Sui banchi dei fruttivendoli inizia a comparire un nuovo prodotto che nuovo non è: il mango, che ora è made in Sicily. Perchè oramai questo frutto può essere coltivato nella "Terra del sole", con ottimi risultati per qualità e sapore. Una vera eccellenza e leccornia.

Da alcuni anni infatti in Sicilia c'è grande interesse per questa specie. Un'alternativa alle tradizionali colture ormai in crisi. I primi studi su questa pianta esotica hanno origine negli anni '80, grazie al lavoro del professor Calabrese. Nel 2003 la svolta. Claudio Monfalcone, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Sicilia ed esperto di frutti esotici assieme ad alcuni appassionati ed esperti pionieri, ad esempio Pietro Cuccio della Cupitur Srl, decidono d'investire su questo frutto, creando il primo impianto industriale presso Caronia (Me). Qui è stato possibile coltivare le varietà più promettenti innestandole su Gomera 3, un portinnesto affermato in tutto il mondo. E da quel momento mango e Sicilia non si sono più divisi.

"Oggi ci sono 55 ettari di mango in Sicilia - spiega Claudio Monfalcone - Ma grazie al nuovo Psr vorremmo arrivare a mille ettari in pochi anni. Siamo di fronte ad una grande opportunità ed i produttori siciliani devono coglierla. 
I nostri frutti sono succosi, profumati, dolci e molto belli da vedere. Nulla a che vedere col prodotto sudamericano, che arriva sulle nostre tavole tendenzialmente acerbo e poco colorato. E questa qualità può raggiungere tutti i principali mercati europei in 48 ore.
E non dimentichiamo la continuità che possiamo offrire, visto che si raccolgono da agosto a dicembre a seconda della varietà. E il guadagno c'è, se mediamente un produttore può ottenere 1,50-2,00 euro al chilo. Le varietà scelte, testate ed acclarate sono Glenn, Maya, Tommy Atkins, Kensington Pride, Osteen, Keitt. La prima è priva di fibre, vera attrazione per il mercato europeo, che permette al prodotto italiano di anticipare rispetto a quello spagnolo. In questo modo arriviamo in un momento ancora privo di mango e sicuramente remunerativo".
  
 
Frutto di mango in fase di sviluppo su pianta
(Fonte foto: © Ocongar -
Istockphoto)

"Un primo elemento di riflessione nella coltivazione del mango è l'elevato costo ad ettaro, circa 25 mila euro, che viene subito ammortizzato a partire già dal quarto anno. Il mango poi all'ottavo anno entra in piena fase produttiva in termini di quantità e di qualità fino al trentesimo anno.

Ma cosa occorre sapere prima d'impiantare il mango?
"Il primo aspetto è il clima. Ci devono essere almeno 8 mesi all'anno con temperature medie superiori a 10°C e la temperatura media del mese più freddo non deve essere inferiore a 6°C. Attenzione anche alle gelate ed alla ventosità. Seguendo queste indicazioni gli areali più adatti risultano essere quelli delle fasce costiere, comprese tra Terrasini (Pa) e Balestrate (Pa) e tra Bagheria (Pa) e Milazzo (Me)".
 
Frutti di mango maturi dopo la raccolta
(Fonte foto © Claudio Monfalcone)

"Poi giocano un ruolo importante le caratteristiche chimico-fisiche del suolo. Il mango si adatta ad un'ampia gamma di terreni, purché ben drenanti e con tessitura "franco-sabbiosa" o "franco-argillosa".
Anche l'acqua d'irrigazione deve fare la sua parte. Generalmente nei primo anni ci vogliono 3 mila m3 all'anno, poi dall'8° ci vogliono 5 mila m3 all'anno. Ed anche la qualità vuole la sua parte. Infatti alcuni parametri devono rispettare certi valori: la conducibilità elettrica deve essere <1500 microsiemens, il Cloro <125 ppm/litro, il Sodio <70 mg/litro, il Boro <0,7 mg/litro, sali disciolti <850 mg/litro".


L'aspetto vivaistico è un problema che deve essere risolto, sia per qualità che per aspetti fitosanitari.
"Non ci sono oggi in Sicilia e in Italia vivaisti capaci di fornire le piante e certificare le varietà ed i portinnesti, a parte qualche timida iniziativa di pochi. Per questo motivo siamo costretti ad acquistarle in Spagna, molto più avanti su questo fronte. Stiamo comunque lavorando per risolverlo"
 
Piante di mango in un impianto di 3 metri x 5 metri
(Fonte foto: © 
Squirral77 - Istockphoto)

Una volta che abbiamo individuato il luogo ed il terreno è tempo di fare l'impianto. E anche qui è necessario seguire le giuste indicazioni se si vuole produrre e guadagnare.
"Prima di mettere a dimora le piante è necessario eseguire una lavorazione profonda, preferibilmente a settembre-ottobre. Ma senza rivoltare il terreno. Lo scasso quindi va effettuato con ripuntatore o con escavatore, raggiungendo la profondità di 80-100 cm. Nella primavera successiva andrà effettuata una vangatura o erpicatura per livellare.
Le piante andranno messe a dimora tra la metà di aprile e la metà di maggio, rialzandole rispetto al livello del terreno di 20-30 cm grazie a baulature o letti rialzati. In questo modo si può sfruttare al meglio l'acqua e lo sviluppo delle radici.
I sesti d'impianto sono rettangolari con misure 3 metri x 5 metri. Esiste l'eccezione della cultivar Keitt che vuole sesti d'impianto più ristretti: 2,5 metri x 4 metri".


Per maggiori informazioni:
Claudio Monfalcone - Dirigente tecnico dell'Assessorato regionale Agricoltura Sicilia
Tel: 329 9045140
E-mail: claudio.monfalcone@regione.sicilia.it