Basilicata, in arrivo la nuova legge sugli usi civici

Oltre 10mila aziende agrosilvopastorali sono interessate a regolarizzare la propria posizione sul titolo di possesso dei fondi

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Pascolo in montagna, in situazioni come queste è frequente l'utilizzo di terreni dei demani comunali sui quali insistono gli usi civici
Fonte foto: © Angelo Gamberini - AgroNotizie

La Basilicata torna a normare la determinazione e l’utilizzo dei suoli dei demani indisponibili dei comuni montani destinati all’utilizzo agrosilvopastorale mediante i così detti usi civici.
Al fine di restituire certezza sul titolo di possesso dei terreni ad agricoltori ed allevatori, che in molti casi solo così, con il riconoscimento dell’esistenza del diritto ed il suo pagamento, potranno finalmente avere accesso alle misure a superficie della Pac sia quelle relative al primo che al secondo pilastro. Una questione che in Basilicata interessa oltre 10mila aziende agricole.
 
In tutto il Mezzogiorno gli usi civici risalgono all’eversione dal feudalesimo, avvenuta in epoca napoleonica, quando i terreni dei feudi, comunque già concessi dai signori all’utilizzo da parte degli agricoltori e dei pastori, furono attribuiti al demanio indisponibile dei nascenti comuni.
Mantenendo in capo agli agricoltori e agli abitanti delle singole comunità il diritto di utilizzo di queste terre, in molti casi di antichissima origine.
 
Variamente denominati - fida pascolo, legnatico o altro - i diritti derivanti dagli usi civici sono stati poi successivamente e solo parzialmente normati dal legislatore italiano negli anni '30 del secolo scorso (regi decreti sugli usi civici riconosciuti) ed infine vengono normalmente esercitati mediante la stipula tra ente concedente ed agricoltori singoli o associati di un atto di enfiteusi, diritto reale molto penetrante e simile per molti versi a quello di proprietà.
Ma a patto che non vi sia chiarezza sull’esistenza e determinatezza dell’uso civico stesso e sulla sua origine e la possibilità di inserirli nei Piani di assestamento forestale.
 
"Abbiamo recepito le istanze di modificare la legislazione esistente che non ha prodotto nessun importante risultato sugli usi civici" ha dichiarato il sedici maggio in conferenza stampa l’assessore regionale alle Politiche agricole e forestali Luca Braia.

"Abbiamo preso un impegno forte e, dopo meno di dodici mesi di lavoro insieme ai componenti del tavolo tecnico costituito, siamo riusciti a mantenerlo con un approccio collaborativo e condiviso delle parti coinvolte, approvando in Giunta un testo normativo che rivoluziona la materia, che riduce i tempi e le procedure, che introduce la tecnologia e l’informatizzazione della gestione e che procura vantaggi evidenti e benefici per l’intera collettività”.
 
Lo snellimento concreto nella gestione amministrativa del territorio regionale avrà un impatto su tutti e 131 i comuni lucani interessati. Dal 2009, ultimo regolamento sugli usi civici sottoscritto, solo ventiquattro comuni hanno sottoscritto la convenzione per la nomina dei periti e di questi solo otto hanno poi consegnato la perizia.
Il comitato tecnico usi civici è stato ricostruito solo a luglio del 2015 e, ad oggi, solo una perizia è stata vagliata dal comitato a fine aprile 2016.
 
"E’ arrivato il momento di dare un nuovo corso alla gestione degli usi civici in Basilicata, tematica che impatta su più di 110mila ettari di territorio e coinvolge più di 10mila aziendeha sottolineato Braia.
 
“Agricoltori e cittadini risolvono con queste nuove norme problemi storici, potendo anche diventare proprietari, condonando gli abusi realizzati. I comuni possono implementare le entrate finanziarie, si sviluppano opportunità professionali per tecnici e periti e, soprattutto - sostiene l’assessore Braia - l’intero territorio regionale con il riordino dei demani civici avrà gli strumenti per completare i regolamenti urbanistici e risolvere tutte quelle situazioni in cui l’originaria destinazione agrosilvopastorale dei terreni risulta irrimediabilmente compromessa”.
 
La legge prevede, tra l’altro, la formazione professionale ai funzionari interni alle Pubbliche amministrazioni ed ai tecnici esterni, la contribuzione per la redazione delle perizie, le anticipazioni a fondo perduto per consentire le stipule degli atti di concessione e gli eventuali riscatti.
 
"Per questo motivo entro il 2017 la Regione Basilicata dovrà incrementare le risorse economiche oggi disponibili, utili ad avviare il processo e che dovranno essere adeguate per attuare la nuova normativa" ha concluso Braia.

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