Melo, il segreto della difesa in un telo

Ricercatori dell'Università di Wageningen hanno messo a punto un sistema automatico di copertura del frutteto che protegge le piante di melo dalla pioggia, riducendo il rischio fitosanitario

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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L'impianto di copertura realizzato in Olanda
Fonte foto: Università di Wageningen

L'obiettivo è semplice: avere produzione abbondanti di mele proteggendo le piante efficacemente e al contempo riducendo l'uso di agrofarmaci. È questa l'ambizione che ha spinto i ricercatori dell'Università olandese di Wageningen, considerata la migliore al mondo nella ricerca nel settore primario, a sviluppare un telo amovibile che copre le piante di melo nel momento della pioggia e che si ritira quando spunta il sole. Un modo per evitare che frutti e foglie si bagnino, aprendo la strada alle malattie fungine.

Il sistema di funzionamento è relativamente semplice. Dei sensori rilevano l'inizio di una pioggia e in due minuti e mezzo le coperture in film plastico sopra le piante si chiudono. L'acqua piovana viene convogliata in un sistema di raccolta e finisce in un tank da cui poi l'impianto di irrigazione attinge per fornire acqua alle piante. Una volta che la pioggia è finita i teli si ritraggono in maniera autonoma lasciando le piante esposte al sole.

L'assenza di bagnatura fogliare impedisce quindi ai funghi, come quello responsabile della ticchiolatura, di penetrare nelle cellule vegetali e di propagarsi. In questo modo, dicono i ricercatori dell'università olandese, si potrebbe ridurre fino al 90% l'utilizzo di agrofarmaci, pur garantendo una sanità ottimale del prodotto.


L'idea vincente potrebbe proprio essere quella di non applicare dei teli coprenti permanenti, ma di creare un sistema dinamico. Secondo alcune ricerche infatti l'utilizzo di una copertura stabile porta a tassi di umidità troppo elevati e favorisce lo sviluppo di alcune malattie e il proliferare di parassiti come l'afide lanigero. Avere invece un sistema che si richiude in maniera automatica permette una migliore circolazione dell'aria, un'esposizione al sole ottimale e la possibilità per insetti utili di penetrare all'interno del frutteto.

L'idea non è del tutto nuova visto che già per la vite era stato sviluppato un sistema di copertura mobile. L'ostacolo più importante ad oggi è il costo di realizzazione, che nel caso dell'impianto di Wageningen è pari a 40 euro al metro quadro. Circa 400mila euro ad ettaro. I ricercatori dell'università sperano che i costi di produzione caleranno drasticamente una volta che il sistema sarà industrializzato. E tuttavia bisogna fare i conti con un settore con margini modesti che quindi potrebbe trovare economicamente non sostenibile un investimento così consistente.

C'è infine un problema di tipo paesaggistico. In un periodo storico in cui le amministrazioni locali sono molto attente nel rilascio di permessi per la costruzione di nuove strutture, come ad esempio le serre, l'idea di coprire vaste porzioni di territorio con teli coprenti potrebbe incontrare ostacoli a livello di amministrazioni locali e di pubblica opinione.

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