Mentre la guerra russo ucraina furoreggia (e le borse chissà perché crescono…) noi, meschini, guardiamo il cielo e ci auguriamo un poco di pioggia. Son più di tre mesi che parte della Penisola non vede una goccia di acqua: uno degli inverni più siccitosi degli ultimi 50 anni.

 

La cronaca quindi ci dà lo spunto e noi partiamo con uno dei nostri tormentoni preferiti: bisogna investire negli invasi. Tutti, e dico proprio tutti i climatologi sono concordi su una cosa: larghe parti dell'Italia saranno da considerare zone aride nei prossimi decenni. L'analisi dei dati fa desumere però come non vi sia un vero un calo delle precipitazioni ma come queste si siano concentrate in eventi anche estremi: la definizione di "bomba d'acqua" fa imbestialire tanti amici esperti del settore, ma credo renda bene il concetto.

Non mi è però parso di vedere investimenti a proposito nella ridda di decreti che stan facendo piovere (in un evento anche qui estremo) miliardi a catinelle sull'Italia. Sarebbero investimenti con una seria visione del futuro, soldi sicuramente ben spesi pensando alle generazioni future e al destino del Belpaese. Oltre ad accumulare il bene più prezioso si può poi ricavare tanta (oggi) preziosissima energia elettrica. Non tutti sanno che l'idroelettrico è ancora la principale fonte di energia sostenibile nel nostro Paese e questo lo dobbiamo prevalentemente a tanti mirabilissimi progetti ingegneristici, per lo più realizzati nei primi 60 anni dello scorso secolo.

 

Oltre ai grandi impianti bisogna soprattutto pensare anche ai piccoli e medi invasi che sarebbero utilissimi all'agricoltura e che potrebbero anche produrre energia elettrica (magari da utilizzare con comunità energetiche) sfruttando i salti che in un Paese prevalentemente montagnoso come il nostro certo non mancano. Gestire meglio l'acqua si può (e assolutamente si deve).