Coltivare la memoria

L'uomo agricoltore ha saputo per millenni vivere in perfetta armonia con la natura: un concetto da ricordare (soprattutto ad ambientalisti e animalisti estremi)

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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I musei etnologici dedicati alla cultura contadina o meglio alla vita nelle campagne o sulle montagne non son pochi in Italia
Fonte foto: © jirsak - Adobe Stock

Prendo spunto dall'assegnazione, lo scorso 11 novembre a Roma, della Bandiera Verde al Museo della Civiltà Contadina di Bentivoglio (Bo). Un museo al femminile (la gestione è tutta in quota rosa), un museo di comunità (il motore è rappresentato da un'associazione di cittadini/agricoltori: la Stàdura), un museo straordinariamente attivo sul territorio.
I musei etnologici dedicati alla cultura contadina o meglio alla vita nelle campagne o sulle montagne non son pochi in Italia. Si tratta d'iniziative sempre lodevoli a prescindere; bisognerebbe citarli tutti. Al di là di quanto può apparire retorico: la memoria va coltivata e la storia serve a capire il futuro.

Come oggi si comprende sempre di più l'importanza della biodiversità (tanto da dedicargli una parte rilevante di risorse dell'Unione Europea) si deve capire il fondamentale ruolo dell'uomo nel modificare l'ambiente in armonia con la natura. Un'opera millenaria e un aspetto che non deve essere dato per scontato, se pensiamo che l'ambientalismo e l'animalismo estremi e radicali si stanno universalmente affermando con nefasti risultati proprio sulla biodiversità e sui territori (la proliferazione dei cinghiali insegna).

L'uomo agricoltore ha invece saputo modellare i territori, gestire le risorse, creare una formidabile biodiversità agricola operando, come si direbbe oggi, in maniera sostenibile. Perdere la memoria significherebbe allora perdere indicazioni preziose per il futuro. Il poeta americano Wendell Berry (noto per il "Poema del contadino impazzito" - leggetelo, mi raccomando) mi disse una volta di aver tratto ispirazione per il suo lavoro futuro in età giovanile osservando un contadino toscano che negli anni '50 stava arando "a ritocchino" modellando un declivio. La civiltà dei contadini si è espressa nei secoli creando paesaggi, nuove varietà di piante, nuove razze animali e addirittura costruendo quelle Pievi che già punteggiavano le nostre campagne nell'anno mille e ritroviamo ancora in tante parti del nostro paese a testimoniare di un società perfettamente integrata e pervasa della natura.

I musei di contadini di comunità servono e devono non solo tramandare ma insegnare tutto questo.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: ambiente biodiversità risorse naturali

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