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Niente è gratis, anche in agricoltura digitale

Sul mercato esistono diverse soluzioni per l'agricoltura digitale: alcune a pagamento, altre gratuite (almeno in apparenza). Ecco come valutarle

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Tutte le soluzioni di agricoltura digitale si pagano, in un modo o nell'altro
Fonte foto: © kanachaifoto - Fotolia

Il mondo del digitale sta entrando sempre più in profondità nel settore primario. Oggi gli agricoltori hanno a disposizione un gran numero di strumenti digitali per fare meglio il proprio lavoro. Dai gestionali che eliminano la carta in azienda e semplificano i processi produttivi, fino alle piattaforme online per le previsioni meteo e il supporto alle decisioni agronomiche (Dss). Negli Stati Uniti oltre il 60% delle imprese agricole utilizza almeno una soluzione di agricoltura digitale, in Italia siamo molto più indietro, ma le cose stanno cambiando.

Molti agricoltori nostrani quando sentono parlare di agricoltura digitale storcono il naso. Un po' perché, per quelli della 'vecchia scuola', agricoltura non fa rima con computer. Un po' perché, quando si arriva al dunque, c'è da aprire il portafogli per pagare i nuovi strumenti. E si sa, in un periodo storico in cui il mercato valorizza poco i prodotti agricoli, molti sono propensi a tagliare i costi, piuttosto che a fare investimenti.

Non è detto però che all'agricoltore sia richiesto di pagare un abbonamento per usufruire di certi servizi, anzi, molte compagnie offrono soluzioni tecnologiche chiavi in mano senza chiedere nulla in cambio, almeno apparentemente. Cerchiamo allora di fare chiarezza per capire i pro e i contro delle varie soluzioni e se quelle free sono davvero gratis.
 

Cinque business model

Ci sono almeno cinque modelli di business dietro ai servizi di agricoltura digitale.
  • Abbonamento. E' la soluzione più lineare: si paga per un servizio. L'agricoltore si abbona ad una piattaforma e usufruisce di un prodotto che garantisce la protezione dei dati condivisi.
  • Servizi premium. E' molto simile alla precedente. La società garantisce una versione gratuita per ingolosire il possibile cliente e poi offre i servizi più interessanti a pagamento.
  • Fidelizzazione. Molti agricoltori utilizzano le piattaforme che sono messe a disposizione gratuitamente dalle compagnie a cui si affidano per l'acquisto di sementi, fertilizzanti o agrofarmaci. Per i primi si tratta di un servizio di qualità a costo zero. Per i secondi di un modo di fidelizzare i clienti.
  • Vendita di dati. Alcune società offrono piattaforme di agricoltura digitale gratuite e complete di ogni funzionalità. L'unica cosa da fare è sottoscrivere un contratto di utilizzo in cui si concede alla società di sfruttare e trasferire a terzi i propri dati.
  • Sconto sulla polizza. E' forse il modello più nuovo apparso sul mercato. L'agricoltore è spinto a sottoscrivere un servizio di agricoltura digitale in cambio di uno sconto sulla polizza assicurativa o ad uno sconto su un mutuo o fido bancario.
 

I pro e i contro dei cinque modelli

Gli ultimi due modelli sono quelli più 'interessanti' da analizzare perché si inseriscono perfettamente nel modello di net economy che stiamo vivendo, dove sono i dati dei consumatori la vera ricchezza a cui mirano le aziende.

Il modello 'vendita di dati' è quello che ha fatto la fortuna di società come Facebook o Twitter. Offro un servizio di qualità e utile all'utente (non cliente, attenzione) e vendo alle aziende i dati dei miei sottoscrittori, a cui poi indirizzo messaggi di marketing microtargettizzati. Nel caso delle aziende agricole non si tratta però di condividere dati su passioni musicali o idee di viaggio, ma informazioni sulle colture seminate, sulle rese, sugli agrofarmaci utilizzati e così via. Informazioni che non è detto che l'agricoltore voglia comunicare ad altri.

Il modello 'sconto sulla polizza' è invece quello più nuovo. In un altro ambito, quello delle assicurazioni mediche, abbiamo visto come alcune compagnie regalino smartwatch ai propri clienti offrendo scontistiche sulle polizze. Il motivo è presto detto: gli smartwatch monitorano lo stato di salute del sottoscrittore e permettono alla compagnia di modulare meglio la propria esposizione al rischio. Fai sport e ti muovi? Il prezzo della polizza scende. Passi le giornate al pc o sul divano? Sale.

In ambito agricolo la situazione è simile. Una assicurazione può monitorare il comportamento del proprio assicurato valutandone la rischiosità. Più la gestione agronomica del campo è poco accurata o difforme dai consigli dati dalle piattaforme di supporto alle decisioni, più il premio della polizza sale.

Un esempio? Poniamo che un cerealicoltore utilizzi un Dss per determinare la quantità di fertilizzante da impiegare in campo, ma che poi faccia di testa sua, aumentando la dose a dispetto del suggerimento dato dalla piattaforma. Un comportamento siffatto sarà valutato negativamente dalla compagnia di assicurazione perché espone le piante ad un maggiore rischio di allettamento in caso di temporale.

Per le banche è lo stesso. La capacità di un sottoscrittore di ripagare il proprio mutuo è direttamente correlata alla perizia con cui gestisce la propria azienda agricola. Nel caso di un allevamento di bovine da latte, ad esempio, monitorare la tipologia e quantità di mangime introdotta in azienda è un indicatore della qualità delle razioni somministrate alle bovine e dunque del latte prodotto.

Non esiste un modello migliore rispetto ad un altro. L'abbonamento o l'accesso a pagamento solo a servizi premium tutelano meglio la privacy dell'azienda agricola, evitando che le informazioni vengano cedute a terzi o utilizzate per attività di marketing. Ma, d'altra parte, richiede un pagamento diretto.

Il modello 'fidelizzazione', gratuito o quasi, sconta il fatto che l'agricoltore non possa essere sicuro al 100% che la piattaforma sia imparziale nel valutare prodotti e soluzioni agronomiche. Un Dss messo a disposizione da una azienda che produce agrofarmaci suggerirà prioritariamente (o esclusivamente) i prodotti dell'azienda stessa.

La 'vendita dei dati' e lo 'sconto sulla polizza' hanno il grande vantaggio di essere completamente gratuiti, ma l'agricoltore deve essere cosciente che i propri dati saranno ceduti a terzi o verranno utilizzati da banche e compagnie di assicurazione per monitorarne l'attività. Il rischio è che molte aziende agricole, complice la crisi, sottovalutino questo aspetto sottoscrivendo, per semplicità, soluzioni che non prevedono il pagamento immediato di un abbonamento.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: assicurazioni innovazione agricoltura digitale agricoltura 4.0

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