Quote latte, altri errori

La Corte di Giustizia Europea ha emesso una nuova sentenza che conferma come in alcuni casi le norme nazionali siano state in contrasto con i regolamenti comunitari

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Ora la parola torna alla Giustizia italiana, ma il nodo da sciogliere resta quello delle multe e della loro correttezza (Foto di archivio)
Fonte foto: © Nitr - Fotolia

"L'Articolo 16, paragrafo 1, del Regolamento (CE) n. 595/2004 della Commissione, del 30 marzo 2004, recante modalità d'applicazione del regolamento (CE) n. 1788/2003 del Consiglio che stabilisce un prelievo nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale per effetto della quale beneficiano in via prioritaria della restituzione del prelievo supplementare riscosso in eccesso i produttori con riferimento ai quali gli acquirenti abbiano adempiuto il loro obbligo di versamento mensile di tale prelievo".

 

Le regole europee

E' questa la Sentenza emessa il 13 gennaio dalla Corte di Giustizia Europea che arricchisce di un nuovo capitolo la mai conclusa vicenda delle quote latte.
Uscendo dal "gergo" della burocrazia legislativa, ancora una volta i giudici europei confermano che le norme italiane che hanno regolamentato questa complessa materia non hanno seguito come dovuto le indicazioni dei dettati comunitari.
Non è la prima volta, era già successo ad esempio nel 2019 quando a ricorrere alla giustizia europea è stato il Caseificio San Rocco, che contestava i calcoli per la restituzione dei prelievi (le multe) non dovuti, come riferito da AgroNotizie.


Il ricorso

Il caso attuale ha origine dal ricorso presentato da un gruppo di allevatori e si riferisce alla campagna lattiero casearia 2005-2006.
Il "passaggio" della normativa contestato prende le mosse dai privilegi accordati ai produttori che avevano adempiuto all'obbligo di versamento mensile del prelievo.
Questi ultimi avrebbero beneficiato, per dirla in breve, di una condizione di priorità nel calcolo e nella restituzione delle multe non dovute.
Una regola, affermano i giudici europei, che è in contrasto con quanto previsto dai regolamenti europei (in questo caso il 504/2004) in vigore in quel momento.


Ora tocca all'Italia

Come per le precedenti vicende giudiziarie che hanno avuto per protagonisti le quote latte, la sentenza della Corte non risolve il contenzioso, ma si limita a indicare al giudice nazionale quale sia il "metro" da utilizzare per dare una risposta conforme alla decisione della stessa Corte.
Per leggere la parola "fine", se mai sarà scritta per questa lunghissima vicenda, bisogna dunque attendere ancora e i tempi della Giustizia, si sa, non sono rapidi. Sempre che le prescrizioni non arrivino prima, come già avvenuto.


La parte più difficile

L'episodio ripropone tuttavia il problema di fondo, cioè la correttezza dei dati relativi alla produzione di latte, al superamento delle quote e alle multe comminate sulla base di questi numeri.
Un quesito forse irrisolvibile, che rende ancora più complicato trovare un punto di equilibrio fra chi si è attenuto alle regole e chi no.
Un motivo in più per rivedere il calendario delle operazioni di riscossione delle multe, almeno per quelle ancora esigibili.


I commenti

La sentenza è stata commentata dal presidente di Copagri, Franco Verrascina, che chiede di trovare una soluzione politica per chiudere definitivamente questa vicenda, tenuto conto che in molti casi i prelievi supplementari sono stati dichiarati nulli.
Parere analogo è quello espresso dal sottosegretario all'Agricoltura, Gian Marco Centinaio, che pone l'accento su questa ennesima conferma della validità delle istanze che da anni sono portate avanti dai produttori di latte.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: latte leggi e decreti quote latte

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