Agricoltura biologica: il ministero fa chiarezza sui corroboranti

Normativa nazionale: indicazioni su come gestire i prodotti in regola con le normative antecedenti

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Il Mipaaft ha pubblicato una circolare applicativa del Decreto 18 luglio 2018 sull'agricoltura biologica
Fonte foto: © gilles lougassi - AdobeStock

A oltre quattro mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto 6793 del 18 luglio 2018 (GU 206 del 5/9/2018) sull’agricoltura biologica, il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e del turismo ha divulgato una circolare applicativa dove si chiariscono alcuni aspetti riguardanti i corroboranti.

Il provvedimento originale ha infatti introdotto alcuni cambiamenti nei requisiti di etichettatura di questi particolari mezzi tecnici, ma non aveva indicato come gestire i prodotti in regola con le normative antecedenti. Ecco le precisazioni aspettate dagli addetti alla filiera:
  • Smaltimento scorte dei prodotti con etichetta non conforme al decreto 6793/2018. I prodotti con vecchia etichetta potranno essere commercializzati sino al 6 settembre 2019, dodici mesi dopo la pubblicazione del decreto.
  • Entro il 31 marzo 2019 le ditte responsabili dell’immissione in commercio di corroboranti dovranno inviare al ministero una comunicazione della rispondenza del proprio prodotto ai requisiti del decreto, oltre a un facsimile di etichetta.
  • E’ confermato il divieto dell’utilizzo di nomi di fantasia per i corroboranti.
  • Indicazione della data di scadenza del prodotto.
  • E’ stato chiarito che nel decreto il riferimento ai biostimolanti e al D.lgs 194 del 17 marzo 1995 sono errati e verranno sistemati nel prossimo aggiornamento normativo.
La circolare non ha fatto chiarezza sull’ambito di applicazione di questo tipo di prodotti i quali, potendo anche vantare l’attività di stimolatori della naturale resistenza agli organismi nocivi, potrebbero invadere il campo di sostanze approvate nell’ambito del regolamento UE 1107/2009 sui prodotti fitosanitari, che hanno comportato investimenti ben diversi. La problematica è comunque ben nota alle autorità, che normalmente evitano di approvare prodotti già autorizzati secondo altre normative, anche se teoricamente potrebbero farlo e vi sono numerosi esempi anche a livello europeo, in primis i vari bicarbonati autorizzati sia come prodotti fitosanitari che come sostanze di base, anche se le limitazioni imposte a queste ultime dovrebbero limitare le possibilità di concorrenza sleale tra queste tipologie di prodotto.
 

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