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Mercato e filiera, Iris chiude il cerchio

Dal seme alla tavola. E' questo il modello all'avanguardia della cooperativa agricola la quale ha dimostrato che è possibile controllare la filiera. L'intervista al presidente

Barbara Righini di Barbara Righini

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Le produzioni della cooperativa sono 100% biologiche
Fonte foto: © denis 333 - Fotolia

Trent'anni di storia e la soddisfazione di poter dire di controllare tutta la filiera, dal seme alla tavola, tagliando molti passaggi e saltando, per ora, la vendita alla Gdo. La cooperativa agricola Iris, società nata nel cremonese a fine anni '70, ha trovato il modo di svincolarsi dal giogo del mercato, producendo grano duro e tenero, pasta, farro, grano saraceno, mais, miglio, orzo, pomodori riso e legumi. Le loro produzioni sono 100% biologiche, hanno creduto nel bio in tempi non sospetti, fin dall'inizio.
Maurizio Gritta, che oggi ha 61 anni, fa parte del nucleo dei nove fondatori che, senza terra di proprietà, ha dato il via all'avventura Iris.

"Se ci si organizza è possibile controllare l'intera filiera, in particolare della pasta, ma fondamentale è costruirsi un mercato di sbocco diretto" ha raccontato proprio Gritta. "Il cittadino deve sapere che fa parte della filiera. Il marchio Iris arriva direttamente sulle tavole dei consumatori, non solo italiani, passando attraverso le reti di relazioni. Vendiamo ai Gruppi d'acquisto, ai piccoli negozi, alle catene specializzate nel bio e garantiamo allo stesso tempo ai coltivatori, che sono anche nostri soci, la giusta remunerazione".

I valori fondatori che i soci di Iris si sono dati a fine anni '70 sono ancora rispettati: sviluppo del bio e salvaguardia dell'ambiente, rapporto diretto con il consumatore, salvaguardia delle proprietà collettiva e del lavoro. Ad oggi, soci della cooperativa (670 in totale) sono i lavoratori che lavorano nel pastificio di Casteldidone, gli agricoltori e i soci finanziatori (più della metà dei soci finanziatori hanno conferito un capitale che va dai 5mila ai 10mila euro).

Il prodotto agricolo arriva da tredici regione italiane, da Nord a Sud, per circa 2mila ettari in rotazione colturale biologica. Il nuovo pastificio, in edilizia eco-compatibile, dotato di fito-depurazione per le acque di scarico, è stato finanziato con azioni mutualistiche. "Potremmo produrre più del doppio di quanto già produciamo in termini di pasta con marchio Iris ma il progetto deve essere sostenibile anche economicamente. Noi garantiamo all'agricoltore socio un prezzo che è quasi il doppio di quello che gli riconosce il mercato (per l'anno in corso è stato di 41 euro a quintale per il grano duro) e lo assistiamo con un ufficio agronomico che lo aiuta a sviluppare un piano agronomico studiato su misura, garantiamo poi anche premi per la qualità. Per quanto riguarda quindi la filiera del grano, ai nostri livelli di vendita attuali, nessuno può più entrare in Iris, ma siamo aperti per altre filiere, per esempio i legumi o tutte le colture che servono per la mangimistica".

I premi, in particolare sul grano duro, vengono garantiti sulla base della qualità consegnata che non punta solo sulla quantità di proteine, ma anche su peso specifico e qualità del glutine. Oltre a lavorare la pasta a marchio Iris, con filiera controllata, nel pastificio di Casteldidone si lavora pasta per conto terzi, creando quindi occupazione.
Si producono circa 100mila quintali l'anno di pasta, un 40% a marchio Iris, il restante per conto terzi. Il mercato di sbocco, per la pasta ma anche per gli altri prodotti, non è solo italiano: "Oggi vendiamo per il 72% in Italia e per il 28% all'estero, soprattutto in Germania, Belgio e Francia", ha continuato ancora Gritta.

Un sogno quello di Maurizio Gritta e degli altri otto soci fondatori che è partito decine di anni fa e che è arrivato fino a oggi, dimostrando che è possibile controllare la filiera e non farsi strozzare dal mercato. Il modello è all'avanguardia e, secondo Gritta, nonostante gli anni e i sacrifici che ci sono voluti, è replicabile: "Ci hanno già replicato e questo vuol dire che si può fare, lo hanno fatto in un settore che non è l'agroalimentare ma il modello è speculare al nostro. Nel 2016 è nata la cooperativa di produzione e lavoro EdilCasa di Biella".
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura biologico mercati filiera pasta cereali

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