Toscana, i primi risultati della legge sugli ungulati

A venti mesi dall'entrata in vigore, la regione pubblica i dati che mostrano una riduzione del numero degli animali e degli incidenti stradali, anche se in alcune zone continuano ad aumentare i danni alle coltivazioni

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Cinghiali, la Toscana pubblica i dati sugli effetti delle legge per le gestione degli ungulati
Fonte foto: © zolastro - Fotolia

La giunta regionale della Toscana fa il punto sulla gestione degli ungulati presentando il rapporto annuale sull'applicazione della legge specifica per limitare l'impatto di queste specie sull'agricoltura, gli habitat e le attività umane, nota anche come 'legge Remaschi', dal nome dell'assessore regionale all'Agricoltura che l'ha proposta e realizzata nel 2016.

Una legge discussa, che prevede l'abbattimento controllato degli animali, laddove possano costituire un problema produttivo o ambientale, anche su richiesta degli agricoltori.

Oggi, a venti mesi dalla sua entrata in vigore, sono stati abbattuti oltre 184 mila cinghiali, 27 mila caprioli, 990 cervi, 2400 daini e 217 mufloni, per un totale di 215.575 animali.

Le dinamiche di popolazione dei cinghiali, caprioli e daini, pur con situazioni diverse da zona a zona, mostrano un'inversione di tendenza a livello di presenze totali sul territorio regionale.

Come ha ricordato Marco Remaschi, promotore della legge, analisi puntuali dei risultati e delle peculiarità locali sono ancora in corso, ma in generale negli ambiti in cui è stata massima la capacità di agire in una logica di sistema si sono raggiunti risultati.

Andando nello specifico, per il cinghiale l'applicazione congiunta delle azioni di prelievo consentite dalla legge, dai regolamenti e dai piani annuali, ha permesso di incidere soprattutto nelle aree problematiche, ovvero nelle aree agricole, nelle quali il prelievo annuale è passato dagli 11.629 capi del 2015 ai 21.227 del 2016, per giungere nel 2017 al prelievo di 26.608 capi.

E rispetto al passato, i prelievi in tali aree sono stati soprattutto distribuiti durante tutto l'anno, soprattutto attraverso il nuovo strumento della caccia di selezione. Questo ha permesso il prelievo di oltre 13mila cinghiali, nei venti mesi considerati, risultando un efficace strumento di gestione e difesa delle colture in campo nei periodi più sensibili per i danneggiamenti delle coltivazioni.

Cresce invece il numero di prelievi nelle aree non vocate, cioè quelle caratterizzate dalla presenza diffusa di colture agricole, con un aumento di oltre il 30% nel 2017.

Viceversa, le squadre di caccia nelle aree vocate destinate alla gestione conservativa delle specie, pur avendo avuto piani elevati e regole di prelievo invariate, hanno abbattuto meno cinghiali tra il 2016 ed il 2017, con una diminuzione del 19,6%.

La stessa tendenza è stata registrata anche per capriolo e cervo che hanno visto aumentare gli abbattimenti nelle zone agricole, rispetto a quelli avvenuti nelle zone vocate per la gestione conservativa delle specie.

Riguardo ai danni alle colture, pur in attesa dei dati complessivi, nel 2017 appare un aumento rispetto all'anno precedente, anche se ci sono andamenti diversi a seconda delle zone.

Nel triennio 2015 2017 infatti si è registrata una diminuzione dei danni alle coltivazioni nelle province di Pisa, Lucca, Pistoia e Arezzo, mentre risultano relativamente stabili a Livorno, Massa-Carrara e Grosseto e in forte aumento a Siena e Firenze, provincie queste ultime dove sono concentrati oltre il 70% dei danni dell'intera regione.

In particolare, nella provincia di Siena i danni da caprioli sono particolarmente accentuati ed in grande crescita, nonostante l'aumento dei piani di prelievo, dei tempi di caccia e la sostanziale individuazione effettuata insieme ad Ispra dei distretti con obiettivi di bassa densità.

Un miglioramento è stato rilevato anche per gli incidenti stradali causati dalla selvaggina, dove i dati indicano una sensibile riduzione dei sinistri denunciati.

Anche riguardo ai tempi di intervento tra la richiesta degli abbattimenti e la loro autorizzazione ci sono stati miglioramenti. Dopo le difficoltà del 2016, gli uffici autorizzano le polizie provinciali in media dopo due giorni e mezzo dalla richiesta dell'agricoltore.

Per Remaschi è quindi necessario continuare su questa strada, con l'obiettivo di salvaguardare un patrimonio agricolo e ambientale assolutamente unico al mondo come quello toscano, lasciando sempre aperto lo spazio per un confronto su eventuali proposte concrete e attuabili di miglioramento.

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