Idroluppolo, il luppolo idroponico nato in Italia

Abbiamo intervistato Alessio Saccoccio, fondatore di una startup che produce luppolo fuori suolo e che sta riscuotendo un interesse sempre maggiore sia in Italia che all'estero, sia per la qualità del prodotto che per la modalità di coltivazione

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Il logo dell'azienda accanto alle piante di luppolo in serra
Fonte foto: Alessio Saccoccio - Idroluppolo

Il luppolo, per quanto sia una pianta che cresce anche spontanea nel nostro paese, non è certo una coltura tipica della agricoltura italiana.

Anche oggi, con il grande sviluppo dei birrifici artigiani e il notevole successo che la birra italiana riscuote anche a livello internazionale, la maggior parte del luppolo, per non dire quasi tutto, usato dai nostri birrai è di origine estera.

Eppure c'è chi sta cercando di lanciare questa coltura anche in Italia, proprio per fornire materia prima nazionale e di alta qualità per la nostra birra. E lo fa anche in un modo innovativo oltre che inusuale, cioè puntando sulla coltivazione idroponica.

E' Idroluppolo, una startup di Fondi, in provincia di Latina, nata dall'idea e dalla voglia di fare di tre giovani imprenditori, in collaborazione anche con l'Università di Tor Vergata a Roma.

Abbiamo incontrato uno dei protagonisti, Alessio Saccoccio, per farci spiegare di che cosa si tratta e come funziona questa nuova realtà tutta italiana.

Innanzitutto come è nata questa idea di fare luppolo nell'Agro Pontino?
"Alcuni miei amici si recarono a Londra per cercare lavoro e decisero di aprire un birrificio, durante una conversazione telefonica mi parlarono dell'ingrediente luppolo e della difficoltà di reperire materiale di alta qualità e dei costi molto elevati di alcune varietà. Incuriosito iniziai a documentarmi sul prodotto, vidi che la richiesta del mercato Italia era molto elevata ed il 97% dei luppoli era importato. Studiando le problematiche tipiche capii che molte di esse potevano essere risolte grazie all'agricoltura idroponica. Ed è così che alla fine dell'anno scorso abbiamo fondato Idroluppolo".

Chi conosce i luppoleti del Nord Europa ha in mente coltivazioni estese in pieno campo, con lunghi filari di piante non troppo diversi dai nostri vigneti. Come vi è venuto in mente di fare luppolo in idroponica?
"Partendo dal mercato promettente ho deciso di analizzare le debolezze della pianta e le coltivazioni, dato che ho sempre avuto la passione per l'idroponica e i sistemi di gestione ho pensato che in questo modo potevamo rendere il tutto più gestibile e semplificato e così è stato".

Quali sono i vantaggi tecnici di lavorare in idroponica?
"I vantaggi sono molti. Innanzitutto si riduce il consumo di acqua del 50%, l'enorme consumo di suolo che siamo abituati a vedere nelle coltivazioni di luppolo si riduce di un quarto dato che noi possiamo posizionare quattro piante per mq, non dobbiamo controllare le piante infestanti con grande riduzione della manodopera. Con Idroluppolo possiamo coltivare in serra, questo ci permette di salvaguardare il raccolto dalle variazioni atmosferiche e dagli agenti patogeni assicurando il raccolto. Infine la nostra soluzione nutritiva può conferire proprietà aromatiche maggiori e costanti al nostro luppolo in modo da poter avere sempre la stessa birra con altissima qualità".

Fermo restando che la coltura idroponica è più produttiva, quale è una estensione sufficiente per creare un reddito? E quanto costa un impianto?
"Mille metri quadrati sono già sufficienti per ottenere reddito, il costo dell'impianto è da valutare con le intenzioni del cliente: se intende produrre in serra, fuori serra, con l'ausilio di lampade led per produzioni multiple, completamente indoor. Possiamo affermare che per un impianto base di mille metri quadrati con 4mila piante siamo sui 70mila euro".

Che tipo di substrati usate?
"Usiamo una miscela di nostra concezione che rispetta quelle che sono le esigenze della pianta del luppolo che è una pianta a rizoma in grado di produrre anche per venti anni consecutivi. Questo è uno dei nostri segreti industriali".

Dopo quanto tempo entra in produzione una pianta di luppolo con il vostro metodo di coltivazione? E quanto è la vita di una piantagione?
"Si produce luppolo già dal primo anno, di solito ce ne vogliono tre, e le analisi del Crea indicano un prodotto già usabile e aromatico. Non possiamo dire con certezza la durata delle piante, sappiamo che in natura si possono raggiungere i venti anni, ma con il nostro processo e le nostre innovazioni siamo sicuri di poterci avvicinare".

Usando soluzioni nutritive diverse potete ottenere prodotti con caratteristiche qualitative diverse, un birraio potrebbe chiedervi dei luppoli su misura?
"Sì, creando delle condizioni particolari nutrizionali e ambientali possiamo andare a variare alcune caratteristiche aromatiche. Soddisfare le richieste dei mastri birrai è il nostro obiettivo, stiamo analizzando alcuni luppoli molto costosi e famosi per comprenderne lo spettro aromatico ed andare a creare le condizioni per replicarlo. Detto questo stiamo parlando di pura ricerca e di grandi forze economiche di cui abbiamo bisogno e siamo alla ricerca, per questo siamo una startup innovativa".

Alessio Saccocio
Alessio Saccoccio in Cina alla Best Startup Showcase - Entrepreneurship Competition

Attualmente che dimensioni ha il vostro impianto?
"L'anno scorso avevamo un impianto di cento metri quadrati con cento piante, ora abbiamo un impianto di trenta metri quadrati con cento piante. Abbiamo ridotto lo spazio di produzione e migliorato la soluzione nutritiva per ridurre la crescita verticale delle piante".

Quest'anno siete al secondo anno di produzione, che tipo di mercato avete e come pensate di svilupparlo?
"Per ora ci occupiamo di vendere il processo di produzione del luppolo anche per formare nuovi produttori che possano accompagnarci nello sviluppo e vendita del prodotto luppolo. Facciamo parte di una rete di imprese che sta sviluppando il nostro processo da affiancare alla produzione tradizionale. Ora siamo in attesa di una importante realtà altoatesina che ha deciso di investire nel nostro progetto e quindi realizzeremo a breve una serra da mille metri quadrati per iniziare la produzione su larga scala".

La vostra idea è anche quella di diffondere questo tipo di coltivazione in Italia e non solo, in che modo volete farlo?
"Esatto, stiamo progettando delle lampade led a basso consumo che possano permetterci di produrre luppolo in qualsiasi zona del mondo. Partiamo dal presupposto che nel mondo ci sono delle zone con la fascia climatica adeguata alla produzione del luppolo tutto l'anno, diciamo dai 20°C ai 30°C, ma la produzione non è possibile per due motivi: non si ha l'inverno necessario al luppolo, le ore di luce non sono sufficienti.

Con la nostra tecnologia noi possiamo superare questi limiti e possiamo produrre più volte l'anno senza dover consumare energia per controllare la temperatura.
I birrifici artigianali locali potranno produrre birra con il proprio luppolo fresco aprendo un nuovo mercato molto interessate"
.

Quali sono attualmente i progetti a breve termine per il futuro?
"Innanzitutto tra agosto e settembre dobbiamo raccogliere il nostro luppolo che è in rapida crescita, realizzeremo una birra fresh hop idroponica con un birrificio locale della mia città Fondi. Il tutto sarà contornato da una serie di conferenze su idroponica, birra e cucina per terminare con la serata finale dove si parlerà di innovazione e degusteremo insieme la birra fatta con il mio luppolo idroponico.

Dopo la breve festa inizieremo a sperimentare i led per la produzione multipla e a realizzare la prima serra da mille metri quadrati, per partire a maggio con una nuova più importante produzione di 4mila piante che saranno utilizzate per una nuova birra con luppolo fresco. Nel frattempo abbiamo trattative aperte con Israele e Brasile da gestire. Insomma gli impegni sono tantissimi quanto le prospettive, siamo alla continua ricerca di partner che non vogliano solamente investire denaro ma che vogliano entrare a far parte del nostro team"
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Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione ricerca interviste serre startup idroponica

Rubrica: AgroInnovAzione

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