Le certificazioni, come ad esempio quella biologica e Sqnpi, stanno diventando sempre più dipendenti dai dati digitali. Non solo perché la filiera chiede trasparenza, ma perché controlli e verifiche si appoggiano in maniera crescente sulle informazioni disponibili in banche dati pubbliche o raccolte in campo dall'agricoltore. Se la digitalizzazione snellisce i tempi, la vera rivoluzione si ha quando si raggiunge la piena interoperabilità, quando cioè un dato inserito in una banca dati è poi disponibile per altri soggetti. In sintesi: se un dato è già nel fascicolo aziendale, non ha senso riscriverlo altrove.

 

Di questi temi si è discusso durante l'incontro "Interoperabilità per la certificazione in agricoltura: i dati di biologico e Sqnpi nel fascicolo aziendale", tenutosi a Fieragricola il 6 febbraio 2026 e organizzato da Veronafiere in collaborazione con Image Line® e Accademia dei Georgofili. A moderare Ivano Valmori (Image Line® - AgroNotizie® - Accademia dei Georgofili), con gli interventi di Giuseppe Ciotti (Masaf, Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, ambito Sqnpi) e Riccardo Cozzo (presidente Ass.O.Cert.Bio).

 

Un momento del convegno durante Fieragricola 2026

Un momento del convegno durante Fieragricola 2026

(Fonte foto: Image Line®)

 

Guarda il video integrale di questo convegno e tutti i video degli altri convegni organizzati da Veronafiere in collaborazione con Image Line® e Accademia dei Georgofili a Fieragricola 2026 in questa pagina.

 

Fascicolo aziendale, da foto annuale a film dinamico

Il fascicolo aziendale e il Piano Colturale Grafico (Pcg) devono essere aggiornati con continuità. Valmori lo ha spiegato con un esempio semplice: se in passato la domanda unica fotografava lo stato dei campi in un preciso istante, con il Pcg la foto cambia costantemente, diventando un film. Sul fascicolo aziendale è dunque possibile vedere, giorno dopo giorno, come cambiano i campi.

 

In questa prospettiva, Agea sta procedendo ad una integrazione tra fascicolo e altri mondi, tra cui Sqnpi e biologico. Il fascicolo diventa così un nodo unico per dialogare con la Pubblica Amministrazione e i dati viaggiano verso altri enti attraverso servizi di interoperabilità, senza costringere l'impresa a inserire due o più volte lo stesso dato.

 

Valmori ha insistito su un tema spesso sottovalutato: i dati utili alle certificazioni non sono pochi e non arrivano da un solo soggetto. Entrano in gioco agricoltore e tecnico, ma anche consulenti, contoterzisti e perfino fornitori di mezzi tecnici. E la stessa informazione può avere valore per più scopi: filiere, Op e Gdo (valorizzazione di mercato) e, parallelamente, sistema pubblico (premi Pac, controlli, oneri amministrativi).

 

Nel contesto della certificazione Bio e Sqnpi, alcune informazioni presenti nel fascicolo possono diventare certificabili: notifiche, riferimenti di campagna, tracciati dei mezzi tecnici, concimazioni, irrigazioni e requisiti tecnici (come ad esempio i controlli funzionali delle irroratrici). Se questi dati vengono allineati e resi interoperabili, una parte importante del lavoro documentale può essere verificata prima ancora dell'ispezione.

 

Giuseppe Ciotti: "Sqnpi è già un banco di prova dell'interoperabilità"

Giuseppe Ciotti ha spiegato come Sqnpi, proprio perché di più recente costituzione, sta funzionando da laboratorio per mettere a terra l'interoperabilità. Lo schema descritto è quello classico di un sistema qualità (standard, controlli ed esiti), ma con una differenza sostanziale: Sqnpi non vive da solo, interagisce con banche dati. In particolare con il Sian (fascicolo, domande sviluppo rurale, Ocm), ma anche con i dati di Ismea.

 

Quando un operatore aderisce a Sqnpi, inserendo il codice identificativo aziendale, vengono importati automaticamente dal Sian alcuni dati, come il Piano Colturale Grafico. Dati "certificati" perché legati a titoli di conduzione e validazioni. Questo, ha sottolineato Ciotti, riduce errori, semplifica, e abbassa costi: "Solleva operatori e organismi di controllo da alcuni adempimenti e consente di spostare tempo e risorse su verifiche più utili".

 

Sqnpi sta funzionando da laboratorio per mettere a terra l'interoperabilità

 

Poi Sqnpi produce a sua volta dati, come ad esempio esiti di conformità, non conformità, informazioni di tracciabilità sui lotti. Tutti elementi che possono alimentare altre funzioni (pagamenti SRA, filiera post raccolta) e, in prospettiva, anche il quaderno di campagna informatizzato nel Sian. In altre parole, il trasferimento non è a senso unico: dal fascicolo all'Sqnpi e dall'Sqnpi al fascicolo.

 

Riccardo Cozzo: "Biologico, il passaggio al Pcg è utile ma non indolore"

Riccardo Cozzo ha portato la prospettiva degli organismi di certificazione, ricordando che il biologico ha una lunga storia e la "cultura della carta" pesa ancora. La notifica, ha spiegato, è già da tempo caricata tramite Sian e rappresenta un dato di partenza su cui l'organismo di controllo deve poi verificare la veridicità: il principio resta quello, digitale o cartaceo che sia, che il dato va sempre riscontrato.

 

La novità 2026, però, è che anche il biologico entra davvero nella logica del Pcg, superando piani colturali alfanumerici. La direzione è vista positivamente, perché una mappa grafica aiuta il controllo, ma in questa fase di transizione non mancano le criticità.

 

Dal palco di Fieragricola 2026 Cozzo ha aggiunto un elemento: la quota di aziende bio che oggi lavora già in modo pienamente digitale è ancora limitata, 10-15% ad essere ottimisti. Per questo l'obiettivo non è solo mettere un obbligo, ma sostenere la digitalizzazione del settore e far sì che gli agricoltori percepiscano il valore di questo sforzo di conversione. E anche gli organismi di certificazione si avvantaggerebbero di questo cambiamento: meno tempo su carte e registri, più tempo per verifiche in campo o in magazzino.

 

Sull'Sqnpi, l'interoperabilità è già operativa per molti aspetti e, come è stato detto, una parte rilevante degli operatori usa già registri informatizzati. Servono però regole chiare e, in alcuni casi, decisioni coraggiose sulle tempistiche di registrazione (perché il rischio è che molte operazioni si segnino a consuntivo). Sul biologico, invece, i tempi dipendono dalla capacità di far convivere esigenze diverse: quelle dei pagamenti e quelle dei controlli. Cozzo ha ricordato che se un piano colturale arriva in ritardo, il processo rischia di bloccarsi, perché il controllo deve essere pianificato quando la coltura è in corso, non a stagione finita.

 

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