Consorzio tutela agnello di Sardegna, pastori aderenti al 70%

Ma per il presidente Cualbu serve rafforzare ulteriormente la certificazione degli agnelli, per poter far fronte comune alla concorrenza internazionale

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Con il decreto Competitività in arrivo il premio suppletivo sugli agnelli macellati a marzo di 9 euro
Fonte foto: © Consorzio per la tutela dell'Igp agnello di Sardegna

Il Consorzio di tutela dell'agnello di Sardegna Igp punta a rafforzare ancora di più la sua base, in una prospettiva di crescita economica che gli permetta di imporsi sulla concorrenza, sempre più agguerrita, e riunisca sotto un unico simbolo tutti gli allevatori della Sardegna. Per questo sta per partire una nuova campagna di adesione al sistema di certificazione Igp, rivolta a quel 30% di allevatori sardi che ancora non hanno aderito. Eppure, già nel 2019, gli agnelli macellati certificati Igp secondo il Contas avevano già raggiunto il 75%: ma si può fare di più.

"Il 70% degli allevatori sardi marcia unito sotto il simbolo dell'agnello Igp di Sardegna - spiega il presidente del Contas, Battista Cualbu - un segnale già forte, che ci permette di distinguerci rispetto alle produzioni concorrenti del resto del mondo, perché ci poniamo sul mercato con una presenza che piano piano stiamo conquistando. Ma questo non basta: bisogna che tutti gli allevatori sardi si identifichino in quel simbolo. Non è solo una questione di prezzo e di convenienza immediata, ma di lungo termine: occorre che tutti i consorziati abbiano consapevolezza che questo può garantire la sopravvivenza stessa della filiera".
 

Allevare agnelli Igp e aiuti Pac

Allevare sotto il marchio Igp poi conviene anche sotto il profilo degli aiuti della Politica agricola comune. Infatti, per gli agnelli certificati Igp ogni anno è prevista una premialità di circa 6 euro a capo attraverso la misura comunitaria del sostegno accoppiato. Inoltre, per le annate 2019 e 2020 per gli agnelli macellati a marzo ed aprile si aggiungeranno ulteriori 9 euro a capo percepiti attraverso il "decreto Competitività", che il Governo ha predisposto per attenuare le perdite del settore agricolo a seguito dell'emergenza Covid-19.

La qualità e gli ottimi prodotti, uniti a una buona comunicazione e promozione, non bastano di fronte alla concorrenza, che sta puntando sulla produzione di carne ovina sempre più richiesta a livello mondiale. Occorre far contare di più il segno distintivo dell'Igp, e certificare è facile ed economico.
 

Psr, c'è l'adesione incentivata all'Igp

"L'adesione al circuito certificato Igp da parte degli allevatori non si rivela difficile dal punto di vista tecnico – spiega il direttore del Contas Alessandro Mazzette - e neppure nel sostenimento dei costi di certificazione i quali vengono interamente rimborsati attraverso i fondi previsti nella misura 3 del Programma di sviluppo rurale Sardegna 2014-2020 - sottomisura 3.1, che incentiva la nuova adesione di agricoltori ai regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari".

Il sostegno viene erogato come sovvenzione concessa a titolo di incentivo per la prima partecipazione ai regimi di qualità, sotto forma di pagamento annuale, in base ai costi di certificazione realmente sostenuti ed in base ai giustificativi di spesa che attestano sia l'ammontare che la natura dei costi, per un periodo massimo di cinque anni. L'aiuto è concesso per un importo pari al 100% delle spese ammissibili sostenute.

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: allevamento carne pac psr ovini zootecnia marchi di tutela

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