BKT sfida il deserto

Inaugurato il nuovo stabilimento a Bhuj, in posiziona strategica nello Stato del Gujarat (India): una sfida logistico-ambientale da 500 milioni di dollari

Michela Lugli di Michela Lugli

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Ingresso del nuovo stabilimento BKT di Bhuj
Fonte foto: Agronotizie

Diventare leader mondiale sul mercato di pneumatici Off-Highway e raggiungere i 2 miliardi di dollari di fatturato entro il 2020: sono questi gli ambiziosi obiettivi di BKT, nata come azienda produttrice di gomme per bicicletta nel 1954 e diventata l'odierna Balkrishna Industries Ltd nel 1987.
 
Parte dello stabilimento BKT di Bhuj

Questi obiettivi sono stati annunciati il 5 dicembre in occasione della conferenza stampa internazionale organizzata da BKT a Mumbai per presentare il nuovo sito produttivo di Bhuj, città del distretto indiano di Kutch appartenente allo Stato del Gujarat.
 

 
La sua vicinanza al porto di Mundra, un tempo abitato da piccoli pescatori ma oggi grande hub industriale, sta attirando un sempre maggiore numero di compagnie di medie e grandi dimensioni tra cui, appunto, BKT.

Posizionata sullo scacchiere globale come mid-segment brand capace di competere per qualità e cura del cliente con i marchi premium, BKT entra nel mercato internazionale del pneumatico Off-Higway nel 1995 per approdare nel 2004 nel segmento dei pneumatici radiali destinati al settore agricolo, oggi core business aziendale.

Numeri e obiettivi
Presente in 130 Paesi e 5 continenti con oltre 2300 prodotti, BKT ha vissuto negli ultimi cinque anni un trend di crescita del 30 per cento toccando, nell'ultimo esercizio finanziario chiuso il 31 marzo 2015, il risultato di 850 milioni di dollari.

L'investimento in ricerca e sviluppo che oggi ammonta al 3,5 per cento del fatturato "arriverà - ha dichiarato Arvin Poddar presidente e amministratore delegato BKT nel corso di un'intervista ottenuta da AgroNotizie a Mumbai -, al 4 per cento".
 
Arvin Poddar, presidente e amministratore delegato BKT, in conferenza stampa
 

Il mercato OEM agricolo ammonta al 26 per cento ma, spiega ancora una volta il presidente, "vogliamo arrivare al 35 per cento nell'arco di due o tre anni. 
Pur trovandoci inseriti in un mercato globale molto difficile ma non negativo, dalla seconda metà del 2015 ci aspettiamo una risalita".

"La nostra quota di mercato attuale per il primo equipaggiamento in Europa - ha aggiunto - si attesta sul 10 per cento. Per quanto riguarda il mercato di sostituzione, siamo leader in Francia e Germania, mentre in Italia deteniamo una quota del 17-20 per cento".

Produzione: India mon amour
Dopo la scelta fatta nel 1987 di impiantare il primo stabilimento produttivo per pneumatici convenzionali e per prodotti Off-Highway dal 1995 nell'India occidentale, ad Arungabad, la casa costruttrice rimane saldamente legata alla propria terra di origine.
 
Uno dei bacini idrici dello stabilimento di Bhuj

"Non pensiamo di spostare la produzione in altri Paesi e non pensiamo a future acquisizioni perché al momento non ci sono case costruttrici disponibili in India" ha chiarito Arvin Poddar.
"Solo qui - ha spiegato - possiamo centrare l'obiettivo di ottenere il miglior prodotto al più basso costo. Non è competitiva nemmeno la Cina".

La scelta territoriale è stata mantenuta anche con l'apertura nel 2002 di un secondo sito produttivo a Bhiwadi, che ha visto l'avvio nel 2003 della produzione di pneumatici per ATV, giardinaggio e movimento terra. Nel 2004, contestualmente all'ingresso nel segmento dei pneumatici radiali agricoli con il lancio della gamma Agrimax, decolla la produzione di stampi a Dombivali e, nel 2006, nasce l'area produttiva di Chopanki
 
Conferenza stampa, da sinistra: Dilip M. Vaidya, Arvin Poddar e Rajiv Poddar

Oggi, nel 2015, l'apertura del sito di Bhuj conferma ancora una volta il legame al continente indiano, cui fanno naturalmente eccezione i quattro uffici esteri: uno in Europa, due negli Stati Uniti e uno in Canada.

"Attualmente - ha spiegato Arvin Poddar - siamo in grado di produrre formati da 17,5 pollici a 49 pollici e, nel 2016, amplieremo il range fino a 51 pollici. Questo, insieme al costante investimento in infrastrutture, ci ha permesso di raggiungere l'attuale posizionamento sul mercato".
 
E sono proprio gli investimenti ad aver portato i 15 acri della prima sede produttiva BKT a diventare 312, pari a circa 120 ettari, nella nuova area di Bhuji; una crescita evidente anche nel passaggio dalla produzione giornaliera dalle iniziali 10 tonnellate alle attuali 600 tonnellate. Nel 2017 diventeranno 800 tonnellate giorno.

Buhj, mossa vincente verso la leadership
In quanto a investimenti, la nuova struttura è frutto di un esborso pari a 500 milioni di dollari.
 

 
La costruzione dell'impianto di Buhj partita il 2 agosto 2010 è terminata con l'inaugurazione ufficiale nella prima settimana di dicembre 2015. Una sorta di corsa a ostacoli tra carenza di infrastrutture, di manodopera, assenza di acqua e corrente elettrica, difficoltà legate all'orografia dell'area prescelta e alle calamità naturali.
 
Una panoramica dello stabilimento e dell'area su cui sorge

Nata dalla necessità di disporre di maggiore capacità produttiva per raggiungere la leadership nel comparto Off-Higway, la struttura di Bhuj ha iniziato la produzione nel 2012 ed è arrivata a marzo 2015, nove mesi prima dell'inaugurazione ufficiale di dicembre, a superare le 100 tonnellate al giorno.

"L'obiettivo - ha spiegato Rajiv Poddar, managing director -, è portare la capacità dell'impianto di Bhuj a 120mila tonnellate all'anno", che sommate alla produzione degli altri impianti eleva la capacità produttiva del gruppo a 300mila tonnellate all'anno.
 
Il circuito prove con alle spalle una stampa di quello che sarà il centro R&D

Ma il "sogno divenuto reatà" della casa indiana non si ferma qui: nel 2016 l'intera Ricerca&sviluppo verrà trasferita nell'area dedicata nel sito di Bhuj. Qui, nei 3 mila metri quadrati a disposizione, troveranno posto 2500 addetti, laboratori con tecnologie all'avanguardia e un'area testing esterna di circa 10 ettari dotata di sei differenti test track.
 
House colony interna allo stabilimento, dedicata ai dipendenti e alle loro famiglie

Pensata per i dipendenti, la zona residenziale di housing colony è completa di ospedale, centro sportivo, scuola e vigili del fuoco. Per gli ospiti è stata invece creata la "White house" completa di tutti i comfort.
 
La "White house" per gli ospiti

Per chi pensasse che "la grande opera di Bhuj" rappresenti un punto di arrivo per BKT, la smentita arriva puntuale dalle parole di Arvin Poddar che si dichiara pronto a iniziare la costruzione di un nuovo stabilimento, naturalmente su suolo indiano, già a partire dal 2020. La location? Ancora sconosciuta.

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