Innovare per crescere. Il segreto del piccolo gigante Olanda

Ha un export agroalimentare due volte quello italiano. Come riesce nell'impresa? Lo abbiamo chiesto a Carola Schouten, ministro dell'Agricoltura dei Paesi Bassi

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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L'Olanda è il secondo esportatore al mondo per valore di prodotti agroalimentari
Fonte foto: © Silvio Fritegotto

Con una popolazione di 17 milioni di abitanti e una superficie pari a quella di Veneto e Lombardia messi assieme, i Paesi Bassi hanno esportato nel 2017 prodotti agroalimentari per ben 91,7 miliardi di euro. Due volte l'export dell'Italia. Il segreto? Innovazione e partnership pubblico-privato. Non c'è dunque da stupirsi se l'Olanda è stata partner di Seeds&Chips, il summit internazionale dedicato all'innovazione lungo la filiera agroalimentare che si è tenuto a Milano.

"Ci sono alcuni elementi alla base del nostro successo. Prima di tutto la cooperazione tra gli agricoltori, che si scambiano informazioni e si aiutano l'un l'altro per migliorare le produzioni. Unendosi hanno inoltre una posizione di maggiore forza all'interno della catena del valore", spiega ad AgroNotizie Carola Schouten, ministro dell'Agricoltura olandese. "Il secondo aspetto è il collegamento tra agricoltura e mondo della ricerca, a tutti i livelli. Gli agricoltori si rivolgono direttamente alle università per cercare soluzioni a problemi concreti".

Anche il Governo ha un ruolo?
"Certo, non solo perché definisce il quadro normativo all'interno del quale gli agricoltori operano. Ma anche perché sostiene l'innovazione e aiuta le imprese nell'esportare i propri prodotti. La cooperazione tra Governo, agricoltori e ricerca ha dato prova di essere vincente".

Ci può dire qualcosa di più sul trasferimento tecnologico tra le università e gli agricoltori?
"Quando gli agricoltori hanno un problema di qualunque genere, dalla difesa delle colture alla meccanizzazione di un processo, si rivolgono direttamente alle università. I ricercatori si mettono al lavoro sempre in stretto contatto con i rappresentanti degli agricoltori".

Chi finanzia tutto questo processo?
"Dipende, il pubblico fa la sua parte, ma anche gli agricoltori partecipano ai costi di ricerca. E anche le università stesse sono incentivate a cercare fondi sia in ambito europeo che nel settore privato".

Negli anni passati l'Olanda ha avuto grossi problemi di inquinamento legati ai liquami provenienti dagli allevamenti intensivi e ai prodotti di sintesi utilizzati nelle serre. Come siete riusciti a rendere sostenibili le produzioni?
"L'innovazione gioca un ruolo fondamentale e ci ha permesso di migliorare la sostenibilità ambientale e sociale del settore. Gli agricoltori sono i primi ad essere interessati a preservare il territorio e sono i primi a soffrire dei cambiamenti climatici. Per questo devono essere in prima linea quando parliamo di sostenibilità. Qui a Seeds&Chips ci sono molte startup olandesi che cercano soluzioni innovative ai problemi degli agricoltori. Parliamo di precision farming, di droni e big data per produrre di più e meglio con meno risorse".

Qual è il ruolo del Governo olandese e di istituzioni come l'Università di Wageningen nel supportare i piccoli agricoltori di tutto il mondo?
"L'Olanda è tra i maggiori sostenitori finanziari di organizzazioni come la Fao. Inoltre studenti da tutto il mondo vengono nelle nostre università per poi portare a casa il know how acquisito. Infine aiutiamo anche le aziende private ad investire nei paesi in via di sviluppo".

Ci può fare un esempio?
"Abbiamo molti Agricultural Counsellors (consiglieri agricoli, ndr) sparsi nelle nostre ambasciate nel mondo che mettono in contatto le nostre aziende che vogliono internazionalizzarsi con partner locali. Società come Rabobank (la banca olandese focalizzata sull'agricoltura, ndr) investe nei paesi in via di sviluppo, ma è impegnata anche nel trasferimento di tecnologie e conoscenza".

Parliamo di Europa, la Commissione ha proposto un taglio del 5% alla Pac. Che cosa ne pensa?
"Stiamo pagando da un lato il conto della Brexit e dall'altro il fatto che Bruxelles ha nuove priorità. Non credo tuttavia che gli Stati si dovrebbero impegnare ad aumentare il budget dell'Unione per sopperire all'uscita di Londra. Credo invece che la vera discussione dovrebbe essere su come vogliamo spendere i soldi della Pac".

Quali sono le priorità secondo lei?
"Credo che dovremmo spostare il focus dalle sovvenzioni a pioggia verso aiuti mirati per supportare gli agricoltori a mettere in pratica azioni con ricadute sociali e ambientali benefiche. Penso ad esempio al contrasto ai cambiamenti climatici o alla tutela della biodiversità".

Il Parlamento europeo sta discutendo un pacchetto per evitare le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare. Supporterete questo provvedimento?
"Certo, siamo felici che ci sia questa proposta e supportiamo gli agricoltori perché abbiamo maggiore capacità contrattuale all'interno della filiera".

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