La 'rivincita' dell'avicoltura italiana

Consumi e produzione in crescita, mentre si sollecita un'etichetta che dia indicazione della provenienza

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Le carni avicole italiane possono vantare standard qualitativi di eccellenza

L’inutile allarme 'influenza aviare' è solo un brutto ricordo e i consumi delle carni avicole hanno fatto registrare nel 2007 un sensibile aumento. Le preferenze e la fiducia dei consumatori è tornata a premiare queste carni, salubri ed economiche, il cui consumo è salito del 5,7%  che corrisponde a ben  un milione e 46mila tonnellate di carni bianche. E il mondo avicolo ha risposto aumentando a sua volta la produzione del 7,1%. Grazie a questi risultati il settore avicolo ha raggiunto la considerevole cifra di 5,3 miliardi di fatturato.

 

Carni sicure

Sono questi i principali dati emersi dalla recente assemblea di Una (Unione nazionale di avicoltura), l’associazione che riunisce  la quasi totalità delle aziende avicole del nostro paese. Un’assemblea che ha coinciso con  il 50° anniversario della nascita  di questa associazione che ha accompagnato il poderoso sviluppo dell’avicoltura in Italia, uno dei pochi settori della nostra zootecnia che è stato capace di raggiungere l’autosufficienza produttiva.

Nel commentare i dati produttivi dello scorso anno, il presidente dell’Una, Aldo Muraro, ha voluto sottolineare che le preferenze accordate dai consumatori alle carni avicole premiano il lavoro svolto dall’intera filiera a garanzia della sicurezza dei prodotti italiani e per la difesa dell’avicoltura italiana dalla concorrenza internazionale, non sempre allineata alle rigorose norme europee.

L’assemblea di Una è stata anche l’occasione per rendere noti i dati di una indagine di mercato secondo la quale il 90% dei consumatori ha ora piena fiducia in queste carni, che nella graduatoria delle preferenze raggiungono, con il 50,5% dei consensi, il primo posto assoluto.

Un motivo in più per insistere sulla necessità di avere sulle etichette l’indicazione della provenienza. “Noi – ha detto a questo proposito Muraro – non vogliamo fare nessun protezionismo, vinca il migliore. Vorremmo solo che fosse affermato il diritto del consumatore di conoscere almeno da dove vengono le derrate di base, quelle di prima lavorazione”. Un tema, questo delle etichette, sul quale il presidente dell'Una è tornato nei giorni successivi, dopo la decisione della Ue di deferire l'Italia alla Corte di Giustiza per  avere mantenuto l'obbligo di indicare la provenienza. "Riteniamo che sia legittimo e doveroso - ha dichiarato Muraro - mantenere l'obbligo di indicare in etichetta l'origine delle carni di pollame e consideriamo grave e non condivisibile la decisione di deferire all'Italia alla Corte di giustizia europea".

 

Controlli sanitari

A proposito di qualità e garanzie del prodotto è intervenuto all’assemblea dell’Una anche il sottosegretario al Welfare con delega alla Salute, Francesca Martini, che ha anticipato i contenuti di alcuni recenti provvedimenti del Governo.

“Un primo obiettivo  da raggiungere – ha dichiarato - è certamente quello di semplificare le procedure amministrative da parte del sistema pubblico chiedendo al contempo ai produttori una capacità di maggiore impegno alla autoregolamentazione dei processi produttivi.” 

In questa direzione si sta lavorando per una riforma che consenta una gestione più funzionale dei controlli sanitari. Si vorrebbe istituire la figura di un veterinario interno super-partes in grado di assumersi le responsabilità civili in tema di qualità e rispondenza dei controlli, in collaborazione con i veterinari pubblici. L’introduzione di un veterinario interno, una sorta di personaggio ponte con i veterinari pubblici, porterebbe ad uno snellimento delle procedure e ad un risparmio per lo Stato.

Un percorso di autogestione limitato alle aziende avicole, dove peraltro è più frequente, rispetto ad altre realtà, riscontrare livelli di organizzazione ed efficienza tali da dare sufficienti garanzie sul risultato finale. Requisiti la cui mancanza determina altrimenti la revoca del mandato all’autogestione.

 

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Fonte: Agronotizie

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