"Per cambiare direzione è necessario dirci la verità altrimenti fra due anni saremo qui a parlare degli stessi problemi. Non possiamo chiudere gli occhi e non dire che c'è qualcuno che ha indotto la crisi del Romano e ci ha speculato sopra".

Non si è affidato a parafrasi Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna, che ieri – 15 ottobre 2017 - ha concluso a Banari (Sassari) il convegno sull'agricoltura sarda divenuto ormai il tradizionale appuntamento autunnale, durante il quale, imprenditori caseari e produttori di latte ovino fanno il bilancio dell'annata appena conclusa e parlano delle prospettive della nuova.

Saba ha parlato davanti a 150 pastori provenienti da tutta la Sardegna e all'industriale caseario Giommaria Pinna, all'assessore all'agricoltura Pierluigi Caria, al presidente della commissione Attività produttive Luigi Lotto, e rivolto ai docenti dell'Università di Sassari Roberto Furesi e Giuseppe Pulina.
E dal contributo di tutti i convenuti è emersa la necessità di programmare il comparto ovino, facendo leva sulla diversificazione di prodotto - utilizzando le tre Dop Percorino Romano, Fiore Sardo e Romano - che diversamente rischia di crollare ciclicamente sotto la spinta dei cali di prezzo del formaggio, che trascina poi quello del latte, giunto nell'ultima campagna a meno di 60 centesimi di euro/litro.

Ad aprire il convegno, dopo i saluti del sindaco di Banari, Antonio Carboni, promotore dell'iniziativa in collaborazione con l'associazione Corale e Coldiretti Sardegna, le relazioni dei due docenti Furesi e Pulina.
 

Gli interventi dell'Università di Sassari

Secondo Furesi: "Serve programmazione altrimenti il mercato ci cade addosso e continueremo a vivere nell'incertezza con i continui cicli di crollo e rialzo del prezzo del Pecorino romano che si alternano ogni tre-quattro anni".

Pulina ha mostrato i dati anche dei paesi concorrenti: "Cercano di prendersi i mercati che abbiamo coltivato per anni vendendo cose migliori a prezzi più bassi".
E' emerso un comparto ovino sardo in affanno rispetto ai concorrenti: anche se oggi l'Italia è la maggiore esportatrice di formaggi nel mondo con il 36 per cento, dato che riguarda in primis la Sardegna visto che detiene il 44 per cento del patrimonio ovino italiano e produce il 65% del latte. I competitor si trovano in Europa (dove si produce il 30% del latte ovino) ed in particolare in Grecia, Spagna e Francia.

"I tre Paesi europei - ha mostrato invece il professor Pulina - hanno diminuito il numero di capi ed aumentato la produzione di latte. Ed anche il prezzo segue un trend positivo costante".
In Sardegna invece il grafico dei prezzi segna un andamento altalenante. Inoltre, le aziende ovine italiane producono meno latte: -0,6%.
 
Pulina ha sottolineato: "Anche se la produzione di latte ovino nel mondo rappresenta l'1,3% del totale prodotto nel mondo stiamo parlando di un mercato in fortissima espansione che cresce e crescerà ancora: dal 1960 al 2017 la produzione mondiale è cresciuta del 3,8% all'anno. E nel 2030 saranno aumentate di un ulteriore 7,6%".

"Il grosso delle aziende ovine italiane producono in perdita. I costi sono uguali ai ricavi. E – ha infine detto il professore – stiamo parlando di aziende le cui entrate non dipendono dai contributi che incidono solo per il 7% mentre il 93% arriva dal lavoro: 72% dal latte e il 21% dalla carne".


Pinna, investire per diversificare l'offerta di formaggio

Sulle difficoltà e gli investimenti necessari per diversificare la produzione di formaggi dell'Isola, in modo da evitare la sovrapproduzione di Pecorino romano, ha parlato Giommaria Pinna: "Il mercato regola tutti. Il prezzo del Pecorino romano è crollato a 4,20 euro e le vendite sono volate, come del resto si evince dai dati pubblici, visto che puntualmente il Consorzio di tutela del pecorino romano li invia ogni mese a tutti i caseifici dove sono presenti delle produzioni, vendite e giacenze. Da maggio il mercato si è invertito e le prospettive sono buone". 

Inoltre Pinna ha sottolineato: "Occorre diversificare e promuovere prodotti alternativi al Romano. Il Pecorino sardo, uno dei tre formaggi Dop sardi, non decolla. Se ne producono solo 20 mila quintali, quanto il Pecorino romano venduto in un mese. Non ha attrattiva, non ha valore aggiunto. Per questo occorre incanalare le risorse su progetti virtuosi – ha aggiunto – Anche quest'anno si è intervenuto in forte ritardo e i milioni di euro messi a bilancio per il settore non porteranno reddito. Se invece si fosse intervenuto per tempo, due anni fa,  su progetti non dettati dalla crisi avrebbero dato maggiori frutti".
 

Caria, lavoriamo per programmare con Oilos

L'assessore Caria ha ricordato: "Abbiamo stanziato 45 milioni per i pastori perché volevamo metterli in sicurezza. I dati che ci saranno forniti dai pastori sulle produzioni di latte con la presentazione delle domande saranno messi a sistema nell'Osservatorio che stiamo rafforzando e nell' Organismo interprofessionale latte ovino sardo dove si farà vera e seria programmazione". 

"Per la quale si sta lavorando con la raccolta dei dati, diversificazione, perchè bisogna consolidare i mercati che già abbiamo e ricercarne di nuovi. Lo vogliamo fare con tutti gli attori della filiera. Per questo stiamo convocando gli Stati generali dell'agricoltura".