Melinda, viaggio al centro della terra

Le celle ipogee del Consorzio sfruttano la capacità termica della roccia di immagazzinare e non disperdere il freddo. Scavate a 300 metri di profondità, permetteranno di conservare 50mila tonnellate di mele. Guarda il video

Barbara Righini di Barbara Righini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Le mele Melinda entrano nelle celle ipogee

Un investimento da 8,8 milioni di euro e tre anni di ricerca: oggi il Consorzio Melinda può dire che il suo progetto di creare celle ipogee per la conservazione delle mele, a quasi 300 metri di profondità, è realtà.
Un anno fa circa l'annuncio. Ora le celle, 12 per il momento, sono in funzione a Rio Maggiore a Predaia (Tn) e possono contenere fino a 2800 bins da 300 chili l'uno. Si possono quindi conservare 10mila tonnellate di prodotto ad oggi ma il sito arriverà a contenerne 50mila, fino a coprire le esigenze di frigoconservazione dei produttori consorziati.

Le celle, tutte ad atmosfera controllata, hanno già vinto premi per la loro capacità di coniugare business e sostenibilità. L'impianto è stato realizzato scavando la roccia dolomia su un'area di 80 ha. Proprio grazie alle particolari caratteristiche della roccia e al suo naturale potere isolante, il progetto si è rivelato vantaggioso sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico.
Risparmiamo circa il 20% rispetto alla realizzazioni di celle equivalenti ma costruite all'esterno. C'è in più da tenere conto che costruendo un'unica struttura invece di 16 piccole strutture (tante sono le cooperative di Melinda) si realizza un'economia di scala”, ha dichiarato Franco Paolo, responsabile del processo di produzione.
 

Le celle permettono la riduzione del consumo di energia, il risparmio idrico, dovuto alla possibilità di usare la geotermia per il raffreddamento dei compressori, l'eliminazione dei pannelli coibentanti e la salvaguardia del territorio dal momento che sono nel sottosuolo e quindi non deturpano il paesaggio.
 

Per il momento il sito, progettato da Melinda assieme all'Ntnu, università norvegese, è l'unico al mondo che non utilizza isolanti artificiali e che sfrutta la capacità termica della roccia di immagazzinare e non disperdere il freddo. Una volta che la cella è stata portata a 1°C basta infatti una minima quantità di energia per mantenere costante la temperatura, con un risparmio energetico del 70%.
 

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione ambiente tecnologia

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