"Il paradosso della Giornata mondiale dell’Alimentazione è sempre più evidente e clamoroso: basta mettere a confronto i dati più aggiornati, con un terzo del cibo prodotto nel mondo che finisce sprecato ogni anno, ovvero 1,3 miliardi di tonnellate, e almeno 840 milioni di persone attualmente al di sotto della soglia minima di nutrizione".

Lo ha dichiarato, a poche ore dal 16 ottobre – Giornata mondiale dell’Alimentazione 2014 – il fondatore di Last Minute Market Andrea Segrè, promotore della campagna europea “Un anno contro lo spreco” e presidente del Comitato tecnico-scientifico di prevenzione dei Rifiuti varato nelle scorse settimane del ministero dell’Ambiente.

"Nella filiera agroalimentare a livello mondiale viene sprecato ben il 45% della frutta e verdura, il 30% del pesce e il 20% della carne – spiega  Segrè, citando i dati del recentissimo rapporto Fao Food Wastage Foodprint al quale ha collaborato - Ogni anno lungo tutta la filiera si sprecano nel mondo 2060 miliardi di euro. Una quota di spreco che supera di un terzo l’intero Pil italiano e che vale circa 2060 miliardi di euro, includendo i costi nascosti dello spreco di cibo. E le percentuali sono ben diverse nel pianeta: laddove in Africa e nel Sud-Est Asiatico si sprecano fra 6 e 11 kg di cibo all’anno, in Europa e Nord America si arriva a 95/115 kg di cibo sprecato".

"Ulteriori dati sullo spreco in agricoltura – continua Segrè - ci dicono che in Italia, nel 2013, il 3,08% della produzione agricola è rimasta in campo: in totale si tratta di 14.610.179 quintali fra cereali, produzione orticola e ortofrutta. La parte del leone è dell’ortofrutta, con 11.843.609 quintali rimasti in campo nel 2013 (elaborazione Last Minute Market su dati Istat).  E ancora, secondo l’ultimo rapporto curato dall’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market / Swg lo spreco alimentare domestico – il cibo ancora buono che finisce direttamente nei rifiuti - vale oltre 8 miliardi di euro, circa mezzo punto di Pil. Mentre l’Istat conta ormai più di 10 milioni di italiani che vivono, e si alimentano, in condizioni di povertà".

"Dunque, il valore degli alimenti sprecati sarebbero pari a 800 euro a testa, se la matematica non fosse un’opinione e il cibo si potesse effettivamente recuperare - conclude Segrè - Per invertire concretamente la rotta, occorre trovare un equilibrio tra sostenibilità e rinnovabilità".