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Cocomero, da commodity a prodotto trendy

Le nuove esigenze del mercato e dei consumatori spingono il settore verso misure mini e senza semi, ma sono diverse le opzioni che si presentano ai produttori

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Cocomero, l'offerta si sta sempre di più differenziando e sta acquistando sempre più valore
Fonte foto: ©Pexels - Pixabay

Fino a qualche tempo fa il mercato delle angurie era formato quasi esclusivamente da frutti di grandi dimensioni (15-18 kg) e con semi. Negli ultimi anni però le cose sono cambiate e l'offerta si sta sempre di più differenziando. Così oggi al supermercato o dal fruttivendolo si vedono angurie mini o midi, dolci, croccanti, a polpa rossa e possibilmente senza semi.

La causa di questo cambiamento è da ricercarsi principalmente nel cambiamento di gusti ed esigenze del consumatore: i nuclei familiari composti da una sola persona sono in crescita, così come le persone che pranzano fuori casa a causa degli orari di lavoro e delle distanze per raggiungere il luogo di lavoro. I prodotti monodose, quindi, sono sempre più appetibili ai consumatori.
 

ANGURIA O COCOMERO

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La situazione in Italia

In base ai dati Faostat del 2014 l'Italia è il 23° paese al mondo come produttore di angurie con 453mila tonnellate. Al primo posto c'è la Turchia con 3,9 milioni di tonnellate, seguita da Iran con 3,6 milioni di tonnellate e Brasile con 2 milioni di tonnellate. 
Se guardiamo al territorio nazionale, in base ai dati Istat del 2016, è il Lazio la prima regione con 113mila tonnellate. Seguono la Campania con 106mila e la Puglia con 75mila.
La coltivazione a piano campo rappresenta ancora l'80% della superficie coltivata, che è pari ad oltre 12mila ettari.
Se guardiamo all'import e all'export le notizie sono buone. Le esportazioni stanno crescendo progressivamente mentre le importazioni stanno calando, passando dalle circa 50mila tonnellate del 2005 alle circa 35mila tonnellate del 2016.
 
Una piccola anguria in fase di crescita
Sempre più angurie sono a frutto piccolo e senza semi
(Fonte foto: © Gaometri-Pixabay)
 

Anguria mini, per casa e per fuori

Questo frutto simbolo dell'estate sta cambiando pelle, passando da commodity pura (il prodotto è offerto al mercato senza differenze qualitative) ad un prodotto trendy dall'alto valore aggiunto dove la differenziazione e la qualità hanno un peso importante. 
"Abbiamo deciso di puntare anche noi sul cocomero - spiega Andrea Benelli, amministratore delegato dell'Azienda agricola Don Camillo di Brescello (Re) -, scegliendo però un prodotto ideale per queste nuove esigenze. Per questo motivo abbiamo scelto mini e midi angurie (il peso varia dai 2 agli 8 chili), dalla polpa rossa, dal gusto dolce e senza semi. Per il 2018 prevediamo di produrre 15mila tonnellate, mentre nel 2017 la produzione è stata di 14mila tonnellate (tra con semi e senza semi).

Per cercare di dare sempre più valore e riconoscibilità, una parte della nostra offerta si basa sull'anguria reggiana Igp. Questo prodotto oggi rappresenta il 10% circa della produzione totale della nostra azienda, anche se nel futuro pensiamo di aumentarla. La sua qualità è un volano importante per chi cerca un prodotto veramente eccellente. Perché solo in questi territori ricchi di argilla è possibile fare angurie così buone e dolci".


 
Uno dei cocomeri (o angurie) Crimson ma senza semi
L'anguria reggiana Igp, qualità e territorialità
(Fonte foto: © Condersign-Pixabay)

L'anguria reggiana Igp, una vera miss

Iniziato nel 2009, nel novembre 2016 si è concluso l'iter per iscrivere l'anguria reggiana tra i prodotti Igp dell'Unione europea. Grazie a questo riconoscimento il cocomero reggiano può fregiarsi di un riconoscimento unico in Italia e in Europa.
"Questo traguardo rappresenta un momento significativo per il nostro prodotto - spiega Ivan Bartoli, presidente dell'Associazione produttori dell'anguria reggiana -, oltre ad essere un importante volano per nobilitare ulteriormente la nostra produzione.
Il nostro territorio produce un frutto dalle eccellenti qualità organolettiche, e questa qualità è fondamentale per differenziarsi nel grande mercato globale. Nel 2017 abbiamo prodotto circa 15.500 quintali marchiati Igp su una superficie di oltre 60 ettari. Per il 2018 il nostro obiettivo sono i 30mila quintali.

La qualità è sicuramente la principale caratteristica. Per ottenerla coltiviamo le nostre angurie in aree particolarmente vocate ed adatte e in tunnel. Le raccogliamo a mano ma in modo scalare: gli stacchi vanno da un minimo di 3 ad un massimo di 10. Ogni frutto viene 'battuto' per testarne il grado di maturazione e solo quelli maturi vengono raccolti. Il sapore deve essere dolce ed il valore minimo è di 12 gradi Brix. Ed ogni frutto viene marchiato perché i nostri produttori ci vogliono mettere la faccia. Il prodotto che non presenta i requisiti del disciplinare viene venduto non marchiato presso i canali tradizionali.

Nel futuro la qualità sarà sempre più importante, perché solo così è possibile creare quel valore che può essere premiato dal mercato e dal prezzo. Al momento noi punteremo su grandi pezzature per un mercato 'sporzionato', perché questo settore è quello che ci sta premiando. Però è vero che il mercato di pezzature più piccole sta crescendo. E proprio per questo motivo ci stiamo guardando con interesse per eventuali sviluppi futuri".

 
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