici Crefis, hanno registrato un peggioramento della redditività del 5,7% rispetto ad agosto. Si assottiglia, anche se rimane positivo, l’indice su base tendenziale: +2%. Una situazione dovuta anche al calo delle quotazioni dei lombi taglio Modena che alla Cun tagli sono scese del 3,2%, pur rimanendo positive (+2%) su base tendenziale.
Salgono i prezzi delle cosce fresche per prosciutto Dop che valgono, alla Cun tagli, +1,5% per la tipologia leggera e +1,8% per la pesante; mentre scendono quelli delle cosce fresche per crudo generico: -1,3% per la coscia leggera e -1,1% per quella pesante. Per le cosce, tutte le variazioni tendenziali sono positive.

Prosciutti generici contro prosciutti Dop
Tra gli stagionatori trova conferma la circostanza che produrre prosciutti generici rende di più che lavorare prosciutti Dop. Anche a settembre cala (-5,2%) la redditività della stagionatura del Parma leggero rispetto ad agosto e crolla (-19,5%) rispetto a un anno fa. Per i prosciutti generici, invece, la redditività aumenta dell’1,4% su base congiunturale e del 13% su base tendenziale. “L’ampliarsi del differenziale di redditività tra i prosciutti Dop e generici è una situazione seria che continua a preoccupare – sottolinea Gabriele Canali, direttore del Crefis – basti pensare che, secondo i nostri indici, a settembre la redditività dei prosciutti non tipici leggeri è stata del 26% più elevata di quella del prosciutto di Parma leggero”.

Per quanto riguarda il mercato, a settembre i prezzi dei prosciutti di Parma stagionati, sia leggeri che pesanti, sono risultati stabili rispetto ad agosto, mentre le variazioni tendenziali sono risultate negative (rispettivamente -7,1% e -4,5%).

Bilancia negativa
Il saldo commerciale dell’insieme dei prodotti della filiera (dai suini vivi alle carni fresche a quelle lavorate) nei primi 6 mesi dell’anno è peggiorato di 51milioni di euro; le esportazioni, infatti, hanno raggiunto i 604 milioni di euro, con un aumento del +1,6% rispetto allo stesso periodo del 2012, ma le importazioni in valore sono cresciute di ben il 5,9%, raggiungendo la cifra complessiva di 1,08 miliardi di euro. Da segnalare il forte aumento delle esportazioni verso gli Usa, dopo l’apertura del loro mercato alle nostre esportazioni di salumi a breve stagionatura: a giugno, si è registrato un aumento delle quantità esportate pari a poco meno del 20% rispetto al mese precedente.

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