In Arabia Saudita i pomodori crescono con l'acqua di mare

Red Sea Farms è una startup che ha messo a punto una tecnologia che permette di coltivare pomodori con acqua salata. E non si ferma qui

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Mark Tester, fondatore di Red Sea Farms
Fonte foto: Red Sea Farms

Ci sono molti Paesi al mondo in cui le precipitazioni sono talmente scarse da non consentire l'agricoltura. Alcuni di questi però si affacciano sul mare che è una risorsa idrica sostanzialmente illimitata ma non sfruttabile ai fini dell'agricoltura in quanto non esistono piante di interesse agrario in grado di crescere con l'acqua salata.

Qualcosa però sta cambiando. Red Sea Farms è una startup nata in Arabia Saudita, ma con un team internazionale che comprende ricercatori provenienti dalle più importanti università occidentali, che ha appena chiuso un round investimento di 10 milioni di dollari per costruire nuove serre in cui coltivare pomodori grazie all'utilizzo di acqua salata.

L'Arabia Saudita è infatti ricca di fonti energetiche fossili, ma ha un settore agricolo sottodimensionato per le necessità della propria popolazione che si basa esclusivamente sull'uso di acqua desalinizzata e sull'impiego di risorse idriche sotterranee, che tuttavia sono difficili da estrarre, richiedono un processo di purificazione e non sono rinnovabili.

La startup è riuscita a selezionare varietà di pomodoro in grado di crescere utilizzando l'acqua salata del mare. Le informazioni disponibili sono limitate, ma sembra che la soluzione stia nell'aver individuato un portainnesto in grado di gestire la salinità dell'acqua marina. Dalla startup fanno sapere di essere in grado di utilizzare acqua di mare al 100% per le coltivazioni in campo aperto, mentre per le coltivazioni in serra, tramite tecnologia idroponica, si utilizza acqua di mare al 90% miscelata con un 10% di acqua dolce.

I ricercatori hanno anche messo a punto un sistema di raffrescamento tipo fan pad e che è in grado di utilizzare anche in questo caso acqua di mare. A completare il quadro c'è l'impiego dei più moderni sistemi digitali per monitorare e ottimizzare la crescita delle piante.

Se la startup dovesse essere in grado di mettere a punto un sistema produttivo economicamente sostenibile e in grado davvero di utilizzare l'acqua di mare per le coltivazioni, si aprirebbe una nuova era per l'agricoltura. Vaste distese semidesertiche potrebbero diventare così terreni coltivabili e Paesi che oggi dipendono fortemente dall'import di cibo diventerebbero maggiormente autosufficienti.

Ma le innovazioni messe a punto da Red Sea Farms sono interessanti anche per il nostro Paese, soprattutto per il Sud Italia e le isole. Durante la Conferenza Internazionale sulle Terre Aride, i Deserti e la Desertificazione, sono stati forniti dati scoraggianti: ogni ora vanno persi 1.300 ettari di terra coltivabile a causa di siccità e desertificazione. Mentre l'8% del territorio europeo rischia di diventare un deserto. In Italia il 20% del territorio è a rischio.

Se è il Sud a soffrire di più, le conseguenze dei cambiamenti climatici si fanno sentire anche al Nord. Nell'area della foce del Po gli agricoltori hanno a che fare con sempre maggiore frequenza con i problemi causati dal cuneo salino, dall'acqua di mare cioè che risale i fiumi quando la portata di acqua dolce scende sotto certi livelli.
Certo, già oggi il pomodoro è coltivato in quelle aree in cui la salinità è un problema, come nella zona di Pachino, proprio per le sue capacità di resistere a moderate salinità. Il banco di prova sarà ottenere produzioni soddisfacenti utilizzando esclusivamente l'acqua di mare e, auspicabilmente, applicandola ad altre colture orticole oppure all'olivo.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione curiosità acqua cambiamenti climatici serre startup idroponica

Rubrica: AgroInnovAzione

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