La Cina dice "Ni hao" a Veronafiere

La spa veronese punta sul mercato cinese e inaugura la nuova sede operativa permanente a Shangai. L'ambasciatore Ettore Sequi: "L'apertura nello stesso edificio di altre realtà italiane consente al sistema Italia di presentarsi unito"

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Da sinistra: Giovanni Mantovani, Maurizio Danese, Ettore Sequi, Michele Cecchi e Simone Incontro

Vino, agritech, marmo e construction. 
Veronafiere sfoggia le risorse in suo possesso per rafforzare la propria presenza sul territorio cinese che già conoscono gli asset della spa veronese. "Sono oltre 5mila gli operatori cinesi presenti al Vinitaly, Fieragricola e Marmomac in un percorso di internazionalizzazione multipolare" spiega il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese.

L'obiettivo è quindi quello di favorire il business attraverso un'azione e una presenza assidue e costanti in un mercato come quello cinese, da 1.600 miliardi di euro.
"Un'opportunità - ha affermato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani - che deve essere accolta con responsabilità dal nostro Paese, che oggi è solo il 22° fornitore di Pechino, con un valore di 18 miliardi di euro nel 2017. In questi 20 anni le nostre relazioni in questo Paese sono notevolmente cresciute e abbiamo stabilizzato le nostre attività, specie nel settore vino. Ma ora vogliamo ampliare la nostra offerta".

Per farlo la fiera veronese ha inaugurato ieri, 7 novembre, la nuova sede operativa permanente di Veronafiere a Shanghai, nel centrale distretto business di Xuhui. 
"L'apertura di questa sede, nello stesso edificio dove lavorano altre realtà italiane a partire dal Consolato e dall'Ice, consente al sistema Italia di presentarsi unito, con autorevolezza e credibilità" ha affermato l'Ambasciatore d'Italia in Cina, Ettore Sequi.

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