Toscana, 500mila ettari non coltivati

Dai dati riportati nel censimento agricolo, oltre il 38% della superficie agricola è in stato di abbandono, segno di una difficoltà del settore agricolo e grande fattore di rischio per una regione che ha rischi idrogeologici in tutti i suoi comuni

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Un classico paesaggio agricolo toscano, ma sono mezzo milione gli ettari non coltivati
Fonte foto: © GianLuca - Fotolia

Non è un bel dato quello che ha presentato Coldiretti Toscana nei giorni scorsi in occasione della giornata mondiale della terra, il 23 aprile.

Secondo i dati dell'ultimo censimento agricolo in Toscana, riportati dall'associazione di categoria, su una superficie agricola totale di 1 milione e 300mila ettari, 800mila sono coltivati, a seminativi, o con colture arboree, prati permanenti, vivai, castagneti o anche destinati al pascolo.

Quindi, facendo la differenza, sono circa 500mila gli ettari - più del 38% del totale - di superficie agricola non utilizzata e in stato di abbandono, sui quali la coltivazione potrebbe al momento essere ripresa con pratiche agricole ordinarie, ma che con il passare del tempo tenderanno a imboschirsi.

Come ha dichiarato il presidente di Coldiretti Toscana Fabrizio Filippi "nella nostra regione assistiamo ad un progressivo decremento delle superfici agricole utilizzate che vengono abbandonate e subiscono un processo di rimboschimento".

Tra le cause di questo abbandono Fabrizio Filippi punta il dito su quelli che sono alcuni dei punti critici dell'agricoltura su cui Coldiretti si sta battendo: gli attacchi degli animali selvatici agli allevamenti, la concorrenza sleale di carne e formaggi stranieri spacciati per nazionali e il massiccio consumo di suolo che, se da una parte riduce le superfici coltivabili, dall'altra ha ridotto drasticamente gli spazi verdi e i tradizionali percorsi lungo i fiumi fino ai pascoli di altura storicamente usati anche per la transumanza delle greggi, limitando anche la pastorizia.

L'abbandono delle terre rende anche il territorio più fragile rispetto agli eventi meteo estremi, accentuati dai cambiamenti climatici con i periodi siccitosi che si alternano a piogge più intense e frequenti con vere e proprie bombe d'acqua che il terreno non riesce ad assorbire. E in Toscana ad essere a rischio idrogeologico per frane o alluvioni è il 100% dei comuni, secondo i dati Ispra.

Per questi motivi, come ha sottolineato Antonio De Concilio, direttore della associazione regionale di categoria, per proteggere la terra e i cittadini che ci vivono si deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell'attività nelle campagne.

Con la chiusura di un'azienda agricola, infatti, insieme alla perdita di posti di lavoro e di reddito viene anche a mancare il ruolo insostituibile di presidio del territorio.

La soluzione è per il direttore di Coldiretti Toscana è quella di garantire un giusto prezzo per i prodotti agricoli, eliminando le distorsioni all'interno delle filiere e la concorrenza sleale delle importazioni da paesi stranieri, e assicurando una piena trasparenza dal campo alla tavola, estendendo a tutto il cibo in commercio l'obbligo dell'origine in etichetta.

E per farlo, per De Concilio, solo una politica attenta all'origine delle produzioni può creare le condizioni affinché territori abbandonati siano recuperati a coltura. Una logica lungimirante che per il direttore di Coldiretti Toscana porterebbe a riportare in produzione anche molti oliveti, oggi in stato di abbandono, per fare un olio apprezzato e - aggiunge - imitato, in tutto il mondo.

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