Toscana, cresce la Plv agricola

Nel 2018 registrato un fatturato di oltre 2,9 miliardi di euro con un aumento del 22% rispetto all'anno precedente. Principali settori il florovivaismo, i seminativi e la vitivinicoltura. Ma il reddito degli agricoltori non cresce

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I vigneti sulle colline del Chianti, il vino è il terzo settore per fatturato nel 2018
Fonte foto: Davide Taviani - Wikipedia

Cresce la produzione lorda vendibile agricola della Toscana, dopo l'annus horribilis del 2017. E' quanto emerge dalle prime stime fatta dalla Coldiretti regionale che mostrano un aumento della Plv del 22% nel 2018 rispetto all'anno prima.

Riguardo alle cifre si parla di 2,974 miliardi di euro nel 2018 rispetto a 2,4 miliardi nel 2017. A trascinare il settore rimane il florovivaismo che per quanto rappresentino lo 0,9% della Sau e il 3,55 delle aziende vantano un fatturato di 769 milioni di euro nel 2018.

Seguono i seminativi con 740 milioni, sostenuti anche da una ripresa di produzione del grano dopo il crollo del 2017. Viene poi il settore vitivinicolo che ha visti una produzione di 2,8 milioni di ettolitri con un fatturato di 540 milioni di euro, sostenuto dalla spinta delle esportazioni che raggiunge il 70% delle vendite e fanno sì che una bottiglia su cinque di vino italiano all'estero sia toscana.

Bene anche il settore dell'allevamento, con 505 milioni di euro di Plv, trainato soprattutto dal comparto bovino da carne.

In crescita anche il settore dell'olio d'oliva, che ha registrato nel 2018 un aumento di produzione del 20% rispetto al crollo del 2017 con un fatturato di 120 milioni di euro.

Altri 310 milioni arrivano poi da altri comparti minori, tra cui l'agriturismo che ha segnato un incremento del 6% e si conferma al primo posto in Italia e un fiore all'occhiello della accoglienza turistica regionale.

Un quadro generale positivo quindi, che però non si è sempre trasformato in un aumento di reddito per gli agricoltori, come ha commentato Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana. Infatti in parte per l'aumento dei costi di produzione, con l'aumento dell'energia, dei prodotti fitosanitari, dei concimi e dell'alimentazione animale, in parte per la complessità e la lunghezza delle filiere agroalimentari hanno disperso l'aumento del fatturato, non facendo aumentare i soldi nelle tasche degli agricoltori.

In particolare Filippi rileva come il prezzo pagato alla produzione è sempre più spesso svincolato dai reali andamenti di mercato e dalla domanda finale, al punto che la diminuzione dei prezzi all'origine non porta quasi mai a una diminuzione dei prezzi al consumo, spesso con una equiparazione tra i prezzi dei prodotti esteri di qualità indefinita e quelli del prodotto nazionale di qualità.

Per Coldiretti una delle strategie per superare questo problema è la valorizzazione della filiera italiana, che in Toscana si è tradotta ad esempio nell'accordo tra Bonifiche Ferraresi, la più grane azienda zootecnica regionale e il Gruppo Cremonini o nell'accordo di filiera per i grani antichi, con la bolognese Sis, maggiore società sementiera italiana.

Una valorizzazione che l'associazione di categoria vuol potenziare anche attraverso la battaglia per l'etichettatura obbligatoria sull'origine del cibo, portata avanti a livello europeo con una raccolta firme che ha coinvolto anche altre realtà associative dell'Unione come la Fnsea, maggiore sindacato agricolo francese, la Ocu, principale associazione consumatori spagnola, Solidarnosc, lo storico sindacato Polacco, la Upa, i piccoli agricoltori di Spagna, Gaia, l'associazione degli agricoltori Greci, Green Protein, Ong svedese e ancora Slow Food, Fondazione Uni Verde.

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