Nel 2025 il mercato dei crediti di carbonio da agricoltura ha continuato a crescere, spinto dall'interesse delle grandi imprese (di tutti i settori) a compensare le emissioni di gas climalteranti e dunque rispettare gli impegni presi con il mercato e gli investitori.
Si è assistito, tuttavia, anche ad un tentativo di aumentare la credibilità del settore che anche a causa di alcuni scandali soffre di un deficit di fiducia, che mantiene bassi i prezzi dei crediti di carbonio scambiati sul mercato volontario. Per questo alcune grandi multinazionali hanno stretto accordi diretti con le società che gestiscono programmi di carbon farming, in modo da avere un maggiore controllo sull'origine dei crediti.
In parallelo, l'altro grande filone del 2025 riguarda l'agricoltura rigenerativa, quel complesso di pratiche volte a ristorare i terreni agricoli e che porta ad un aumento della sostanza organica nel suolo, con il conseguente sequestro di carbonio e un aumento della fertilità. A puntare su questa strada per mitigare la propria impronta ambientale sono soprattutto le grandi aziende agroalimentari, che con queste strategie di insetting tentano di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni (Scope 3) e di tutela dei territori.
Un mercato giovane, ma in rapida crescita
Secondo i dati riportati da BIS Research nel report sul mercato AFOLU: agricoltura, foreste e uso del suolo il comparto dei crediti di carbonio agricoli è destinato a crescere molto: la dimensione del mercato è indicata in 8,8 miliardi di dollari nel 2025 e proiettata a 140 miliardi di dollari entro il 2035, con una crescita anno su anno del 22,51% (periodo 2025-2035).
Il dato interessante, però, è l'istantanea che BIS Research fa del punto di partenza: nel 2024 i crediti agricoli sarebbero circa 100 milioni di tonnellate di CO2 equivalente su circa 216 milioni di tonnellate di CO2 equivalente del mercato volontario nel suo complesso, con prezzi medi 4-6 dollari a certificato, con un gap di circa il 15% rispetto ai premi del forestale. Nonostante l'attivismo di grandi player (Bayer ForGround, Indigo Ag, Nutrien) e l'uso crescente di MRV satellitare, Misurazione, Reporting e Verifica, BIS Research sottolinea che una adozione metodologica frammentata e una certa prudenza su permanenza e addizionalità continuano a limitare i volumi.
È qui che il 2025 diventa interessante, perché le aziende acquirenti stanno chiedendo sempre con più forza di entrare nei progetti e di vedere le metodologie di calcolo che sono alla base del sequestro del carbonio e della sua quantificazione. Inoltre, sta crescendo il ricorso a soggetti terzi che siano in grado di certificare la bontà dei crediti. Tale gap di fiducia si riscontra poi nei prezzi: se un credito di carbonio "generico" viene scambiato per pochi dollari, uno di elevata quantità arriva a 50 e anche più.
Due casi emblematici: Agoro e Agreena
Un grande deal chiuso nel 2025 è quello di Agoro Carbon Alliance, società indipendente lanciata da Yara International che ha firmato un accordo della durata di dodici anni per consegnare a Microsoft 2,6 milioni di crediti di rimozione da progetti su colture e pascoli negli Stati Uniti.
L'elemento rilevante non è solo la taglia, che Agoro descrive come uno dei maggiori impegni "soil-based" in circolazione, ma il modo in cui viene costruita la promessa di credibilità: i crediti sono sviluppati con la metodologia Verra VM0042 (Improved Agricultural Land Management). Le pratiche citate sono le classiche dell'approccio rigenerativo, che puntano quindi a portare carbonio nel suolo: cover cropping, riduzione delle lavorazioni e miglior gestione del pascolo.
Nella comunicazione ufficiale Agoro mette nero su bianco anche la ricetta MRV: modellazione avanzata, campionamenti di suolo a livello di campo e verifica di terza parte, con l'obiettivo dichiarato di garantire durabilità e trasparenza.
Brian Marrs, senior director of Energy & Carbon Removal di Microsoft, spiega bene perché hanno scelto Agoro. "Il loro approccio - ha affermato - riflette bene il rigore scientifico e la visione di lungo termine che noi cerchiamo per il nostro carbon removal portfolio", aggiungendo che l'accordo sostiene soluzioni agricole scalabili con impatto misurabile nel tempo. Sul fronte Agoro, il ceo Elliot Formal parla di un approccio quality-driven e farmer-focused, rimarcando il supporto pratico degli agronomi Agoro per sostenere gli agricoltori nell'implementazione di pratiche rigenerative sul lungo periodo.
Un'altra notizia che ha segnato una milestone per il 2025 è l'annuncio che l'AgreenaCarbon Project della danese Agreena ha ottenuto la "verification" del programma Verra VCS, con metodologia VM0042 v2.0, diventando (secondo l'azienda) il primo grande progetto su terreni arabili (in Europa ma non solo) a raggiungere questo livello. Il risultato è l'emissione, nel tempo, di 2,3 milioni di crediti di carbonio.
Nel comunicato viene spiegato chiaramente che la validation (ottenuta in precedenza) certifica che il progetto è disegnato correttamente, mentre la verification è lo step decisivo: conferma, con valutazione indipendente, che il progetto ha effettivamente generato outcome misurabili. Anche in questo caso, dunque, la credibilità e l'accuratezza dei dati gioca un ruolo fondamentale.
La scala dichiarata è notevole: 1,6 milioni di ettari coinvolti, con un impatto stimato in circa 1,2 milioni di tonnellate di CO2 non emesse e 1,1 milioni rimosse via sequestro nel suolo.
La strada "inset": investire in agricoltura rigenerativa nella filiera
Se i crediti rappresentano la leva offset (compenso esterno, anche se spesso legato a progetti agricoli), l'altra strategia sempre più usata è l'inset: investire direttamente nella propria supply chain, finanziando pratiche rigenerative, assistenza tecnica e strumenti di misurazione per abbassare l'impronta dei prodotti.
Il 2025 lo mostra bene con la collaborazione tra grandi marchi e trader.
A settembre 2025, PepsiCo, Mars e ADM annunciano un programma in Polonia che coinvolge ventiquattro agricoltori su 5.454 ettari, con focus su colture in rotazione (cereali, leguminose, cover crop) e un approccio farm-wide, cioè non limitato alla singola coltura ma pensato per l'intera azienda (suolo, acqua, sociale).
Il progetto lega in modo trasparente obiettivi e filiere: Mars punta sul frumento (per i propri brand pet food) e PepsiCo sulla colza per alcune linee snack, mentre ADM (fornitore di materie prime) fa da tramite, arruolando agricoltori e assistendoli nel processo di passaggio verso un approccio rigenerativo. E per dare sostanza alla misurazione, le aziende dichiarano l'uso del calcolatore Cool Farm Tool per stimare e rendicontare gli impatti.
Pochi giorni prima, ADM aveva comunicato di aver coinvolto oltre 5 milioni di acri nei suoi programmi di agricoltura rigenerativa nel 2024, raggiungendo con un anno di anticipo l'obiettivo 2025.
E qui emerge un'altra dinamica che si è affermata nel 2025: per portare gli agricoltori dentro questi percorsi servono incentivi e accompagnamento, perché alcune pratiche hanno costi iniziali alti e ritorni economici che maturano solo nel tempo. ADM ha previsto dunque pagamenti annuali per i partecipanti, proprio per ridurre la barriera all'adozione.
Dunque, anche in questo caso si conferma un approccio di filiera, dove l'agricoltore viene remunerato per i propri sforzi in contratti a cui partecipano le aziende agroalimentari, gli intermediari di filiera e gli agricoltori stessi. In Italia, su questo tracciato, si muove Barilla, che nel suo ultimo rapporto di sostenibilità ha ribadito il suo impegno verso pratiche di agricoltura sostenibili.
Anche il settore pubblico spinge
Il 2025 segna anche un'entrata più decisa del settore pubblico nel perimetro "rigenerativo". Il 10 dicembre 2025 l'Usda ha annunciato un Regenerative Pilot Program da 700 milioni di dollari, impostato su una logica whole-farm e su un accesso più semplice (una unica cornice, meno frammentazione amministrativa).
In questo modo l'amministrazione Trump intende abbassare i costi e la burocrazia per gli agricoltori e, insieme, accelerare pratiche che migliorino la salute del suolo, la gestione dell'acqua e aumentino la biodiversità. Anche qui ritorna la parola che domina il 2025: misurare e dimostrare. Tra i requisiti, il Natural Resources Conservation Service (Nrcs) richiama l'uso di test di salute del suolo come riferimento per valutare i cambiamenti nel tempo.
Sul fronte europeo, la discussione sulla nuova Pac mette al centro il concetto di agricoltura sostenibile (declinabile nell'approccio di agricoltura rigenerativa). Parallelamente, a Bruxelles è in dirittura d'arrivo il Regolamento UE 2024/3012, la cornice normativa che pone basi comuni a livello europeo sia per quanto riguarda le pratiche di carbon farming, sia per la generazione, certificazione e vendita dei carbon credit.
La Commissione Ue ha messo l'accento sul tema della credibilità: gli schemi di certificazione dovranno rispettare requisiti di trasparenza e, soprattutto, garantire che gli auditor siano indipendenti da chi gestisce lo schema (per evitare conflitti di interesse). L'operatività piena degli schemi riconosciuti è indicata come realistica dal 2027. Come spieghiamo in questo articolo, restano due nodi: l'addizionalità (come non penalizzare chi è già virtuoso da anni) e la sostenibilità economica (prezzi dei crediti), con l'ipotesi di strumenti tipo Buyers Club per aggregare la domanda industriale.



















