La ricetta di Unipeg per sconfiggere la crisi

Bilancio positivo per il gruppo cooperativo leader nel settore delle carni bovine

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Il presidente di Unipeg, Fabrizio Guidetti

Riduzione dei consumi e contrazione del numero di capi macellati. Questo lo scenario nel quale si muove il comparto delle carni bovine in Italia, che dopo aver ceduto il primo posto alle carni suine (con 2 milioni di tonnellate ) ha dovuto ora lasciare il passo anche alle carni avicole che con una produzione di 1,54 milioni di tonnellate hanno retrocesso al terzo posto quelle di bovino, ferme a 1,47 milioni di tonnellate. Colpa della crisi generale che ha eroso potere di acquisto delle famiglie e anche di un progressivo mutamento delle preferenze alimentari in atto da tempo.

 

I risultati

Questa evoluzione del mercato ha imposto ai protagonisti del settore delle carni bovine un intenso processo di razionalizzazione e di riorganizzazione delle proprie attività. E' quanto accaduto in Unipeg, la società cooperativa nata nel 2004 dalla fusione di Unicarni (Reggio Emilia) e di MCLC (Pegognaga), che con i suoi 1.194 soci e oltre 276mila capi bovini macellati rappresenta in questo settore un punto di riferimento nazionale. Unipeg conta oggi due stabilimenti di produzione, quasi 300 dipendenti e complessivamente 600 persone occupate. Grazie ad una attenta politica di ottimizzazione delle produzioni e di riduzione dei costi, Unipeg ha potuto chiudere il 2009 con ottimi risultati, in netta controtendenza rispetto all'andamento del settore delle carni bovine. Lo ha messo in evidenza il presidente di Unipeg, Fabrizio Guidetti, nell'illustrare i dati del bilancio dello scorso anno, i cui numeri chiave sono di oltre 270mila capi macellati (+1,41% sul 2008) che corrispondono a quasi 113mila tonnellate di prodotto processato (+1,45% rispetto al 2008). A questa mole di lavoro corrisponde un fatturato di 390,745 milioni di euro, al netto di contributi promozionali e prestazioni rese a terzi; il risultato d’esercizio, dopo aver spesato ai soci una quota dei maggior costi sostenuti per alimentare il bestiame nel rispetto dei capitolati di filiera sottoscritti con alcuni grandi clienti e con importanti catene della Gdo, è stato positivo per 1,349 milioni di euro, grazie all’importante contributo della gestione extracaratteristica.
Nel settore bovino,  - ha sottolineato Guidetti - la flessione dei consumi del 3%, a fronte di una riduzione delle macellazioni nazionali del 4,5%, evidenzia un ulteriore aumento della quota di carni estere, più convenienti rispetto al prodotto nazionale. Sono passati i tempi in cui il consumatore, a seguito dell’emergenza “mucca pazza”, dimostrava una spiccata sensibilità alla provenienza della materia prima: oggi siamo tornati ad una situazione in cui l’elemento guida nella scelta del prodotto è il prezzo, e su questo terreno il prodotto nazionale sarà sempre perdente, se non riusciamo a mettere in campo progetti finalizzati alla valorizzazione della sua distintività.”

 

Nuove strategie

Un contesto, dunque, estremamente difficile, al quale Unipeg ha risposto con interventi di razionalizzazione sulle produzioni, difendendo efficacemente la propria quota di mercato e creando valore per le produzioni dei soci, che hanno risentito in misura minore, rispetto all’andamento generale, della flessione del mercato.
Nel 2009 i capi conferiti dai soci sono stati 201.103, pari al 72,71% del totale macellato. Queste percentuali salgono sensibilmente se si considera il conferimento di “animali nobili” (vitelloni 81,8% su totale macellato, scottone 75,5%, vitelli 79,7%). Per quanto riguarda la provenienza, l’Emilia-Romagna ha conferito il 13,2% circa del totale, la Lombardia il 49,5%, il Veneto il 35,1% e altre regioni – in particolare Piemonte e Trentino – il restante 2,2%.
Le incerte prospettive sulla ripresa economica globale – ha concluso il presidente di Unipeg - e i cambiamenti intervenuti nel settore richiedono la messa a punto di nuovi progetti strategici. Noi crediamo – ha continuato Guidetti - che le linee strategiche su cui focalizzarci non possano che essere lo sviluppo di piattaforme di commercializzazione e servizio su tutto il territorio nazionale, la creazione di partnership nel settore dell’innovazione di prodotto, la promozione di aggregazioni ed alleanze industriali e commerciali, la realizzazione di progetti di integrazione della filiera delle carni bovine.”

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