La carne che ha resistito alla crisi da coronavirus

E' quella certificata Igp del Vitellone Bianco dell'Appennino centrale, che a dispetto della pandemia ha “tenuto”, subendo solo una piccola flessione. Un successo che dura nel tempo e che premia gli allevatori e tutela l'ambiente

chianina-3.jpg

Chianina (nella foto), Marchigiana e Romagnola sono le razze le cui carni possono fregiarsi del marchio di Indicazione geografica protetta

E' il primo marchio di qualità per le carni bovine fresche approvato dall'Unione europea per l'Italia. 
Si tratta del Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale, che già dal 1998 ha ottenuto l'Indicazione Geografica Protetta.
Una Igp che certifica la carne prodotta dalle razze tipiche dei territori dell'Appennino centrale: Chianina, Marchigiana e Romagnola.
Dal 2000 al 2020 il numero di allevamenti che hanno deciso di aderire ai controlli del Consorzio di tutela è cresciuto del 92 per cento, passando da 250 a 3180.
Dal punto di vista delle certificazioni si è passati dalle 12808 del 2007 alle 17621 del 2020, con un +27 % nell'arco di 13 anni.


Solo un calo fisiologico

Una crescita costante che solo l'emergenza sanitaria è riuscita a interrompere, senza però incidere in maniera particolarmente grave.
Un calo fisiologico c'è stato, venendo meno il mercato relativo al consumo fuori casa e alla ristorazione scolastica e collettiva.
Nel 2020, infatti, i capi bovini certificati Vitellone Bianco Igp dell'Appennino Centrale sono scesi di oltre 500 unità nei confronti dell'anno precedente.

Rispetto alle razze, fra il 2007 e il 2013 si registrano un + 39% per la Marchigiana, passata dai 3840 capi del 2007 ai 6274 del 2020, un + 32% della Chianina, con un salto da 6344 a 9317 e una flessione del 10% della Romagnola, che passa dai 2624 capi del 2007 ai 2030 del 2020.
 

Tutela del territorio

"Il marchio 'Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale Igp' – sottolinea il direttore del Consorzio Andrea Petrini - è un elemento di forza e una garanzia di qualità.Un valore aggiunto che ci ha consentito, anche nel 2020, di mantenere numeri importanti con un lieve calo dovuto alla pandemia.
Il valore crescente del sistema di produzione tradizionale sviluppato all'interno dell'area tipica e i sistemi di controllo costante sistematici su tutta la filiera hanno consentito di affermare il marchio come un sinonimo di fiducia, oltre a rappresentare un'importante fonte di reddito e di tutela per molti territori, anche marginali, del Centro Italia
".
 

Controlli costanti

"Il Consorzio – continua Petrini – ha intrapreso importanti interventi di promozione e di tutela anche per affrontare la leggera flessione avvenuta a causa degli effetti sul mercato della pandemia.
Abbiamo incrementato l'attività informativa sui canali tradizionali come su quelli social e abbiamo implementato i contenuti del sito istituzionale
".
Anche gli agenti vigilatori del Consorzio hanno continuato, nel 2020, la loro azione di tutela e vigilanza sul territorio.
Sono state 104 le visite ispettive svolte in particolare sulle macellerie, sui laboratori di prodotti trasformati e sulle mense scolastiche con 379 analisi di tracciabilità della carne tramite Dna.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 259.310 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner