Oltre cinque miliardi di euro. Tanto vale in termini di fatturato il settore avicolo italiano, che all’indomani della crisi da influenza aviare, costata oltre 700 milioni di euro, si è subito messo al lavoro per recuperare la fiducia del consumatore. Che ha risposto confermando la preferenza a queste carni e riportando i consumi a poco più di 18 chilogrammi pro capite all’anno, praticamente gli stessi livelli precedenti alla crisi. Merito dell' intenso lavoro dei produttori, giocato per gran parte sulla qualità e sulla sicurezza delle carni avicole e messo in evidenza dalla campagna di promozione che sotto lo slogan “aggiungi un posto a tavola”, ha ricordato agli italiani i plus di queste carni. Promossa dall’Una (Unione nazionale dell'avicoltura) e finanziata dalla Commissione europea e dal Mipaaf (ministereo dell’Agricoltura), questa campagna promozionale ha prodotto risultati di tutto rispetto, come ha messo in evidenza un'indagine realizzata da Doxa per conto di Una.

 

Indagine Doxa

I risultati di questa indagine sono stati recentemente presentati alla stampa dal presidente dell' Una, Aldo Muraro, che nel commentarli ha voluto porre l'accento sugli effetti della crisi influenza aviare, una crisi definita “mediatica” per via dell'enfasi che i mezzi di informazione hanno dato a questo allarme. Dall'indagine Doxa è anche emerso che il 95,2% degli italiani apprezza le carni avicole e un italiano su due le considera il pasto ideale nei giorni lavorativi.

Si fanno strada anche modalità innovative dei consumi: il 39% degli intervistati consuma affettati avicoli (una percentuale che sale al 53,6% nella fascia tra i 15 ed i 34 anni) ed il 27% le cotolette panate o altri preparati. Dai consumatori, come rilevato dall'indagine Doxa, arrivano anche richieste specifiche, come una migliore e più frequente presentazione di queste carni anche se consumate fuori casa, al ristorante.

 

Ristorazione collettiva

Su quest'ultimo aspetto il presidente dell'Una ha anticipato che il tema di fondo della campagna promozionale del prossimo anno, sarà proprio quello di favorire la presenza delle carni avicole nei circuiti della ristorazione collettiva, ristoranti in testa. L'obiettivo è quello di consolidare e migliorare se possibile i già buoni risultati che il settore può vantare sullo scenario economico del settore agroalimentare. I dati produttivi a fine 2007 indicano in 1,2 milioni di tonnellate il quantitativo di carni avicole prodotte, con un significativo +7,1% rispetto all'anno precedente. Modesti per contro i numeri dell'import-export, grazie alla autosufficienza che il settore puo' vantare.

 

I numeri dell'avicoltura

Significativi i risultati del 2007 anche in termini di prodotto lordo vendibile (calcolato sulla base dei prezzi medi all’origine) che è risultato pari a 3.100 milioni di euro (+24% rispetto al 2006) di cui 1.950 milioni di euro per il pollame (+33,6% rispetto al 2006) e 1.150 milioni di euro per le uova (+10,6% rispetto al 2006).

Anche quest'ultimo settore, quello delle uova, si distingue per l'importanza dei risultati raggiunti, con una produzione di 12 miliardi e 836 milioni di uova. Come evidenzia un documento dell'Una relativo ai dati produttivi del 2007, il consumo totale di uova, tenuto conto del saldo fra import-export, è risultato di 13 miliardi e 24 milioni di uova. Rispetto all'anno precedente si è avuto un aumento significativo del 2,3%. Un aumento che puo' essere letto alla luce della crisi economica che ha colpito le nostre famiglie, influenzando positivamente gli acquisti di uova. Il consumo medio per abitante è infatti cresciuto nel 2007 di ben 5 uova rispetto all’anno precedente (224 contro le 219 del 2006). Quella dell’uovo resta infatti la proteina nobile in assoluto più a buon mercato per gli italiani (seguita molto da vicino da quella del pollo).

 

Foto Foodistablog