Olio Evo, quello novello arriva a 5 euro/Kg sui massimi a Bari

Ma in Borsa merci resta fermo il prezzo dell'olio vecchio se pur di alta qualità. Ismea rileva all'origine prezzi stabili su valori bassi in tutte le principali piazze del Sud tra il 5 ed il 13 ottobre

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Olio nuovo e olio vecchio: un contrasto che ha effetti diversi tra mercato all'ingrosso e mercato all'origine

Le nuove stime di una produzione di olio extravergine di olive 2020 molto più bassa dell'ultima annata (-36% secondo Cia agricoltori italiani, Italia Olivicola e Associazione italiana frantoi oleari) e di quanto previsto a fine settembre continuano a fare effetto sul mercato all'ingrosso dell'olio di oliva, molto più delle continue conferme di più elevate giacenze rispetto ad un anno fa, che vengono puntualmente registrate anche dall'ultimo numero di Frantoio Italia, pubblicato il 12 ottobre scorso.

L'effetto annuncio di un'annata di scarica non fa crescere i prezzi all'origine dell'olio di oliva extravergine rilevati da Ismea, che nell'ultima settimana sono pressoché immobili, anche per le pressioni provenienti dai frantoi, alle prese con giacenze ancora molto elevate rispetto ad un anno fa.
 

Mercato di Bari

Infatti il 13 ottobre 2020, la Commissione olio della Borsa merci di Bari ha fissato l'olio extravergine di oliva così detto "Novello" a 4,80 euro al chilogrammo sui minimi ed a 5,00 euro sui massimi. Per tale olio non è prevista alcuna qualifica ulteriore se non quella di essere olio nuovo.
L'olio extravergine di olive di alta qualità con acidità massima dello 0,4% non ha invece subito variazioni sull'ultima seduta, ed è stato fissato nuovamente a 4 euro al chilogrammo sui valori minimi e 4,10 sui massimi.
Ma la quotazione a parte del "Novello" cambia le carte in tavola e l'incremento di prezzo passando dalla vecchia alla nuova campagna olearia è di 80 centesimi sui minimi e di 90 centesimi sui massimi.

Si tratta di un aumento legato ad una situazione di "mercato attivo" per citare il bollettino di Borsa del 13 ottobre, che nella scorsa seduta del 6 ottobre aveva comportato invece - per l'olio di alta qualità "vecchio" - un incremento di 10 centesimi di euro sui valori massimi e 20 centesimi sui minimi rispetto alle quotazioni del 29 settembre.
Dal 25 agosto l'extravergine di qualità campagna 2019/2020 è così aumentato di 40 centesimi di euro sui minimi e 30 centesimi sui massimi, portandosi su valori maggiori di 70 centesimi sui massimi rispetto a febbraio scorso, quando il prezzo era sceso sui valori più bassi degli ultimi tempi.

Ieri la Commissione olio ha rilevato anche i prezzi per l'olio extravergine biologico, che resta stabile a 4,20 euro sui minimi e 4,60 sui massimi. Non è stato invece quotato l'extravergine Dop Terra di Bari.
 

Variazione delle giacenze neutre rispetto al prezzo

Su queste variazioni di prezzo non hanno potuto incidere le variazioni delle giacenze. Secondo il report Frantoio Italia n 29 dell'Istituto centrale per la qualità e repressione frodi, pubblicato dal Mipaaf il 12 ottobre scorso, "Lo stock di olio detenuto in Italia il 7 ottobre 2020 ammonta a 257.421 tonnellate, di cui il 70,6% è rappresentato da olio Evo. Nell'ambito dell'olio Evo, il 51,2% (92.935 tonnellate) è di origine italiana e il 40,1% è di origine Ue. Marginali gli stock di olio extra Ue e di oli blend" complessivamente attestati all'8,7%. Il tutto con una variazione negativa di appena l'1,75% rispetto al 30 settembre, quando l'olio Evo presente in Italia nel suo complesso era pari a 184.897 tonnellate, mentre la giacenza al 5 ottobre è comunque attestata a 181.654 tonnellate.

Ma la situazione è peggiore se confrontata a 12 mesi prima: "Rispetto al 30 settembre 2019, le giacenze di olio risultano nel complesso superiori del 46,0%. Tale differenza è da attribuire prevalentemente alle variazioni di giacenza dell'olio Evo in generale (+65,8%) e di quello italiano, in particolare. Infatti, rispetto al 30 settembre 2019, lo stock di olio Evo italiano è maggiore per una quantità pari a 45.380 tonnellate (+95,4%)".

Nonostante una diminuzione veramente minima delle giacenze, che permangono su valori assolutamente superiori rispetto allo scorso anno, i prezzi di mercato all'ingrosso sul "Novello" sono in aumento, pertanto la variazione delle giacenze è relativamente neutra rispetto a questi prezzi, che evidentemente variano in questa fase molto più in funzione delle aspettative di un'annata di scarica - le cui previsioni negative si sono aggravate - che sulla base delle scorte di magazzino.
 

Prezzi all'origine

Al contrario, le giacenze elevate nei frantoi e negli oleifici, dopo aver esercitato nella scorsa settimana - unitamente all'effetto "olio vecchio" - una spinta al ribasso sui prezzi medi all'origine dell'olio extravergine di oliva rilevati da Ismea al Sud, ora sembrano non avere altri effetti se non quello di mantenere stabili sul basso proprio questi valori, ormai imputabili per lo più ad olio novello. Infatti, tutti i prezzi rilevati dall'Istituto "franco azienda" ed Iva esclusa tra il 5 e il 13 ottobre non danno segni di variazione.

In Sicilia, ieri, le piazze di Palermo e Trapani rilevate da Ismea segnalano stabilità intorno allo stesso prezzo medio della settimana precedente: 4,10 euro al chilogrammo.

In Calabria l'8 ottobre scorso le piazze di Cosenza, Catanzaro, Rossano Calabro e Lametia Terme confermano all'unisono il prezzo medio dell'extravergine di olive all'origine di 2,95 euro al chilogrammo.

In Puglia l'8 di ottobre Brindisi conferma il prezzo medio per l'Evo di 3,35 euro al chilogrammo, Foggia ribadisce 3,90 euro, con Lecce e Taranto ferme a 3,35. La piazza di Bari, rilevata il 5 ottobre, conferma 3,85 al chilogrammo sempre di prezzo medio per l'olio extravergine di olive in campagna.

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: olio prezzi mercati olivicoltura

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