Puglia, grano duro a rischio disinvestimento

E' l'allarme lanciato all vigilia dei Durum Days da Cia Puglia, che chiede interventi per tutelare il reddito dei cerealicoltori: dai contingenti alle importazioni contro le manovre speculative sui prezzi a maggiori e più puntuali pagamenti dei premi

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Per Cia è necessario rafforzare la ricerca pubblica per testare e sviluppare le varietà di grano duro più adatte a fronteggiare i cambiamenti climatici (Foto di archivio)
Fonte foto: © RobertoM - Adobe Stock

Prende il via domani il Durum Days, meeting annuale che fa il punto sulle tendenze in atto nella filiera del grano duro italiano (qui il link per partecipare al webinar). E Cia Puglia - tra gli organizzatori dell'evento - prova a fare il punto della situazione sulla produzione di grano duro nella regione e sulle condizioni della cerealicoltura, lanciando alcune proposte: maggiore puntualità dei pagamenti dei premi da parte di Agea, contingentamenti alle importazioni per evitare speculazioni al ribasso sul prodotto nazionale, ma anche un maggiore impegno dello Stato nella ricerca dedicata a questa filiera.
 

Dalla Puglia un terzo del grano duro italiano

Dalla Puglia proviene mediamente circa un terzo del grano duro italiano. Nel 2020, complessivamente le province pugliesi hanno prodotto 9,5 milioni di quintali del prezioso cereale, il 35% della produzione nazionale dello scorso anno, impiegando una superficie pari a 344.300 ettari. Da sola, la provincia di Foggia nel 2020 riesce a produrre 7 milioni e 125mila quintali di grano duro su una superficie di 240mila ettari, con una resa media per ettaro di 29,68 quintali.

"I dati elaborati da Cia-Agricoltori italiani della Puglia - dichiara Raffaele Carrabba, presidente regionale dell'organizzazione agricola - mettono in evidenza quanto sia strategico il settore cerealicolo non solo per l'intero comparto primario, ma per tutta una filiera che comprende molini, pastifici, panificatori e significa lavoro, investimenti, made in Italy nel mondo".
 

Prezzo e redditività

Dal 17 giugno 2020 al 12 maggio 2021, il prezzo medio corrisposto ai produttori pugliesi per una tonnellata di grano duro è stato pari a 298,46 euro se si prende a riferimento la media dei prezzi formatasi alla Borsa merci di Foggia, un mercato all'ingrosso che fornisce il valore di riferimento per numerosi contratti di filiera. In realtà spesso il prezzo in campagna è stato anche più basso.

Per altro il prezzo in Borsa merci ha avuto un andamento discendente durante la campagna commerciale, come dimostra questa elaborazione di AgroNotizie e il momento dell'atto di vendita può aver deciso le sorti dei bilanci di numerose imprese agricole.
 
Il grafico rappresenta l'andamento del prezzo medio del grano duro in Borsa merci Foggia

"La formazione del prezzo, sia a monte che a valle del processo che lo determina, rappresenta una delle criticità della filiera - dichiara Michele Ferrandino, presidente di Cia Capitanata, che sottolinea: "con questi prezzi, nelle zone della provincia di Foggia a più bassa resa, come i monti Dauni, il rischio è l'abbandono della coltura".

"Negli ultimi anni, la redditività del grano duro pugliese non è stata all'altezza dei sacrifici, dei rischi assunti dai produttori e della qualità espressa dal prodotto. Siamo davanti a una dinamica oggettivamente squilibrata che può causare minori investimenti, un decremento del lavoro e del valore complessivo della filiera" aggiunge Felice Ardito, presidente di Cia Levante.
 

Un freno alle importazioni

"Il mercato è libero e globalizzato, occorre tuttavia tutelare il futuro di una filiera strategica che troppo spesso è penalizzata dalle massicce importazioni dall'estero; per limitare la tentazione di manovre speculative - spiega Raffaele Carrabba, presidente di Cia-Agricoltori italiani della Puglia - bisognerebbe valutare bene la possibilità di sospendere temporaneamente le importazioni in determinati periodi dell'anno". Si tratterebbe, in pratica, di attuare delle strategie di contingentamento delle importazioni al fine di evitare manovre sui prezzi del prodotto nazionale e non per impedire tout-court l'import di grano duro.
 

Pagamenti puntuali

Un fattore disincentivante per i produttori cerealicoli, in questi anni, sono stati i ritardi nei pagamenti dei premi da parte di Agea. Un elemento, questo, che aggiunge incertezza al fardello di incognite affrontate ogni anno dagli agricoltori. "Senza contare - ricorda Ferrandino da Foggia - che il successo dei contratti di filiera ha più che dimezzato l'importo ad ettaro del premio aggiuntivo, che serve a coprire i maggiori costi dell'agricoltore che è chiamato, in virtù di precisi accordi con l'industria molitoria e della pasta, ad assicurare livelli qualitativi della produzione di grano particolarmente elevati".
 

Ricerca, bisogna investire di più

I finanziamenti riservati allo sviluppo della cerealicoltura, inoltre, hanno subito una decisa contrazione. "A differenza di altri paesi, l'Italia penalizza pesantemente la ricerca, settore in cui vantiamo eccellenze assolute come il Crea che andrebbero aiutate", ha aggiunge Ferrandino. In Italia, ci sono circa 170 varietà di grano duro. "Sostenere la ricerca, aiuterebbe a selezionare quelle cultivar che garantiscono rese, resistenza, qualità e valori proteici maggiori a seconda della tipologia di terreno, delle caratteristiche climatiche, della frequenza di fenomeni siccitosi" conclude Ferrandino.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: cerealicoltura ricerca prezzi mercati contratti di filiera investimenti

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