Costerà caro ai suinicoltori garantire il benessere degli animali allevati rispettando le regole dettate da Bruxelles e che diverranno operative dal primo gennaio del prossimo anno. Il problema non è di oggi e anche Agronotizie ha avuto occasione a più riprese di occuparsene. Ma stando ad un'analisi dei costi presentata a Verona in occasione di Eurocarne, i provvedimenti legati al benessere insieme ai vincoli imposti dalla Direttiva nitrati rischiano di mettere fuori gioco la suinicoltura europea. Che già dal 2014 potrebbe trovarsi per la prima volta al di sotto dell'autosufficienza. L'allarme lo ha lanciato l'associazione dei suinicoltori (Anas), preoccupata per la probabile chiusura di molti allevamenti a causa dell'aumento dei costi di produzione. Una caduta produttiva che potrebbe far sentire i suoi effetti già nel 2014 aprendo così le porte, questo il timore del presidente di Anas, Andrea Cristini, alle importazioni extra Ue e in particolare dai paesi oggi in forte crescita, come il Brasile.

 

Costi elevati

Uno studio realizzato da Fedagri Confcooperative Lombardia ha calcolato che l'adeguamento delle strutture potrebbe comportare una spesa di circa 700 euro per suino allevato. Un investimento oggi impossibile, sostiene Cristini, con il mercato dei suini pesanti fermo a 1,25 euro al chilo, al di sotto dei costi di produzione. Mentre in altri Paesi si è intervenuti per sostenere gli allevatori nell'impegnativo compito di adeguamento degli impianti, in Italia si è rimasti al palo. E oggi dal presidente dei suinicoltori arriva la richiesta di una proroga, che sarà però difficile da ottenere, vista la ferma opposizione del commissario europeo alla Salute, John Dalli, a concedere rinvii.

E' così scatta una corsa contro il tempo nel tentativo, quando possibile, di mettere a norma gli allevamenti. Cosa complicata non solo per gli investimenti necessari, ma anche per talune incertezze che ancora si hanno sulle tante prescrizioni comunitarie in tema di misure e caratteristiche che le attrezzature di stalla devono rispettare.

 

Misure e tolleranze

Bene ha fatto allora Anas a divulgare in questi giorni alcuni orientamenti interpretativi della normativa sul benessere. Per i pavimenti le larghezze delle fessure e dei travetti (si veda Agronotizie della scorsa settimana) riguardano solo i fondi in calcestruzzo. Per quelli in plastica saranno i singoli Stati membri a dare indicazioni.

Pavimenti fessurati, tolleranze per le aperture
Ampiezza fessura Margine di tolleranza Categoria suini
10-14 mm +/- 2 mm

Lattonzoli (11 mm)

Suinetti (14 mm)

14-18 mm +/- 3 mm Suini all'ingrasso (18 mm)
14-20 mm +/- 3 mm Scrofette dopo la fecondazione e scrofe (20mm)

Chiarimenti sono arrivati poi per i limiti di tolleranza nella misura delle fessure dei pavimenti, che potranno variare di 2 o 3 millimetri in più o in meno rispetto a quanto stabilito. Maggiore tolleranza sarà poi riservata ai pavimenti parzialmente fessurati, che offorno agli animali confortevoli aree di riposo.

Nel calcolo della superficie libera a disposizione di ciascuna scrofa (2,25 metri quadrati) e scrofetta (1,64), la mangiatoia collocata a terra può essere inclusa nel calcolo. Sono poi ammessi i dispositivi di blocco individuali purché utilizzati per periodi di tempo limitati (ad esempio in occasione di trattamenti agli animali, pulizie, etc). Anche lo spazio di queste gabbie autobloccanti può essere incluso nel calcolo della superficie a disposizione degli animali, che devono però avere la possibilità di accedervi ed uscire.

 

Pagheranno gli allevatori

Questi orientamenti, ressi noti dalle autorità comunitarie in materia, aprono qualche spazio di manovra in più, ma certo non risolvono il problema degli allevamenti più “datati”, che dovranno comunque provvedere a importanti e costosi interventi. Che difficilmente potranno ribaltarsi sul prezzo finale, ma che finiranno per comprimere ancor più il segmento produttivo, ingrassatori in prima fila. Questa almeno è l'opinione espressa in occasione di Eurocarne da Gabriele Canali, dell'Università di Piacenza e direttore del Crefis. Ed è ancora Canali che ha voluto citare l'esempio della Francia, che ha sostenuto le aziende in modo incisivo e tempestivo, allineandosi per tempo alle disposizioni di Bruxelles. Come già avvenuto per il benessere delle galline ovaiole, l'Italia rischia così di arrivare in ritardo sulle scadenze per il benessere dei suini.