Mais, via libera al piano nazionale 2019-2022

Ora si aspettano solo i finanziamenti a sostegno di questo accordo che presenta, come priorità di intervento, il focus su mercato, crescita della competitività e gli investimenti tramite il Psr

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

mais-by-dusan-kostic-fotolia-750.jpeg

La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al piano nazionale del mais
Fonte foto: © Dusan Kostic - Fotolia

Anche la Conferenza delle regioni, a fine febbraio, ha dato il via libera al piano nazionale per il sostegno al mais, con la concertazione al tavolo tecnico permanente con associazioni agricole e di rappresentanza, Mipaaf, Crea e Ismea.

Il mais è fra le prime colture nazionali sia in termini di rese che dal punto di vista produttivo, e l'obiettivo, come si legge nel documento, è il sostegno alle filiere nazionali dei prodotti zootecnici e bio-industriali, dal momento che il comparto del granturco ha subito varie criticità di mercato, minate dalla bassa competitività del settore e da bassi prezzi, insufficienti a coprire anche solo i costi di produzione.

Analizzando infatti il contesto attuale, il settore riguarda una produzione nazionale di 8,5 milioni di tonnellate, con rese intorno alle 10 t/ha, per un valore pari a 2,1 miliardi, a sostegno di produzioni zootecniche che generano un totale complessivo di fatturato di oltre 36 miliardi, di cui 6 direttamente collegati alle produzioni Dop e Igp.

Una coltura importante, che però ha visto solo nell'arco del triennio 2013-2016 la perdita del 25% delle aziende, e una riduzione delle superfici nel periodo di 2000-2018 di 437mila ettari, dai circa 1,06 milioni di ettari ai 591mila del 2018. In questo contesto di crisi si è quindi resa necessaria l'istituzione di un tavolo permanente di settore, istituito per decreto il 30 aprile 2019. Il lavoro fra tutte le parti sociali ha portato alla firma del documento, licenziato poi recentemente dalla Conferenza Stato Regioni.

Il nuovo piano nazionale per il mais opera nell'arco del periodo 2019-2022 e prevede tre importanti linee di intervento. Il primo focus è l'orientamento al mercato, con la valorizzazione del prodotto nazionale da un'indistinta commodity, portando al prodotto mirato "specialty", in linea con l'esigenza di filiera. Il mezzo chiave sono i contratti di filiera basati su obiettivi e parametri tecnici condivisi attraverso i disciplinari di produzione.

Il secondo perno è la crescita della competitività, attraverso il recupero dell'efficienza aziendale, l'implementazione delle rese, l'aumento innovativo e il miglioramento della gestione delle micotossine.

Infine, la promozione di politiche comunitarie efficienti, attraverso il supporto dei piani di sviluppo rurale al fine di creare investimenti produttivi e l'orientamento di strumenti politici ed economici relativi al 2021 con il meccanismo dei pagamenti diretti.

Ora naturalmente si aspetta il piano finanziario a supporto e, oltre a questo, ci sono aspettative sul tema delle "New Breeding Technologies", con la necessità di sostenere l'attività sperimentale.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 238.726 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner