Con le Filiere intelligenti l'agroalimentare è smart

Durante l'evento che si è tenuto ad Agrogeneration a Bergamo gli attori della filiera agroalimentare si sono confrontati per individuare il modo di fare sistema al fine di valorizzare e innovare il made in Italy

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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Un momento di dibattito durante il convegno Filiere intelligenti ad Agrogeneration a Bergamo
Fonte foto: Agronotizie

Le filiere agroalimentari sono una delle grandi ricchezze dell'Italia. Solo attraverso percorsi di creazione del valore che vanno dal campo fino al consumatore si possono creare quei prodotti alimentari che hanno fatto del made in Italy un vero e proprio marchio riconosciuto in tutto il mondo per l'eccellenza delle sue produzioni.

E proprio di filiere si è discusso durante la tappa bergamasca di 'Filiere intelligenti', un roadshow organizzato dai giovani di Confagricoltura (Anga), dai giovani imprenditori di Federalimentare, da Cnr e dal Future food institute. Sotto il titolo 'Filiere intelligenti' si sono svolti infatti una serie di incontri, l'ultimo dei quali in concomitanza con il G7 Agricoltura che si è tenuto a Bergamo il 14 e 15 ottobre. L'occasione del convegno Filiere intelligenti è stata la tre giorni di Agrogeneration, l'evento organizzato da Future food institute e Crea per parlare di innovazione nel settore agri-food e mettere in contatto aziende, centri di ricerca, giovani e startupper.

"Le filiere sono intelligenti perché innovano, fanno rete e collaborano per ottenere un obiettivo comune", ha dichiarato durante il convegno Raffaele Maiorano, presidente dei giovani di Confagricoltura. "Gli agricoltori stanno attraversando un momento molto duro e sono tante le aziende agricole che hanno chiuso o che rischiano di chiudere. La valorizzazione delle filiere, di cui gli agricoltori sono la parte fondamentale perché forniscono le materie prime, può essere una delle strade per aiutare i nostri agricoltori".
 

Anche per i giovani imprenditori di Federalimentare, rappresentati in sala dal loro presidente, Alessandro Squeri, la valorizzazione delle filiere è essenziale, senza dimenticare l'innovazione. "I prodotti della nostra tradizione possono essere innovati nel metodo di produzione e di commercializzazione, proprio per andare incontro alle esigenze di un mercato in costante evoluzione". Secondo Squeri uno degli elementi fondamentali "è riuscire a valorizzare il nostro made in Italy che in termini di qualità e sicurezza non ha rivali al mondo".

Il made in Italy deve però essere fatto conoscere. "Cibus è una grande occasione per le aziende di raccontare i loro prodotti a buyer provenienti da tutto il mondo", ha spiegato Pierluigi Spagoni, responsabile comunicazione e marketing di Fiere di Parma. "Il sistema fieristico si sta evolvendo per fornire agli operatori del settore un servizio che non si limita ai quattro giorni dell'esposizione, ma che copre tutto l'anno e offre servizi a 360 gradi, anche digitali".

E il digitale è il fattore che più di tutti ha influenzato il modo in cui i prodotti alimentari vengono scelti, comprati e consumati. Conoscere le dinamiche del consumo, in Italia e all'estero, è essenziale per espandere la platea di chi sceglie made in Italy. Un'opera di diffusione della cultura enogastronomica italiana è quella fatta da I love italian food, un'associazione che attraverso una rete di ambasciatori sparsi in giro per il mondo valorizza il made in Italy e lo racconta anche attraverso YouTube e gli altri social media.
 

Il convegno Filiere intelligenti, moderato da un giornalista di AgroNotizie, è stato anche l'occasione per presentare i dati dell'indagine PricewaterhouseCoopers proprio sui comportamenti di acquisto dei millenials e della generazione Z. I primi sono i ragazzi nati agli inizi degli anni Ottanta fino al 1995. E i secondi quelli nati dal 1996 al 2010. Sono questi infatti i giovani consumatori che si stanno affacciando sul mercato e che devono essere ascoltati per poter cogliere nuove opportunità di business.

"Per le generazioni in oggetto l'ispirazione all'acquisto prende forma principalmente attraverso i social network a dispetto dei più classici siti web", ha spiegato Erika Andreetta, partner Pwc. "Anche i luoghi di acquisto sono cambiati. Le due generazioni preferiscono fare acquisti online per usufruire di offerte e sconti e ricevere i prodotti direttamente a casa, il prima possibile".

Il tutto, ovviamente, viene fatto attraverso lo smartphone che per i più giovani, che usano in media cinque device al giorno, è ormai una continuazione del proprio essere. Se da un lato i giovanissimi sono sempre alla ricerca di nuovi prodotti, sconti e promozioni, dall'altro sono disponibili a pagare fino ad un 20% in più per avere un prodotto sostenibile. Spunti interessanti per quegli agricoltori e aziende che vogliono differenziarsi e intercettare nuovi target.

E proprio Pwc ha portato ad Agrogeneration il suo programma sulla tracciabilità della filiera agroalimentare, il Food trust programme. "Si tratta di un programma globale, attivo in 21 paesi al mondo, con il quale aiutiamo le aziende agroalimentari a fare più business. Come? Supportandole nell'acquisire la fiducia dei consumatori", spiega ad AgroNotizie Roberto Tavano, di Pwc.
"Per ottenere la fiducia del mercato una azienda deve essere estremamente trasparente nei confronti del consumatore che deve avere la possibilità di sapere cosa c'è dietro al cibo che ha messo in tavola. Per questo le informazioni che i soggetti dell'ecosistema produttivo si scambiano e che ci dicono molto di un cibo vengono immagazzinate attraverso i nostri sistemi e rese disponibili al consumatore". Informazioni che possono essere consultate attraverso un QRCode, come spiegato nel video che segue.
 

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