Il Mezzogiorno riparte dall'agricoltura

Il settore primario, con una crescita del valore aggiunto del 7,3% traina la ripresa del Pil meridionale (+1%) e l'occupazione. Il 28 luglio 2016 verranno presentate le anticipazioni del Rapporto Svimez 2016

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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La Svimez ha reso noti i primi dati sull'agricoltura del Mezzogiorno 2015 nel comunicare la data delle anticipazioni del Rapporto 2016, che si terrà il prossimo 28 luglio a Roma
Fonte foto: © Tyler Olson - Fotolia

Dall’Abruzzo alla Calabria, dalla Sicilia alla Sardegna: l'economia del Mezzogiorno nel 2015 è cresciuta grazie ad un +1% del Prodotto interno lordo ed esce dalla recessione. Grazie soprattutto al settore dell’agricoltura, della forestazione e della pesca, che ha visto lievitare il valore aggiunto del 7,3%.
A dirlo è l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, nell’annunciare l’appuntamento del 28 luglio, quando saranno presentate le anticipazioni del Rapporto Svimez 2016 alla stampa proprio nell’istituto di via di Porta Pinciana a Roma. Nel corso della consueta conferenza stampa verranno presentate le previsioni per il biennio 2016 e 2017 ed i principali andamenti dell'economia e della società italiana, disaggregati per il Mezzogiorno e il Centro-Nord e per le singole Regioni, contenuti nel Rapporto annuale che uscirà in autunno.

“Il 2015 ha rappresentato il primo anno in cui al Sud si è arrestata la recessione, registrando una inversione di tendenza più marcata che nel resto del Paese: il Pil dell'area, secondo le stime di consuntivo della Svimez, è cresciuto dell'1% contro lo 0,7% del resto del Paese" afferma l’istituto nella nota.

A ben vedere, i segnali di una ripresa all’orizzonte c’erano già nel 2014, quando - secondo il Rapporto Svimez 2015 - la recessione aveva quantomeno allentato la presa sulle Regioni del Sud.

“La ripartenza del Mezzogiorno nel 2015, dopo anni di fortissima caduta, è dovuta ai settori dell'agricoltura (+7,3%), del turismo e (seppur in misura più contenuta) al settore cruciale delle costruzioni (+1,1%)" afferma ancora la nota della Svimez.

Lo scorso 7 giugno AgroNotizie aveva ripreso i dati dell’Istat sul valore aggiunto in agricoltura nel 2015: in crescita sia nel Sud continentale (+9,6%) che nelle Isole Maggiori (+ 0,8%). Le stime Istat sul Pil 2015 e quelle Svimez vanno nella stessa direzione.

Nel 2014, secondo il Rapporto Svimez 2015, il settore agricolo, della pesca e della forestazione aveva conosciuto una perdita del valore aggiunto pari al 6,2% e aveva contribuito per un -0,4% al calo del Pil del Mezzogiorno, che era complessivamente calato del 1,2%. Ciò nonostante, proprio quel rapporto indicava tra i futuri “drivers di sviluppo” del Mezzogiorno proprio il settore agricolo.

“A trainare la dinamica economica del 2015, invece è stata la significativa ripresa del mercato del lavoro (una crescita di 94 mila occupati, pari al +1,6%), in parte frutto di alcuni provvedimenti del Governo – afferma ancora la Svimez, che sottolinea come - Secondo le nostre valutazioni, l'effetto congiunto della decontribuzione sulle nuove assunzioni e degli sgravi fiscali (i cosiddetti 80 euro) ha contribuito alla crescita del Pil del Mezzogiorno per 0,2 punti percentuali (0,1 al Centro-Nord)”.

Già nel Rapporto Svimez 2015 si evidenziava la crescita degli occupati nel Mezzogiorno, trainata dalla nuova occupazione agricola, intervenuta già a fine 2014 e rafforzatasi nei primi due trimestri del 2015, quando: “Rispetto al secondo trimestre del 2014, gli occupati crescono al Sud di 120 mila unità (+2,1%) e di 60 mila unità nel Centro-Nord (+0,4%). La ripresa riguarda tutte le Regioni tranne la Calabria, e interessa essenzialmente i settori agricolo e terziario" sottolineava il Rapporto Svimez 2015.

Nonostante questi segnali positivi, l'occupazione nel Mezzogiorno resta lontana dai livelli pre-crisi. E - secondo la Svimez - è urgente sia il varo di provvedimenti a sostegno dei redditi delle fasce deboli della popolazione (più che raddoppiate nei sette anni di crisi 2008 - 2014) sia il rilancio degli investimenti pubblici nell'area, anche come leva per stimolare ed attrarre quelli privati, che si confermano tuttora come il principale elemento di fragilità del sistema economico italiano e meridionale: anche in questo caso l’agricoltura, con i Piani di sviluppo rurale 2014-2020 e le misure nazionali, può fare la sua parte.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: psr economia agraria sviluppo rurale politica agricola

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