Prima di fare voli pindarici dovremo constatare che fuor di ogni dubbio si dovrà produrre quello che vuole il mercato - un mercato però profondamente influenzato dalle strategie di marketing delle grandi aziende industriali in accordo con i grandi distributori al dettaglio. 

 

Un banalissimo punto fermo: da sempre il mondo è diviso fra chi è ricco e chi è povero. Dopo qualche decennio di illusioni ora questa dicotomia è sempre più accentuata, soprattutto per i consumi. Per il consumo alimentare abbiamo chi deve spendere poco e chi può spendere molto.

Paradossalmente oggi il povero è tendenzialmente pasciuto e il ricco tendenzialmente snello. Il povero compra grandi quantità di calorie al prezzo unitario più basso possibile - riempie carrelli con prodotti calorici, di basso prezzo e bassa qualità. Il ricco compra invece poche calorie ad alto prezzo unitario (che siano biologiche, vegane o gourmet poco conta).

 

Questa tendenza ben conclamata è ribadita da una recente certificazione statunitense, oggi in grande diffusione: il Clean Label Concept.

Il Clean Label Project è un organismo no profit che imparzialmente valuta i prodotti di largo consumo effettuando operazioni di informazione ed educazione dei consumatori. Fra gli obiettivi dell'organismo: la semplificazione del packaging, l'adozione di pratiche sostenibili per l'ambiente e, soprattutto, l'accorciamento delle liste degli ingredienti, cercando alternative naturali agli additivi sintetici. Per questo ultimo punto mi piace fare una sottolineatura. Vorrei riportare come la ricerca scientifica stia evidenziando come alcune sostanze largamente utilizzate dall'industria alimentare come additivi siano potenzialmente dannose per l'organismo. 

 

Una delle branche della medicina in maggiore sviluppo negli ultimi 10 anni è la gastroenterologia - in particolare lo studio della funzionalità dell'intestino e dei microrganismi che lo abitano (il famoso microbiota). Un esempio: molte ricerche hanno notato come gli emulsionanti (codice E da 400 a 499) agiscano sul muco che ricopre le pareti del nostro intestino causandone la riduzione. E questo porterebbe a maggior incidenza di reflusso gastro esofageo, intestino irritato o infiammato (IBS o IBD), poi addirittura poliposi o addirittura cancro a stomaco e colon.

 

Come dice quello straordinario divulgatore che è Pier Luigi Rossi (uno dei miei preferiti sul web e non solo - da seguire): bisogna mangiare più cibo e meno prodotti alimentari.

 

Qui la nota agricola: il cibo si fa in campagna e (magari) dovrebbe essere per tutti e non per pochi fortunati.