A CESENA CONFERENZA STAMPA DI ASSOMETAB

L’appuntamento è fissato per il 9 maggio, nell’ambito del Macfrut, alle 16.30 presso la Sala Blu
All’incontro parteciperà anche il professor Giorgio Celli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 17 anni fa

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L’Agricoltura biologica è uscita da una fase pionieristica nella quale le cosiddette “scelte di vita” avevano maggior importanza nella gestione dell’azienda rispetto a decisioni di tipo imprenditoriale; l’incremento delle superfici interessate e l’esigenza di soddisfare la sempre più crescente domanda di “cibi puliti” pone il settore di fronte a precise scelte. Anche la Grande Distribuzione Organizzata ha recentemente dimostrato che il prodotto biologico può entrare nella sua gamma, promuovendo anche marchi propri che contraddistinguono una specifica linea di agricoltura biologica.
Nello stesso tempo diventa sempre più chiaro che i prodotti da agricoltura biologica potranno ulteriormente crescere in quantità e qualità, con le adeguate remunerazioni per tutti i soggetti della filiera, solo se verranno garantite in modo sicuro e trasparente la certificazione delle produzioni biologiche. Senza entrare nel merito del “controllo dei controllori” o dell’esistenza o meno di problemi nella catena di certificazione, Assometab vuole mettere in evidenza quanto al momento attuale sia stato poco considerato il tema dei mezzi tecnici per l’agricoltura biologica.
Prima di tutto è necessario sottolineare che Istituti di ricerca e Università, attraverso le aziende interessate, stanno sempre di più proponendo nuove soluzioni ai problemi tecnici che scaturiscono dalle esigenze degli operatori del biologico.
Infatti negli ultimi anni sono stati risolti numerosi problemi fitoiatrici, non solo legati all’agricoltura biologica, con l’avvento di nuovi insetticidi e fungicidi di origine naturale, soluzioni tecniche alternative alla chimica.
Fondamentale è il ruolo delle aziende legate a questo settore che hanno investito e stanno investendo nella ricerca, nella messa a punto di nuovi biopesticidi (ma anche di fertilizzanti) e anche nelle relative registrazioni.
Si riesce così a coniugare economia e ecologia, ovvero due cose che, fino a poco tempo fa, sembravano inconciliabili.
Se non ci fossero aziende indirizzate a questo settore dell’agricoltura probabilmente i produttori biologici dovrebbero attendere che anche le multinazionali agrochimiche decidano di muoversi per promuovere lo sviluppo del settore. Forse, in quel caso, dovrebbero armarsi di tanta pazienza...
Il fatto che in Italia sia presente una Associazione come Assometab con aziende che investono nella ricerca di fertilizzanti e fitofarmaci per il biologico proprio nel Paese europeo con le superficie più ampia a biologico, forse, non è un caso.
Anche gli operatori del biologico (agricoltori e tecnici) devono avere presente che scegliere aziende che investono nel biologico (come quelle di Assometab) significa dare una mano a soggetti che sicuramente reinvestiranno buona parte dei ricavi in nuovi prodotti per il biologico, innescando così un circolo virtuoso; magari un concime o un Bacillus thuringiensis di una multinazionale sono più economici, ma in un’ottica più lungimirante (quella che fa crescere un settore), privilegiare una azienda rispetto ad un altra equivale ad effettuare una scelta che potrebbe rivelarsi importante per lo sviluppo dl settore.
Questo sviluppo è però attualmente minacciato dal Decreto 290/01, più specificamente dai punti 1 e 2 dall’articolo 38 che liberalizzando in modo assolutamente inadeguato il settore ha permesso ad aziende con poche scrupoli di mettere sul mercato mezzi tecnici non testati che possono screditare tutto il segmento.
Riportiamo alcuni esempi di quali problemi tale Dpr ha scatenato:
Come potranno gli enti certificatori garantire che i prodotti biologici siano sicuri quando i fitofarmaci per produrli non sono adeguatamente controllati?
Come potrà la GDO garantire che i propri marchi siano realmente aderenti a quanto vantato nelle promozioni pubblicitarie?
Perché aziende che hanno investito ingenti somme in registrazioni si devono trovare fronteggiare una concorrenza “sleale” che mette sul mercato fitofarmaci prodotti e controllati da “apprendisti stregoni”?
Perché quando un insetticida biologico non è registrato su una coltura, quello simile (o che per lo meno vanta di esserlo grazie al nuovo Dpr) può essere invece impiegato dovunque? In pratica per i fitofarmaci registrati esiste la necessità di registrare i prodotti su ciascuna coltura indicando anche i residui ammessi; nel caso di prodotti “regolarizzati” con il Dpr 290 invece non si pone alcun limite su nessuna coltura, creando di fatto una disparità assolutamente assurda.
Perché il Dpr 290 non specifica assolutamente niente circa i tempi di carenza; forse il rotenone regolarmente registrato deve avere dieci giorni di tempo di carenza e quello ammesso dal Dpr 290 nessun giorno? I Bacillus thuringiensis registrati, tre e i Bacillus thuringiensis non passati al vaglio del Ministero della Salute, nessuno?
Significa che è meglio non farsi controllare?
Questi sono alcuni punti che vorremmo far sapere a chi si interessa veramente del settore.
Assometab ha avanzato al Mipaf sin dall’estate scorsa le sue proposte per una normativa chiara ed efficace sui mezzi tecnici per l’agricoltura biologica.
In sintesi una registrazione semplificata che abbrevi significativamente i lunghi tempi (e i relativi costi) prima dell’immissione sul mercato, ma che mantenga elevate garanzie per il consumatore, l’agricoltore e l’ambiente.
Assometab si propone di organizzare alcuni convegni nel prossimo autunno per aprire un confronto pubblico su questo argomento con le altre componenti del mondo del biologico.

Fonte: Agronotizie

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