Pecorino Romano, è tempesta perfetta sulla filiera ovina

Costi di produzione lievitati in Sardegna del 100% per la guerra in Ucraina, minore disponibilità di latte a causa della siccità e con blue tongue che ha inciso sulla resa casearia del latte. Il presidente del Consorzio di Tutela Gianni Maoddi lancia l'allarme

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Secondo il presidente del Consorzio di Tutela Gianni Maoddi, gli sforzi fatti per incrementare la redditività della filiera sono stati azzerati
Fonte foto: Consorzio di Tutela del Pecorino Romano

La guerra in Ucraina che ha fatto volare i costi, la siccità dello scorso inverno che ha bruciato i pascoli e blue tongue che ha tagliato la resa casearia del latte ovino sardo: è questa la tempesta perfetta che sta mettendo in difficoltà l'intero comparto ovino sardo.

 

"È un momento molto complicato, in cui l'intera filiera è soggetta a pesanti rincari, anche del 100%. Aumenti che vanno dall'energia ai carburanti, dalle materie prime fino ai cartoni per le confezioni, e poi mangimi, concimi e gasolio. Rincari che pesano sugli allevatori, ma anche sui trasformatori, e che di fatto vanificano tutti gli sforzi fatti finora per portare il Pecorino Romano a un valore mai raggiunto sul mercato, azzerando l'aumentato margine di guadagno per la necessità di dover far fronte a costi di produzione alle stelle". L'allarme è del presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano Dop, Gianni Maoddi.

 

L'iniziativa del Consorzio con le banche

Un'emergenza vera e propria, che potrebbe far precipitare le sorti del comparto. Perciò il Consorzio sta già facendo la sua parte per provare a limitare i danni. "Abbiamo negoziato con alcune banche l'aggiornamento dei costi di produzione del Pecorino Romano sottoposto a pegno rotativo, in modo da poter garantire un prestito più adeguato a chi ne faccia richiesta, per aiutarlo ad affrontare gli aumenti che interessano l'intera filiera", spiega il presidente.

 

Il tavolo dell'ovicaprino

Su una produzione totale di 540.952 ettolitri di latte certificato per la Dop nella campagna 2021-2022 da ottobre a febbraio sono state prodotte 9.297 tonnellate di Pecorino Romano. "Sono numeri importanti che ci permettono di avere un posto da protagonisti al tavolo ovicaprino nazionale, ma che rischiano di essere compromessi da aumenti davvero senza precedenti, che come detto vanificano la maggiore remunerazione", ribadisce Maoddi.

 

Il Tavolo convocato a Roma è stato anche l'occasione per illustrare alcune delle più importanti azioni messe a punto negli ultimi anni per sostenere, rilanciare e diversificare la Dop, con l'obiettivo di allargare la presenza del prodotto nei mercati internazionali, oltre che in quello nazionale. Intanto le modifiche al Disciplinare di Produzione, ora nelle mani del Ministero che dovrà esaminarlo in Conferenza delle Regioni. "Ci auguriamo che da Roma si pronuncino in maniera positiva nel più breve tempo possibile, perché ci sono risposte commerciali importanti che dobbiamo dare al mercato", dice Maoddi.

 

Il calo della produzione

La produzione di Pecorino Romano nel periodo fra ottobre 2021 e febbraio 2022 segna un calo del 12,9% (-11% a fine marzo 2022, secondo gli ultimi dati del Consorzio Tutela) rispetto a quella della campagna precedente. Il motivo va cercato nella carenza di latte dovuta alla situazione non ottimale delle greggi, per i ritardi dei parti e soprattutto per la recrudescenza della blue tongue: oltre 123mila casi con sintomi clinici con 41.648 capi morti dalla scorsa estate al 21 aprile scorso, secondo l'Istituto Zooprofilattico della Sardegna. Ma ha inciso anche la carenza di pascoli legata alla siccità invernale e primaverile, ma anche di materie prime sostitutive, che hanno generato inoltre un calo importante della resa casearia, circa 10mila quintali di prodotto.

 

I prezzi attuali divorati dai costi

Sul mercato oggi si rilevano prezzi del Pecorino Romano mai registrati prima, venerdì 22 aprile il formaggio ha confermato i 10,65 euro al chilogrammo sui minimi e 10,95 euro sui massimi in Borsa Merci a Milano, valori influenzati dalla ridotta disponibilità della produzione 2021. E bene o male il latte ovino sardo ha prezzi massimi da 1,10 euro al litro, ma ciò nonostante il margine di guadagno dei pastori è diminuito a causa dell'aumento dei costi, quando non è stato già azzerato.

 

"La nuova produzione sarà vendibile dal mese prossimo e da quel momento potremo valutare esattamente il livello dei consumi e dei prezzi", spiega Maoddi sollecitando però un nuovo corso dell'intera politica agricola. "Oggi più che mai ci rendiamo conto che mancano le materie prime e siamo tutti costretti a pagare prezzi esagerati spostando la ricchezza altrove, il sistema deve essere rivisto, bisogna incentivare chi produce anziché dare aiuti inutili per non produrre e se poi la remunerazione non fosse sufficiente bisogna intervenire per riequilibrare il reddito della produzione primaria. E poi - conclude il presidente del Consorzio - urgono incentivi ad agricoltori e allevatori per stare nelle campagne, cosa che risolverebbe il problema dello spopolamento e della disoccupazione creando benefici per l'intera economia della nostra Isola".

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