L'export cresce e mette a segno buoni risultati, ma questo non basta per ridurre il pesante deficit della bilancia commerciale cerealicola. Il saldo valutario netto fra import ed export, secondo i dati di Anacer relativi al primo trimestre 2022, si è attestato su un passivo di -781,6 milioni, in crescita rispetto ai -542,5 dello stesso periodo 2021.

 

I dati dell'import parlano chiaro. +559mila tonnellate importate (+11,4%) con un esborso in più in valuta per 656,6 milioni di euro (+42,5%) rispetto al trimestre 2021. Crescono gli arrivi di cereali in granella, in particolare il grano tenero (+239.500 tonnellate, pari al +22,7%), mais (+117mila tonnellate, +7,7%) e orzo (+79.700 tonnellate, +70%). Cala l'import di grano duro (-80mila tonnellate, fra le commodity più esportate dall'Italia), mentre torna a crescere quello di riso (+16.300 tonnellate). Segni positivi anche per semi e frutti oleosi (+19.300 tonnellate) e per le farine proteiche vegetali (+84mila tonnellate).

 

Sul fronte dell'export crescono sia le quantità vendute all'estero (+248mila tonnellate, +22,2%) e nei valori  (+417,5 milioni di euro, +41,7%), ma questo non basta ovviamente rispetto ai numeri più imponenti dell'import. Cresce l'export per il grano duro (+173mila tonnellate), la farina di grano tenero (+21.900 tonnellate, +46%) e le paste alimentari (+15mila tonnellate, pari al +3%). In aumento anche le vendite estero di prodotti trasformati (10,2%) e per i mangimi a base di cereali (+3,8%) e riso (+7,3%).