Adesso è ufficiale: dopo 1490 giorni di embargo, il maialetto sardo può essere commercializzato liberamente anche oltre i confini sardi, consentendo alle imprese della Sardegna di tornare su un mercato che vale 250 milioni di euro all’anno.

 Il via libera è stato formalizzato venerdì pomeriggio dal ministero alla Salute che ha confermato la possibilità di poter esportare il porcetto trattato termicamente a condizione di un accordo di filiera tra gli allevatori, macellatori e trasformatori. Volendo in questo modo premiare e dare fiducia all'asse Coldiretti Associazione industriali delle carni e dei salumi che in stretto contatto con allevatori e trasformatori ha lavorato per assicurare e garantire un prodotto sicuro e genuino.

Si pone così fine al lungo embargo, che aveva preso le mosse dopo le misure di contenimento imposte dall’epidemia di Peste suina africana, che nel 2004 aveva colpito la Sardegna con quella che resta ad oggi la più grave epidemia del genere sull’isola: circa 400 allevamenti furono sottoposti ad abbattimento, con oltre 17.000 suini abbattuti e distrutti. Attualmente la situazione epidemiologica sembra evolvere in maniera favorevole, con il riscontro di focolai in numero sempre più decrescente dal 2004 fino ad oggi. Ma il pericolo del contagio aveva imposto la guardia alta dell’embargo.

“E' una giornata storica per tutta la Sardegna – la definisce il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu - Grazie alla collaborazione con Assica abbiamo liberato il simbolo dell'agroalimentare sardo che era confinato nel perimetro sardo da oltre 4 anni. Ben 49 mesi di sofferenza durante i quali abbiamo lavorato seriamente per arrivare a questo risultato.
Di fondamentale importanza è stata la deroga che ha consentito al maialetto di essere presente per l'Expo; una vetrina internazionale durante la quale, in sinergia con gli allevatori e trasformatori abbiamo dimostrato al mondo che in Sardegna, nonostante gli innumerevoli errori commessi, riusciamo ad allevare in sicurezza un animale sano e genuino. I trasformatori, in prima linea la Genuina di Ploaghe, sono stati un esempio investendo, in un periodo nero per il suino, in nuove tecnologie come il termizzato che per il contingente ha consentito di avere il via libera alla commercializzazione e per il futuro rappresenterà uno strumento che rafforza le potenzialità e i target commerciali del nostro prodotto”. 


“E' un punto di partenza che dà fiducia ad un settore su cui in pochi credevano – commenta il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba - Il lavoro da fare, come abbiamo sempre detto, è ancora lungo, ma adesso si può affrontare con più ottimismo. Stiamo ridando credibilità ad un prodotto unico ed inimitabile che solo noi sardi ci possiamo vantare di avere, e per questo ringrazio Assica, gli allevatori e i trasformatori con i quali abbiamo collaborato a stretto contatto. Questo ci deve servire da esperienza. Adesso dobbiamo lasciare da parte le polemiche e fare squadra per procedere uniti. Il settore suinicolo ci può riservare importanti opportunità economiche ed occupazionali”. 

Assica è molto soddisfatta di questo importante risultato - dichiara il direttore Davide Calderone - che grazie all’importante collaborazione con Coldiretti Sardegna, premia innanzitutto gli operatori del settore che operano con serietà e nel rispetto delle regole.
Nel sottolineare questa rilevante opportunità di sviluppo per la suinicoltura sarda
non va dimenticato che il principale problema riguarda la persistenza sull'isola della Peste suina africana, per l'eradicazione della quale è quanto mai opportuno produrre il massimo sforzo da parte delle istituzioni regionali e nazionali; gli imprenditori onesti sono come sempre in prima linea nel fornire il loro supporto alla causa. Ricordo che le perdite commerciali per la filiera suinicola nazionale dovute all’attuale situazione si possono prudenzialmente stimare in circa 250 milioni di euro all'anno di esportazioni”.